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Coronavirus, retromarcia della Regione sui test sierologici privati
Dopo le proteste, Rossi apre a nuove convenzioni con i laboratori. Gestiranno gli esami per dare l’ok ai lavoratori negativi
FIRENZE. Contrordine. Dopo la rivolta e le proteste, Enrico Rossi apre ai laboratori privati nell’esecuzione dei test sierologici. Centri analisi e cliniche potranno avere un ruolo nell’attuazione dello screening sulla popolazione con cui il governatore vorrebbe riuscire a tracciare una mappa epidemiologica di un terzo dei tosscani. «Non c’è alcuna volontà da parte mia di escludere i laboratori privati accreditati dalla partecipazione allo sforzo di fronteggiare l’emergenza da Covid-19 effettuando quanto più possibile test e altri tipi di analisi. Stamani (ieri, ndr) - dice Rossi nel tardo pomeriggio - ho avuto modo di incontrare alcune rappresentanze e un gruppo di titolari di laboratori, ai quali ho riferito che per noi è assolutamente importante definire un ordine di priorità nell’effettuazione dei test ed evitare che ci siano dispersioni, fughe in avanti, iniziative al di fuori di uno studio epidemiologico fine a sé stesse e controproducenti». Le critiche a Rossi e alla Regione erano arrivate due giorni fa anche da alcuni laboratori di Livorno e Lucca, come i livornesi Biolabor e Multitest e il lucchese Lamm. «Per come ha disegnato l’ordinanza sui sierologici, la Regione ci ha tagliati fuori. Né in convenzione né senza potremo eseguire i test», avevano protestato i privati, capitanati da Sandro Santoni e Fabio Bonini di Assosanità Confesercenti, che riunisce 100 imprese in Toscana.
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Perché? Rossi venerdì scorso, illustrando l’ordinanza, aveva lanciato un monito: «O i privati si convenzionano con la sanità pubblica regionale o ordinerò che vengano loro confiscati i kit». Peccato che gli avvisi pubblicati in questi giorni sugli albi dell’Asl centro e di Estar non prevedessero in realtà nessuna vera convenzione, ma fossero di fatto una richiesta di fornitura dei kit. «Siamo felici che si sia capito che privato non significa speculazione. Le storture esistono, ma la gran parte delle imprese è seria, tanto che stava prevedendo di fare i test gratis al personale sanitario», dice Santoni. Invece ora si cambia rotta.
«Chi vorrà - prosegue Rossi -, potrà aderire ad una convenzione-quadro regionale, proporre le proprie capacità produttive, naturalmente a prezzi equi, e noi di volta in volta concorderemo con loro i settori e le categorie verso cui indirizzare i test, stabilendo di volta in volta se saranno a carico del servizio sanitario regionale o dei privati». Proprio oggi i rappresentanti dei laboratori privati e i tecnici dell’assessorato alla sanità guidato da Stefania Saccardi discuteranno i dettagli della convenzione. Ma ieri Rossi ha chiesto agli uffici di scrivere un nuovo avviso pubblico rivolto a tutti gli operatori accreditati. Rossi non ha cambiato idea sui privati. Ma ha capito che, se regolati, soprattutto sulle tariffe, potranno essere utili nella fase 2. Ieri il governatore ha incontrato anche le imprese, proprio immaginando tempi e modi di una riapertura della Toscana. E non solo dovranno garantire distanziamento sociale in ufficio o negli stabilimenti, ma anche che i lavoratori siano negativi o, meglio, immunizzati al virus. Così, i laboratori privati potrebbero venir convenzionati proprio per svolgere grossi pacchetti di test su categorie di lavoratori, stringendo accordi con ordini professionali o sindacati in varie zone della regione. Lo schema delle convenzioni, dunque, sarà basato su questi paletti.
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