Gioco
Cinque cose più quattro
Cinque cose grandi o piccole che mi angosciano, in questo incubo
Cinque cose grandi o piccole che mi angosciano, in questo incubo. Uno: l’impossibilità di abbracciarsi. Due: lo choc economico, a cominciare dal turismo con le sue delicate scommesse e il suo impiego occupazionale così liquido. Tre: la scarsa autodisciplina. Perché ci affolliamo di nuovo? Perché gettiamo per strada guanti e mascherine usate? Non ci vergogniamo, a farlo? Vogliamo fare i ganzi e non capiamo che salvarci dipende anche da noi, sì, proprio noi. Quattro: la tristezza di certi incontri lungo un marciapiede.
Ci avvistiamo, ci scrutiamo come in un duello western, poi invece che spararci si cambia direzione, in solitudine. Cinque: il pensiero, atroce, che la sanità potesse essere più forte di così; che siano stati tagliati i posti di terapia intensiva, l’efficienza delle strutture e il numero di medici e infermieri, guardando i bilanci del momento, anziché la salute. Dov’ero, quando accadeva?
Quattro cose grandi o piccole che mi confortano, in questo incubo. Uno: la forza dei nostri anziani, che sanno di essere in pericolo eppure curano gli affetti e trasmettono fiducia. Due: la vitalità invincibile dei bambini. Tre: il grande ritorno delle competenze. Conta chi ne sa, chi ha studiato, chi si è preparato. Quattro: l’Italia delle persone perbene, solidali e civili. Visto, quante sono? Si sacrificano e fanno il loro dovere. Grazie a loro possiamo sperare.
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