La protesta
Il nostro avo Homo Erectus, uno "spazzino" che si cibava delle carogne lasciate dai leoni
La scoperta di due studiosi toscani in Sudafrica aiuta a riscrivere un pezzo della storia che ha portato agli esseri umani
PISA. Hanno vissuto tutti e tre assieme (ma non appassionatamente), i più diretti predecessori di Homo Sapiens e la loro convivenza si colloca in «quella culla dell’umanità che è il Sud Africa». Un gruppo di antropologi e geologi dell’Università sudafricana di Johannesburg, dell’università australiana La Trobe e delle università di Pisa e Firenze ha scoperto un cranio attribuito a Homo Erectus, il più diretto antenato del nostro Homo Sapiens e datato tra 2, 04 e 1, 95 milioni di anni fa. Il ritrovamento ha consentito una doppia e straordinaria scoperta. La prima è che tre specie di ominidi che ci hanno preceduto - l’Australopithecus, il Paranthropus robustus e l’Homo erectus - hanno convissuto nello stesso tempo e nello stesso luogo. La seconda rivelazione è che Homo Erectus è 200mila anni più antico di quanto si sapesse, e proprio questa datazione è stata oggetto della pubblicazione sulla rivista Science. A collocare la nuova data di nascita del nostro avo, sono i frammenti del cranio di un piccolo "erectus" di 3 anni.
Le scoperte e la datazione si devono ai docenti Giovanni Boschian, geologo dell’ateneo pisano, e Jacopo Moggi Cecchi, antropologo dell’università di Firenze. Queste novità, tra l’altro, smontano per l’ennesima volta alcune convinzioni "popolari" che gli studiosi hanno cancellato da tempo, tra studi sul campo e analisi del Dna. L’idea cioè che tra una specie di ominidi e l’altra ci fosse una cesura, uno iato geografico e temporale come si era avvezzi a pensare dai disegni evolutivi scolastici o dalle "caricature" stampate sulle t-shirt. Come aveva spiegato già Darwin, l’evoluzione non è una scala a pioli, ma un albero con tanti rami. Ma come hanno potuto vivere tre specie assieme? E perché una specie scompare lasciando il campo a un’altra? A queste domande prova a rispondere il professor Moggi Cecchi e, nonostante non vi siano prove certe, si può ipotizzare che sia una questione di cibo, di dieta alimentare.
«Può essere che la convivenza tra Homo erectus e Paranthropus sia stata possibile perché non erano concorrenti nella ricerca del cibo. Il Paranthropus aveva una grande facilità a nutrirsi anche negli inverni più rigidi. Si cibava per lo più di tuberi, semi e radici. Per "lavorare" questo cibo doveva masticare a lungo ed ecco spiegati i suoi grossi e robusti denti». Una dieta poco calorica. «Infatti. Ma ce n’era in grande abbondanza e gli alimenti di questa dieta erano sempre presenti in tutte le stagioni. Inoltre, questo era cibo facile da "conquistare" ». Homo erectus stava lì a guardare cosa mangiasse il suo cugino Paranthropus o glielo rubava? «No. Aspettava che i leoni si allontanassero dalla carcassa dell’antilope - dice Moggi Cecchi - Non è bello da dirsi, ma il nostro predecessore Erectus era lo "spazzino", quello che oggi sono le iene e gli sciacalli. Aveva una dieta molto energetica, ricca di proteine: si approvigionava delle carcasse lasciate dai grandi carnivori». Un approvigionamento di cibo comunque rischioso se pur molto ricco. Il gioco valeva la candela? «Era rischioso e difficile ma Erectus aveva dalla sua la capacità di usare rudimentali utensili con cui riusciva a spaccare il cranio per mangiare il cervello o le ossa per arrivare al midollo».
Non si può parlare di vegetariani e carnivori, ma di certo Paranthropus e Erectus «non erano in concorrenza nella ricerca del cibo». E l’Australopithecus? «Forse è rimasto spiazzato dalle altre due specie. Va precisato però che quando quest’ultimo convive con Erectus e Paranthropus, è già nella fase discendente dal punto di vista evolutivo». La scoperta delle tre specie di ominidi conviventi porta ad altre considerazioni. «Non possiamo più pensare alla scala evolutiva come a una collana di perle o a una catena - dice il professor Boschian di Unipi - Bisogna pensarla come un cespuglio con tante ramificazioni. Quindi non si deve più cercare l’anello mancante di una catena, ma seguire le varie ramificazioni, i contatti e le separazioni. Fa strano vero? Pensare che convivessero più specie nello stesso tempo e nello stesso luogo. Possiamo ipotizzare che ci fosse la contemporanea presenza di 5-7 specie di ominidi. Oggi siamo abituati ad essere soli». Eppure riflettiamo poco anche a quanto questa nostra solitudine di Sapiens sia tutto sommato recente.
La scoperta sulla convivenza tra Erectus gli altri ci ha portati a parlare di 2 milioni di anni fa. Ma "soltanto" fino a 40. 000 anni nel Vecchio Mondo, tra l’Europa e l’Asia, convivevano almeno quattro specie umane diverse: Sapiens e Neanderthal, i più famosi, il "nanetto" Floresiensis (alto appena un metro) e un’altra specie, Denisova, trovata nelle steppe siberiane. Erano quattro diversi "progetti" umani. Poi rimase solo Sapiens da cui discendiamo tutti noi odierni abitanti della Terra. Ma poteva andare a finire anche diversamente. La scoperta fornisce inoltre l’ennesima conferma al fatto ormai consolidato «che l’origine delle specie umane è in Africa dove ci sono altre "culle dell’umanità" come in Tanzania, Kenya ed Etiopia». Gli scavi in Sudafrica dovevano riprendere a giugno. Tutto rimandato per il Covid19.
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