Il Tirreno

Toscana

Via ai test rapidi: 6.200 sanitari subito, poi 1,2 milioni di kit per la popolazione

Mario Neri
Via ai test rapidi: 6.200 sanitari subito, poi 1,2 milioni di kit per la popolazione

Rossi vuole lo screening di massa su un terzo dei toscani da metà aprile. E per fare 40 mila tamponi laboratori h24  

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Perfino il team di medici e biologi arrivato dalla Cina l’avrebbe suggerito: togliete ossigeno al contagio o il contagio porterà via ossigeno alla vostra gente. E ormai non c’è che una strada per riuscirci, e cioè scovare gli asintomatici e isolarli. A tappeto. Anche se vorrà dire per infermieri e medici impegnati nei reparti Covid non solo aver sofferto per giorni la fatica e lo stress di lavorare in prima linea, ma anche trascorrere 14 giorni di quarantena lontano dai familiari. Ché seppure si tratta di farlo in un hotel, resta sempre isolamento, lontananza, distacco. Perché è impossibile ripetere l’esperienza della provincia di Fujian, 39 milioni di abitanti, un solo morto, 328 casi, 295 ricoveri. Lì, scattata l’emergenza in Hubei, due regioni più in là, son partite le contromisure, il lockdown, il blocco insomma. E state a casa non era solo un invito.

Troppo tardi per la Toscana. Enrico Rossi lo sa da giorni e per questo s’è deciso a sfidare le indicazioni contrarie dell’Istituto superiore di Sanità e ad allargare il più possibile lo screening di massa con i test sierologici. «Chiederemo alla Diesse di Siena e allo Spallanzani di inviarci 1,2 milioni di kit e non più 500 mila che speriamo di poter avere entro metà aprile». Proprio ieri il governatore ha firmato l’ordinanza che dà ufficialmente il via alla campagna di test rapidi. Si parte con 6.200 dipendenti delle Asl, medici, infermieri e operatori sanitari dei policlinici universitari, dell’Ispro e in parte anche con i medici di famiglia e i pediatri.

A differenza del tampone, il test per la ricerca degli anticorpi è molto più rapido. «Bastano una goccia di sangue e 10 minuti per eseguirlo, e individua due tipi di anticorpi - spiega Gian Maria Rossolini, direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia di Careggi - Le immunoglobuline M e le G. Le prime compaiono più precocemente e scompaiono più rapidamente, sono quelle che fanno sospettare una positività in atto. Le G restano anche dopo le M, e ci permettono di dire se uno ha avuto un’infezione in tempi passati». Dopo i primi 25 mila kit arrivati dalla Cina e trovati sul mercato da Estar, ne sono arrivati altri 13 mila. Ma non tutti i tipi hanno la stessa sensibilità. «Un kit è molto sensibile e forse, in alcuni casi - dice Rossolini - potrebbe consentire di evitare il tampone». Non capiterà con chi, fra i sanitari, è entrato in contatto con un positivo da meno di 7 giorni. In quel caso verrà eseguito sia il test sierologico che il tampone. Perchè? Perché l’organismo impiega circa 7-8 giorni a sviluppare la risposta immunitaria dal momento del primo contatto col virus e il test sierologico da solo potrebbe non intercettarla.

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Chi invece tra gli operatori si sia assentato dal lavoro per sindromi simil-influenzali non diagnosticate, prima del rientro dovrà sottoporsi al test sierologico: poi, se ci sarà un sospetto positivo, farà anche il tampone. Identiche disposizioni per i medici e gli infermieri del 118. Per medici di famiglia e pediatri si comincia con un «campione significativo» di 1.600 test. I kit rapidi, insieme al tampone, saranno fatti anche sui ricoverati d’urgenza per sospetto Covid al pronto soccorso e su quelli che accedono in ospedale per un intervento programmato.

Ma come saranno distribuiti i kit? A Careggi verrà effettuato il test su 1200 dipendenti; fra Cisanello e Santa Chiara a Pisa su 900; alle Scotte di Siena su 500, su 1000 medici e infermieri degli ospedali e 550 medici di famiglia dell’area nord ovest; 750 dipendenti dell’Asl sud est e 350 per medici di famiglia e pediatri; per 1500 dipendenti dell’Asl centro e 700 per medici di famiglia e pediatri; 300 al Meyer e 20 all’Ispro.

L’ordinanza di Rossi, oltre a nominare i tre coordinatori delle terapie intensive (Adriano Peris per l’area centro, Ferdinando Cellai per la nord ovest e Marco Feri per la sud est), impone ai 12 laboratori coinvolti (uno privato, il Synlab Med) di lavorare H24. Non solo per i test rapidi, ma anche per i tamponi. Rossi vuole raggiungere quota 40mila, quindi macinarne ancora 19 mila. Per riuscirci l’obiettivo è processarne almeno 4.500 al giorno. Ieri la Toscana ha toccato il suo record: 3.084. E se a questi si aggiungono i 1852 che erano ancora in fase di lavorazione, si arriva a oltre 4900. Con un’incognita: continuano a scarseggiare gli inattivatori del virus, i reagenti che consentono a biologi e tecnici di lavorare in sicurezza senza il rischio di venir contagiati.

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di Redazione web