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Coronavirus, l'esperto dell'Asl: «Meglio stare a distanza che usare la mascherina»

Federica Scintu
Coronavirus, l'esperto dell'Asl: «Meglio stare a distanza che usare la mascherina»

Il dottor Tomasi, già direttore della Prevenzione dell’Asl Nord ovest, spiega: «Ci si protegge meglio con un metro di separazione che con il dispositivo»

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LUCCA. Un medico contro il populismo della mascherina. Che sia chirurgica o “fatta in casa” con stoffa riciclata, ago e filo o ancora, per i più “creativi” con la carta da forno seguendo uno dei tanti video tutorial su Youtube, Alberto Tomasi, ex direttore dipartimento della prevenzione dell’Asl Toscana nord ovest, rientrato in servizio dalla pensione (ndr, ci era andato a ottobre 2019) proprio per dare il suo contributo alla lotta contro il coronavirus, ci tiene a precisare «che non c’è alcun obbligo di utilizzare la mascherina tutte le volte che si esce di casa». Ma anzi, la mascherina, se non usata correttamente, può diventare un ricettacolo di batteri ed esporci a ulteriori rischi di contrarre una qualche infezione. In queste settimane in tanti la indossano: al supermercato, mentre portano fuori il cane o addirittura mentre guidano la macchina per poi magari, una volta arrivati a casa, appenderla sullo specchietto retrovisore a mo’ di Arbre Magique “pronta” per l’uscita successiva.

Ma quindi dottore, chi deve usare la mascherina e con quali accortezze?

«Innanzitutto non c’è alcuna indicazione di usare la mascherina. Diciamo che in linea generale la deve indossare chi è malato per evitare di infettare gli altri ma non protegge me che la indosso dagli altri. Poi la devono utilizzare il personale sanitario, i volontari delle varie associazioni, chi lavora nella protezione civile. Questo perché tutti potrebbero essere portatori del coronavirus e l’operatore sanitario è costretto, per poter lavorare, a stare a meno di un metro di distanza dalla persona che assiste. Invece mi rendo conto che tanti comuni cittadini la utilizzano. Forse è un modo per sentirsi più sicuri o una moda che abbiamo preso osservando il comportamento di cinesi e giapponesi che però l’hanno sempre utilizzata, anche prima del coronavirus. Ci sta che dopo la pandemia cambino anche le nostre abitudini... ».

Al supermercato quindi non serve?

«No, assolutamente. Tanto meno quando si porta fuori il cane o si è da soli in macchina. Vedo tanti automobilisti e camionisti che la utilizzano e penso: “Caspita, ma quante rapine ci sono state?”. Battute a parte, va detto che non esistono mascherine che proteggono al 100%. La trasmissione del coronavirus avviene con un contatto prolungato, con la trasmissione di saliva quindi più di tutto è mantenere la distanza di almeno un metro e lavarsi bene le mani. Faccio un esempio: se io ti starnutisco addosso potenzialmente diffondo un miliardo di virus, se parlo molti meno».

Quali sono dunque i luoghi in cui bisogna stare più attenti?

«La trasmissione del coronavirus ma in generale di questo tipo di virus avviene soprattutto negli ambienti sanitari e domestici. Quindi la mascherina è più indicato indossarla in questi luoghi piuttosto che all’aperto o dove sappiamo che la distanza di almeno un metro è garantita. Ci vuole un contatto diretto con la persona infetta. Non è sui cellulari che tutti continuano a disinfettare rischiando di metterli fuori uso. Non è sotto le scarpe. Se si mantiene la distanza di sicurezza e si cura l’igiene personale lavandosi le mani è più che sufficiente».

Quindi il virus non è nell’aria? Forse ormai si è diffusa anche questa convinzione...

«No, anzi è più probabile che sia in casa che all’aperto. È stato pubblicato uno studio sulla resistenza del virus sulle superfici ma è sbagliato dire che se è sull’asfalto lo porti a casa nelle scarpe. Infatti anche sulla sanificazione delle strade non c’è stata alcuna indicazione che fosse obbligatoria».

Tornando alle mascherine, quali sono le differenze fra le varie tipologie?

«Ci sono quelle col filtro, le tipologie FFp2 e FFp3 che sono quelle che garantiscono la protezione maggiore. Nello specifico le Ffp3 proteggono al 98% ma queste devono essere utilizzate da chi lavora con pazienti che hanno contratto il Covid-19. Poi ci sono le mascherine chirurgiche che invece proteggono un po’ meno. In reparto se ne usano una o due per turno quindi di fatto sono usa e getta e se si riciclano diventano un pericolo, un oggetto contaminato che potenzialmente ci espone al contatto con altri virus e batteri».

Poi bisogna anche saperla indossare, giusto?

«In generale tutte bisogna sapersele mettere: a volte ci sono addirittura operatori sanitari che non sanno come si indossano correttamente quindi non è così scontato farlo nel modo giusto. E se si sbaglia si ottiene una falsa protezione. Ribadisco, a quel punto è meglio mantenere la distanza di sicurezza perché così la protezione la otteniamo senza alcun dubbio».

E le mascherine fatte in casa invece? Proteggono?

«Mah... . Se sei sano perché la metti? Perché ti devi inventare questi marchingegni? Magari ci si fa la mascherina a mano e poi non si sta attenti a casa. La mascherina a è proprio nelle abitazioni che sarebbe più utile, non al supermercato perché è a casa che ci sediamo allo stesso tavolo, che le coppie dormono insieme, che ci sono i bambini che sono notoriamente piccoli “untori”. Quindi io lascerei perdere la carta da forno e tutte queste trovate. Anche se capisco che sono frutto della paura, che certo non aiuta. Se ci viene da starnutire ad esempio, possiamo ottenere un ottimo risultato in termini di protezione “usando” il gomito».

E i guanti? Al supermercato c’è chi li indossa per non “toccare” il carrello...

«Anche su questo non c’è nessuna indicazione specifica. I guanti possono essere pericolosi se non si fa attenzione a come si tolgono, perché possiamo contaminarci. Poi sono molto scomodi per fare alcune operazioni. Quindi basta lavarsi le mani, spesso». 

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