Il Tirreno

Toscana

Nuove regole per evitare il fallimento dello stato sociale

Alessandro Volpi
Nuove regole per evitare il fallimento dello stato sociale

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La pandemia ha già cambiato il pianeta. Il regime cinese ha applicato senza remore regole ferree di militarizzazione della vita quotidiana a cui i cinesi si sono sottoposti, ritenendole di fatto un inasprimento di quanto già in vigore. Così ora la Cina sembra fuori della pandemia con una duplice conseguenza. Sarà ancora di più il motore del mondo perché potrà riprendere a produrre molto prima degli altri, godendo di fette di mercato infinite, dal momento che il resto del mondo faticherà a produrre, e beneficiando di prezzi stracciati delle materie prime per carenza di domanda. Diventerà un modello anche sul piano politico perché di fronte alla prova più dura l'autoritarismo centralistico e dirigista cinese si è rivelato estremamente efficace.

Se l'emergenza diventa la normalità, le democrazie faticano a reggere e le libertà soffrono; il tratto qualificante, nelle crisi epidemiche, diventa il controllo sociale che i regimi sono abituati ad esercitare in modo più efficace rispetto alle forme del libero arbitrio. Non a caso, i social, davanti alla paura, invocano misure sempre più dure e non si preoccupano certo se i Parlamenti chiudono. In questo momento, la speranza è che la forza della sanità pubblica e democratica dimostri quanto la capacità delle democrazie liberali di prendersi cura di tutti sia insostituibile e più efficace dell'autoritarismo. Ora, la difesa della democrazia passa dalla tenuta della sanità pubblica e, appunto, democratica. Ma tale tenuta rischia di entrare in rotta di collisione con le difficoltà profonde dello Stato sociale che in questo momento è inghiottito dalla ospedalizzazione e dall'isolamento imposti dalla pandemia. La massiccia, e indispensabile, mobilitazione sanitaria sta stravolgendo la struttura complessiva dell'assistenza sociale che sostiene ogni giorno milioni di italiani. L'intera declinazione del sistema di cure concentrata nella lotta ad una sola malattia obbliga al sacrificio di una serie infinita di servizi che ha un costo sociale enorme. Il pericolo reale è che, in pochi settimane, si disgreghi una rete costruita nel tempo e che deve essere difesa anche nell'emergenza. Servono risorse finanziarie, risorse umane e una visione. Le risorse finanziarie possono essere trovate con una finanza pubblica che non ha paura di spendere e di indebitarsi ricorrendo alla creazione di carta moneta senza inutili timori inflazionistici. Anche le risorse umane vanno preservate, accresciute e formate perché la persistenza dell'epidemia costringerà al mantenimento almeno parziale della attuale struttura emergenziale. In questo senso è fondamentale la visione perché, mentre si affronta l'epidemia nella fase più acuta, si definisca un rafforzamento dello Stato sociale destinato a proteggere le fasce di popolazione più fragili; se non lo si facesse, ai danni dell'epidemia si sommerebbero rapidamente vere e proprie folle di vittime sociali.

Chiudersi in casa è necessario ma non può essere sufficiente e, soprattutto, non può essere un modello. Per questo bisogna prendere atto davvero che tutto è cambiato. L'Italia già dalle prossime settimane avrà bisogno di 150-160 miliardi di euro, pari a 10 punti di Pil, in una situazione in cui è molto probabile che subisca una recessione del 7-8% in pochi mesi. Ciò significherebbe, nell'antica era di Maastricht, un rapporto tra debito e Pil praticamente stellare, vicino a tre volte il parametro di base. Si tratta di numeri che però, davvero, non possono avere senso; le entrate dello Stato, di Comuni e Regioni sono di fatto congelate e non è chiaro quando potranno ripartire. La spesa sanitaria, come accennato, conoscerà inevitabilmente un'esplosione che non potrà essere affrontata solo dalle donazioni e dai versamenti di italiani di buon cuore e che avrebbe bisogno semmai di un contributo straordinario prelevato dai detentori di rilevanti patrimoni, non sufficiente tuttavia ad arginare il rischio di un vero default. Questo infatti è il pericolo reale per il nostro, come per molti altri paesi europei e mondiali; se le regole rimangono quelle attuali è molto probabile che gli Stati falliscano prima ancora delle loro economie. E' indispensabile che le regole cambino subito per evitare i fallimenti dei sistemi pubblici destinati ad avere conseguenze pesantissime sulle condizioni di vita delle popolazioni e sulla tenuta della democrazia. Prendere coscienza della necessità di cambiare le regole, europee in primis e poi globali, significa davvero combattere l'epidemia ed evitare che, prima ancora dei sui effetti più drammatici, si scatenino le paure di popolazioni insicure e impoverite brutalmente. Il sacrificio, temporaneo, delle libertà individuali e collettive è possibile solo se si accompagna ad una azione di tenuta sociale che restituisca senso compiuto alla democrazia, strumento capace di garantire la dignità delle esistenze.



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