La protesta
Il Covid-19 colpisce la generazione che ricostruì l’Italia
Ai più giovani il compito di non perdere la strada tracciata da questi pionieri del boom italico, saperla percorrere per indicarla con la stessa potenza a chi verrà dopo
Odiabile e odioso. Sconosciuto e per questo meno debellabile. Ha fatto il viaggio a ritroso di Marco Polo, e il titolo del famoso libro del mercante-viaggiatore veneziano diventa un triste numero per un bilancio di infettati fin troppo corposo. Eccolo il Covid-19 in tutta la sua virulenza, che ancora non si decide a smorzare la presa sulla gente della nostra penisola, sul Vecchio continente, su quella del resto del pianeta.
Ha fatto vittime. Molte. Troppe. Ha colpito – dicono i dati – in modo più violento la quarta età: i settantanovenni si sono rivelati, dice sempre la media, i più attaccati. I vulnerabili. Allora facciamo un rapido salto a ritroso. Quella è l’età di chi ha partecipato, contribuito e innalzato, circa ventenne, l’Italia del boom. Quella che da poco era uscita dalle ingenti rovine del secondo conflitto mondiale, quella che ha saputo dare alla stessa Italia una nuova immagine e un inaspettato benessere. L’Italia che si muoveva in Cinquecento e ancor prima in Vespa. L’Italia che progettò e portò a termine l’autostrada del sole, striscia d’asfalto essenziale per collegare in 600 chilometri Milano a Napoli passando per Bologna, Firenze e Roma: il nord più vicino al sud, e viceversa, passando per il centro. L’Italia con le case (come non pensare all’Ina casa, eccetera) in cui comparvero i primi aiuti essenziale alle casalinghe: frigo, lavatrici, forni. E i primi svaghi per la famiglia: la televisione in bianco e nero e con le valvole. Con Mike Buongiorno e il professor Alberto Manzi a unire gli italiani anche nella lingua parlata.
Già, l’unione. Quella stessa cosa che oggi si è fatto non solo per sentimento ma per pura necessità, pur di uscire da questa epidemia che è diventata pandemia. E che qualche covidiota (neologismo per identificare chi si ostina a fare l’imbecille di fronte al Covid-19) si sente in grado di sfidare.
Ecco, quella generazione che fece grande l’Italia in cui la lira (era il 1959) fu “eletta” la migliore e più forte moneta al mondo, è stata decimata, annebbiandone di conseguenza anche il ricordo in numerosi territori. Come ha ricordato commosso il presidente Mattarella “viene decimata la generazione più anziana, composta da persone che costituiscono per i più giovani punto di riferimento non soltanto negli affetti ma anche nella vita quotidiana".
Ai più giovani, quindi, il compito di non perdere la strada tracciata da questi pionieri del boom italico, saperla percorrere per indicarla con la stessa potenza a chi verrà dopo.
(*) giornalista del Tirreno, redazione di Pisa e Pontedera
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