Toscana
Mascherine in Toscana, i consigli di tre esperti: come si usano, da cosa proteggono e quando non servono
Una guida per evitare errori e rendere inefficace la prevenzione: mai toccare il tessuto dall’esterno, essere cauti con il “riciclo” delle mascherine monouso, soprattutto se si sono inumidite. Le sciarpe non sono protezione reale
FIRENZE. La Toscana rende obbligatorie le mascherine per la popolazione. Lo fa tenendo conto delle ultime scoperte sulla permanenza nell’aria del coronavirus che hanno indotto l’Organizzazione mondiale della Sanità a valutare una revisione delle linee guida sul loro utilizzo. Abbiamo chiesto a tre esperti di tracciare un vademecum: Gaetano Privitera, professore e primario di Igiene a Pisa, Paolo D’Ancona, esperto dell’Istituto superiore di sanità, e Paolo Bonanni, docente di Igiene all’università di Firenze.
1.Le mascherine chirurgiche servono davvero?
«Le mascherine Ffp1 normalmente non sono utilizzate nel settore sanitario, non sono certificate Ce come le chirurgiche, filtrano polvere, agenti chimici e particelle, ma possono essere utili per limitare il contagio perché impediscono la dispersione delle goccioline che emettiamo con tosse, starnuti o parlando», dice D’Ancona. «Hanno più una valenza altruistica che una funzione protettiva, per evitare le infezioni, il che non vuol dire che non abbiano una funzione protettiva, seppure con un’efficienza filtrante inferiore rispetto alle famose Ffp2 e Ffp3», aggiunge Bonanni.
2. Quando non c’è bisogno di usarle?
Per D’Ancona sono «utili dove non è sempre possibile garantire il distanziamento sociale, ad esempio al supermercato, ma non servono per una passeggiata in uno spazio aperto dove non circola aerosol e dove è facile restare a distanza di 1,8 metri. «È inappropriato indossarle per strada e magari allontanarsi di 10 metri mentre si cammina per strada - dice Privitera - Ma indossare una mascherina non ci autorizza a chiacchiere ravvicinati e non ci esime dal rispetto di altre precauzioni, come lavarsi le mani. Non vorrei ci focalizzassimo troppo e solo sulla trasmissione aerea, perdendo di vista il distanziamento sociale e le buone pratiche di igiene».
3. Come vanno indossate?
«Prima di indossare e toccare la mascherina, lavarsi le mani - avverte Privitera - Poi dipende dalle tipologie. Ci sono le chirurgiche con i lacci e quelle con gli elastici. Vanno afferrati solo quelli. Gli elastici posizionati dietro le orecchie facendo in modo che la mascherina aderisca bene al viso, su naso, bocca e mento. Non stringerla bene è un rischio, perché le goccioline possono uscire e anche entrare».
4. Cosa si deve evitare quando si indossa la mascherina?
Una volta indossata «non va mai toccata la parte anteriore esterna, dove può annidarsi il virus finito lì dalle goccioline piovute da chi si è incrociato. Invece molti la abbassano per parlare o la mettono sotto il mento, si grattano il naso. Così c’è il rischio di contaminazione».
5. La mascherina si può riutilizzare? E quanto durano?
«Le mascherine sono monouso - continua Privitera - e non sono né lavabili né disinfettabili con alcol o prodotti chimici. Quando si inumidiscono perdono le loro proprietà filtranti, andrebbero buttate». Anche D'Ancona e Bonanni sono d'accordo. Durano «qualche ora, fino a che il respiro non le inumidisce». La durata dipende dalla tipologia, si va dalle 4 alle 8 ore. Varia dalle 4 alle 8 ore. «Le Ffp2 e 3 professionali - aggiunge Privitera - hanno un'indicazione d'uso per 8 ore. E alcune chirurgiche certificate Ce sono dotate sull'esterno di un materiale impermiabile, possono durare più a lungo. Ma restano concepite come monouso».
