Il dolore
Famiglie "evase" e la fuga dal Nord: le date nel mirino. Così a Massa Carrara e Versilia un morto su tre
Coronavirus: in queste zone sono 37 le vittime su 109 totali in Toscana. Il govenatore Rossi: «Un caso, ma la fuga dei lombardi ha amplificato l’epidemia». Ecco date e falle di innesco
FIRENZE, Non è più solo l’incidenza dei contagi a rischiare di farne il «lazzeretto della Toscana». A due settimane da quello che ormai gli epidemiologi considerano il possibile innesco di un focolaio, Massa Carrara e la Versilia diventano ufficialmente “il caso toscano”.
"IL CASO TOSCANO"
E gli studiosi e i membri della task force incaricata di gestire l’emergenza cominciano a chiedersi come e perché il coronavirus sia riuscito a conficcare qui un terzo delle croci sparse in tutta la regione. L’ultimo bollettino è una fotografia impietosa: 37 vittime su 109 fatte da Covid-19 in Toscana sono state registrate in quello spicchio di terra. Delle 18 vite spezzate dal virus nelle ultime 24 ore, 7 vivevano lì. Per il territorio della Asl nord ovest il bilancio è durissimo: sono 70 su 109 i morti, in gran parte concentrati nelle province di Lucca e Massa.
I MOTIVI
Perché proprio lì? Sono le domande che si stanno ponendo gli esperti ma anche le famiglie, gli amici di chi muore. Tanto che perfino Enrico Rossi non nasconde la preoccupazione. Ed è proprio il governatore a dare una prima risposta netta: «Abbiamo tre situazioni critiche: Massa, Lucca e anche Pistoia. E ormai è chiaro: il fenomeno dei cosiddetti “vacanzieri” ha inciso in modo determinante, la fuga nelle seconde case dei lombardi per quel che riguarda la costa a nord e, dall’Emilia per il pistoiese, è stata un moltiplicatore di diffusione dell’epidemia».
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DUE DATE NEL MIRINO
Ci sono perfino due date ormai finite nel mirino di chi studia le curve di crescita del contagio in regione. La prima: 26 febbraio. Quel giorno vengono pizzicate a Massa dodici famiglie “evase” dalla zona rossa di Codogno. Dodici. Le segnalano all’Asl i residenti della Partaccia, quartiere di Marina di Massa. Ma prima di riaprire le seconde case, passano a fare spesa nei supermarket della zona. Altre famiglie di industriali del lodigiano, milanesi e parmensi approdano nelle ville rivierasche a Forte dei Marmi, Pietrasanta, Lido di Camaiore. A Massa l’Asl, grazie alle segnalazioni dei cittadini, impone la quarantena. In Versilia c’è meno reattività: per giorni i lombardi frequentano ristoranti, negozi e caffè in una sorta di anticipo d’estate. Negli stessi giorni, poi, alcuni residenti della Lunigiana frequentano sale da ballo a La Spezia, dove incrociano altri "evasi" dal lodigiano. Le serate al ritmo di liscio e latino, spingono addirittura alcuni nel circondario di Lodi perfino due o tre giorni dopo l'istituzione della prima zona rossa d'Italia. Senza contare che molti lunigianesi e garfagnini lavorano nel parmense e nel modenese. Alcuni ci vivono e magari tornano nel fine settimana nella casa di famiglia. La famosa mobilità.
LE CURVE SI IMPENNANO
Due settimane dopo, il 12 marzo, nelle curve di crescita della provincia di Massa Carrara e Lucca si nota il primo balzo. La seconda crepa, si apre nella notte fra l’8 e il 9 marzo, quella del decreto anticipato in bozza che scatena la grande fuga dal nord. Per gli esperti, gli effetti di quell’esodo potrebbero ripercuotersi sul territorio nei prossimi giorni. «Io avevo chiesto aiuto al governo», ricorda Rossi, «ma non sono stato ascoltato». Per quel che può vara lui un’ordinanza che impone a chi è arrivato in Toscana di autodenunciarsi all’Asl e la quarantena obbligatoria. L’ultima denuncia di milanesi pescati a zonzo è di una settimana fa. Così a Massa c’è un contagiato ogni 678 abitanti, mentre la media toscana è uno ogni 1.500. Non solo. C'è un dato che ormai ha tolto ogni dubbio agli esperti: «Quasi il 20-25% degli infetti dell'area vasta - spiegano dall'Asl nord ovest - non ha il medico di famiglia in regione». Molti vivono in isolamento nelle seconde case. Perché non invitarli a tornare al nord? Perché la villa è spesso la prima residenza. Ovvio, una "falsa residenza".
LA SPERANZA
La speranza è che il blocco decretato l’11 marzo attenui l’ondata. Da tre giorni il bollettino lascia intravedere uno spiraglio. Sebbene, ad oggi lunedì 23 marzo, si contino ancora 184 nuovi casi, l’aumento è dell'8%, dopo il rialzo del 13% di ieri, in linea con quello del giorno precedente (+11%), mentre prima la crescita aveva seguito un andamento carsico con picchi anche del 34%. Se il tasso di crescita si confermasse anche domani, allora si potrebbe parlare di un rallentamento. Certo, i contagiati dall’inizio dell’emergenza ora sono 2461, 30 guariti clinici, 21 quelli tornati negativi al virus. Ma a preoccupare sono i ricoveri: in terapia intensiva ci sono 238 malati su 1.076 ricoverati totali, il 22,1%. Un po’ più dello standard (15%) che gli esperti hanno fissato come limite oltre il quale - di fronte a un'eventuale ondata - il sistema sanitario rischia di entrare in crisi.
(articolo aggiornato alle 17 del 23 marzo)
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