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Toscana

Medici, ventilatori e positivi “fantasma”: perché Rossi si appella ai pensionati. Arrivano gli esperti cinesi

Mario Neri
Medici, ventilatori e positivi “fantasma”: perché Rossi si appella ai pensionati. Arrivano gli esperti cinesi

Il governatore: tornate in servizio, il peggio non è passato. Caccia ai ventilatori: ne servono 280, ne arrivano solo 70. Il team dell’oriente insegnerà  ai nuovi entrati come curare al meglio i malati e darà la linea alla Regione su tamponi e quarantene

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FIRENZE. Nonostante le simulazioni rassicuranti, la curva dell’emergenza vive in Toscana forse l’ora più drammatica. La fa scoccare Enrico Rossi alle 18.30 con un videomessaggio su Facebook: «Sono convinto si possa sperare di uscirne presto, ma dobbiamo essere pronti ad affrontare il peggio. Per questo mi appello a tutti coloro che hanno lavorato nella sanità pubblica e in quella convenzionata - dice Rossi quasi in una chiamata da una sorta di Radio Londra - Abbiamo di nuovo bisogno di voi, di potervi avere ancora in servizio. Nonostante si sia deciso di assumere 2000 giovani, c’è bisogno che accanto a loro ci sia tutta la vostra esperienza. Vi invito a telefonare agli uffici del personale delle aziende già domattina e a dare la vostra disponibilità. Se avremmo bisogno di voi, come io penso, spero di no ma temo di sì, sarà bello riavervi al servizio dei cittadini».

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Un appello ai pensionati. Rossi vuole (ri)arruolarli per preparare gli ospedali all’ondata. Da giorni le Asl sono a caccia di pensionati, ma finora in pochi hanno accettato. Il governatore chiede a medici e infermieri di tornare in prima linea, nelle terapie intensive, ma anche negli alberghi sanitari destinati alle quarantene. Ma perché una “drammatizzazione” della crisi se i dati certificano un rallentamento? Ieri la Toscana ha toccato quota 2.699 positivi, registrando 238 nuovi casi, il 9% in più del giorno precedente, un balzo contenuto che conferma la frenata dei giorni scorsi. Per gli scenari tracciati dall’Ars (vedi grafico nell'articolo sopra) il picco sarebbe già scivolato via il 21 marzo, la coda del contagio nella fase discendente e potrebbe chiudersi il 10 aprile con circa 3.800 positivi, per poi scivolare via al ritmo di una manciata di casi al giorno fino ad arrivare al 21 luglio con 3.845 infezioni. Eppure il governatore sembra voler alzare una diga. Perché farlo proprio potenziando gli ospedali? Per spiegarlo, bisogna tornare alla fonte dell’epidemia: i contagi. Ormai perfino il capo della Protezione civile Angelo Borrelli è convinto che «per ogni malato certificato ce ne siano dieci non censiti».

Insomma, la Toscana potrebbe averne 23mila positivi “fantasma”. Seguendo uno studio del Centro per i modelli matematici delle malattie infettie di Londra le stime si riducono, ma i sommersi sarebbero comunque oltre 6mila. Solo che il sistema sanitario regionale non ha la forza per tracciarli. «I tamponi si fanno con ritardo di una settimana», hanno denunciato gli ordini dei medici giorni fa. Le Asl procedono in ordine sparso. A Grosseto gli uffici di igiene hanno sperimentato il tampone pit-stop, con i malati che si recano a farlo in macchina, aprono il finestrino e un operatore esegue il prelievo faringeo, menre altri arrancono a causa dell'assenza di personale. Non ci sono ancora le 120 unità speciali con medico e infermiere che dovrebbero recarsi a casa del malato ad eseguire il test. Un'unità ogni 30mila abitanti. Entreranno in azione forse giovedì 26 o venerdì 27. Così, il rischio è che gli ospedali diventino una trincea di fronte a un nemico che continua ad armarsi. Perché le simulazioni dell’Ars dicono anche che il picco di ricoveri si manifesterà, con un ritardo di 7-10 giorni rispetto a quello dei contagi, fra il 28 marzo e il primo aprile, e dunque si teme che in quei giorni si riempiano i reparti più del previsto.

In Toscana il tasso di occupazione delle intensive ora è del 70%. Sono 244 i malati nelle aree critiche su 343 posti Covid. Già adesso l’Asl nord ovest, dove c’è l’incidenza più alta, è al limite, con un tasso di occupazione dell’83%, anche più alto se ci si concentra su Lucca, Livorno, Versilia e Massa, gli ultimi tre ospedali già esauriti. Sono 98 i ricoverati in intensiva su 117 posti in tutta l'area. E per dare respiro a quelle zone alcuni malati sono già stati trasferiti nel "polmone" di Cisanello, che può arrivare da 3a a 52 posti. «Solo che un paziente in intensiva non può uscire prima di 15-20 giorni di cure», spiegano gli esperti. Per questo sarebbero fondamentali i 280 nuovi posti scovati nei vecchi ospedali da Rossi. I reparti tirati su a velocità cinese rischiano però di rimanere scatole semivuote. Dei 72 previsti al Campo di Marte a Lucca, giovedì ne apriranno solo 16. E poi, forse, altri 70. Per riattivare un letto ad altra criticità infatti servono ventilatori, i macchinari per intubare i malati gravi, ma anche medici. In settimana, dei 300 ventilatori attesi, dovrebbero arrivarne solo 70. «Non è poco - dice Monica Piovi, direttrice di Esatar - saranno un bel polmone».

Dieci li consegneranno oggi 14 fra medici e infermieri cinesi che Rossi andrà ad accogliere a Malpensa. Il team porterà con sé anche 20 ventilatori non invasivi e altro materiale, ma soprattutto l’esperienza acquisita sul campo nella regione di Fujiuan. Forniranno suggerimento su come curare i malati e su quali strategie adottare con tamponi e quarantene. Farà comodo. Dei 208 giovani anestesisti che vorrebbe assumere la sanità toscana, hanno accettato in 30. «Non poco», è fiduciosa Piovi. Anche se non ancora abbastanza per riattivare tutti e i 70 letti di intensiva. Perché, oltre a un ventilatori, i malati hanno bisogno anche delle cure dei medici. Per questo l’appello ai pensionati. Il picco si avvicina.
 

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di Redazione web