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6. Perché si parla di possibile riutilizzo?
Solo se non si è inumidita e se non si ha disponibilità di una nuova mascherina, è possibile pensare di «poterla ripiegare su se stessa in modo che la parte esterna, che potrebbe essere contaminata, resti chiusa all’interno, e poi riporla in un sacchetto. Ma da medico dico che non ci sono sicurezze», aggiunge D’Ancona. «Per alcuni si possono decontaminare col calore (che però rischia di danneggiarle) o mettere al sole perché i raggi ultravioletti abbassano la carica infettante, ma sono false garanzie», dice Privitera. «In commercio - dice D'Ancona - esistono anche mascherine in tessuto lavabili, non hanno certo il potere filtrante delle chirurgiche o delle Ffp1 ma possono essere di ausilio».
7. Quanti sono i tipi di mascherine? E le chirurgiche proteggono dall’infezione?
«Le Ffp2 e le Ffp3 si chiamano così perché “Ff” sta per filtraggio facciale e “P” per protezione, e sono riservate al personale sanitario. Sono dispositivi che proteggono da effetto aerosol, cioè da goccioline più piccole di 5 micron - dice Privitera, che con D’Ancona ha fatto parte del gruppo che ha stilato le linee guida sull’utilizzo dei dispositivi di prevenzione dell’infezione - Ma sono raccomandate soprattutto per medici e infermieri che assistono pazienti intubati, durante ventilazione meccanica o pratiche come broncoscopia. Basti considerare che c’è una manovra particolare per testarne la tenuta stagna quando si indossano. Alla popolazione generale non servono. Le chirurgiche invece, oltre a essere un presidio per difendere gli altri se si è contagiosi, possono proteggere dall’effetto droplet, cioè dalle goccioline che gli altri emettono con starnuti, parlando o tossendo. Hanno una capacità di ritenzione del 90% delle goccioline superiori ai 5 micron. Quindi sì, hanno una funzione protettiva».
8. Che differenza c’è fra le varie mascherine?
Oltre all’uso diverso, a differenza delle mascherine “chirurgiche” che sono «altruiste», dice anche Bonanni, le Ffp professionali sono «mascherine egoiste, perché hanno una valvola capace di filtrare dal 95% al 98% ma consentono di espirare e quindi di far uscire le goccioline e veicolare il virus».
9. Un uso collettivo delle chirurgiche può avere una funzione preventiva?
Distribuirle, secondo Bonanni, potrebbe essere una «grande campagna altruistica, perché più persone la indossano evitando di veicolare la malattia, più persone proteggeranno anche se stesse». Quanto meno la Toscana, a differenza della Lombardia, «non ha detto ai cittadini munitevi di qualunque cosa che vi consenta di coprire naso e bocca, ma si impegna a distribuire le mascherine gratis - dice Privitera - Ma un uso collettivo delle mascherine, più che in questa fase, potrà essere utile nella fase 2 quando dovremo pensare di riaprire gradualmente le attività produttive e immaginare di far circolare più persone».
10.Sciarpe, foulard e altri indumenti proteggono da Covid-19?
Dice Privitera: «Esistono mascherine non certificate Ce ma costruite nello stesso modo e dovrebbero essere accettabili. Poi c’è chi le fa di cotone. Magari filtrano il 30%. Ma sulle sciarpe e foulard si rischia di diffondere false sicurezze». Eppure, dice D'Ancona, sciarpe e foulard «se hanno una maglia abbastanza fitta possono fermare parte delle goccioline droplet, almeno quelle più grosse. Se starnutisco possono essere fermate, ma è chiaro che non avranno mai il potere filtrante delle mascherine». Anche se è un rimedio molto rudimentale, ammette Bonanni, «ma in assenza di forniture, come dire, quando mancano i puledri si viaggia anche sugli asini. Ma è evidente che non è la stessa cosa».
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