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Coronavirus, terapie intensive quasi al limite: ecco come la Toscana può evitare il collasso. L'incognita dei ventilatori

Mario Neri
Coronavirus, terapie intensive quasi al limite: ecco come la Toscana può evitare il collasso. L'incognita dei ventilatori

Lucca, Massa, Pisa e Livorno: 98 posti occupati su 117. Rossi invita le altre Asl alla solidarietà. Piano per potenziare i reparti, mancano ventilatori e anestesisti

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FIRENZE. Col fiato sospeso, alla disperata ricerca di posti letto che diano ossigeno al sistema sanitario prima che ad aver bisogno di aria siano i malati. C’è un pezzo di Toscana che vive una sorta di corsa contro il tempo, ed è quella da cui il virus sta pretendendo il prezzo più alto, dove Covid-19 sta spezzando un terzo delle vite perdute nell’epidemia e affollando le terapie intensive. È il territorio dell’Asl Toscana nord ovest, l’area con il tasso di mortalità e l’incidenza di contagi più alti in regione. In tutto lì ieri erano 98 i pazienti in intensiva sui 238 ricoverati gravi in Toscana. Novantotto su 117 letti attivi e dotati di respiratori e tecnologia per assistere le persone bisognose di cure complesse (76 i ricoverati negli ospedali dell’Asl, 22 a Cisanello). Insomma, da Livorno a Carrara restano circa 20 posti. Gli ospedali con i reparti ormai quasi “full” sono soprattutto a Lucca, Massa, Versilia, Livorno.

Nella città murata ci sono 30 letti e sono già 29 i ricoverati, a Massa i 30 attivi sono stati aumentati a 36 attrezzando le sale operatorie e oggi saliranno a 40, ma fino a ieri erano 25 i malati Covid ad occuparli. Al Versilia 11 pazienti su 12 posti. Un quasi allarme. In mattinata i numeri spingono Enrico Rossi a un viaggio sul campo. Nella nord ovest si contano già 70 delle 109 persone decedute, 38 fra Massa Carrara, la Versilia e la Garfagnana. Il governatore annulla gli appuntamenti e si dirige a Livorno, Massa e Lucca. «Ho fatto un giro - avverte in serata - e il livello di occupazione delle intensive è al limite». Per questo impone una svolta alla strategia di gestione degli ospedali. Si torna all’origine. «Tutti gli ospedali della Toscana dovranno mettere a disposizione letti di intensiva. E se un’area sarà sovraccaricata rispetto alle altre, dovrà scattare un meccanismo di solidarietà, per cui i pazienti andranno trasferiti dove c’è più posto».

Non solo. Il presidente nomina un coordinatore delle aree critiche per ognuna delle tre aree vaste. E ogni sera dovranno riferirgli il quadro: Adriano Peris per la Centro, Ferdinando Cellai per la Nord ovest, Marco Ferri per la Sud est. L’alert è proprio sulla nord ovest. Nelle provincia di Massa Carrara c’è l’incidenza più alta di infezioni: uno contagiato su 678 abitanti, la media toscana è di uno su 1.500. E secondo le previsioni dell’Agenzia regionale per la sanità, se da un lato l’epidemia starebbe rallentando, il picco di ricoveri avverrà invece fra il 28 marzo e il primo aprile. «I positivi si aggravano con un ritardo di una settimana sulla comparsa dei primi sintomi», dice Fabio Voller, epidemiologo dell’Ars. E del resto Massa e Carrara sono le aree che potrebbero dare sorprese, quelle in cui è quasi certa una moltiplicazione dei contagi scatenata dalle “evasioni” e dalle “fughe” dalla Lombardia e dall’Emilia verso le seconde case. Senza contare che «un malato non può essere dimesso da un'intensiva se non dopo 15-20 giorni, serve tempo per liberare».

Per questo adesso l’imperativo è potenziare i reparti, aumentare la disponibilità di letti sfruttando sale operatorie e la tecnologia. «Durante il giro ho potuto constatare che i nuovi ospedali, come quello di Lucca e Massa, sono molto flessibili. Ci sono aree facili da convertire da reparto ordinario in zona ad alta complessità: così a Massa da 15 posti letto iniziali si è passati a 40. E lo stesso a Lucca», dice Rossi. Così adesso a Cisanello dai 30 posti si arriverà a 58. E giovedì apriranno almeno 15 dei 72 posti riattivati nel vecchio ospedale di Campo di Marte a Lucca, e in forse anche i 30 ricostruiti a ritmi cinesi nel Santa Chiara di Pisa. Nei vecchi presidi Rossi ne ha scovati circa 300, che si aggiungono ai 343 posti destinati ai malati Covid. Certo, non è tutto così semplice. Per farlo servono i ventilatori. La Toscana ne attende 300, e nelle prossime ore potrebbero arrivarne solo alcuni.

Per ogni 3-4 letti serve almeno un medico. Solo che da giorni la Toscana fatica a trovare anestesisti. Ne sta cercando 200, per ora hanno risposto in 9. «I contratti che proponevamo erano a tempo determinato, quindi poco attrattivi - spiega Monica Piovi, direttore di Estar, la centrale che per la Regione gestisce anche le assunzioni - Ma adesso cambiamo strategia. Abbiamo preparato una ordinanza che ci impegna ad assumere a tempo indeterminato chi accetta di venire in prima linea a patto che poi vinca un concorso». Rossi, così in un video serale, una sorta di “punto” della giornata che il governatore vorrebbe istituzionalizzare, rassicura ma senza toni trionfali, con un sobrio ottimismo: «La sanità toscana riesce a tenere fronte a questa infezione, riesce a curare prima di tutto per il sacrificio dei suoi operatori. Ce la faremo». 

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