Proteste
LE LETTERE
Coronavirus/1
Costretti a essere
aiutati dalla Cina
Ho ricevuto una richiesta da un amico che lavora in Cina e che sta cercando disperatamente di fare arrivare materiale sanitario in Italia ( senza successo). Vi scrivo io perché le sue email tornano indietro per ovvi motivi... La lettera spiega la drammatica situazione che stiamo vivendo in Italia: un governo inerme che non riesce a difendere i propri cittadini e che si blocca davanti alla sua stessa burocrazia, che va avanti grazie alla beneficenza dei propri cittadini e ai regali dalla Cina.
Continuano a fare bandi di gara ( Consip) inutili. Vi prego di rendere pubblica la lettera per il benessere del nostro paese. Perché i cittadini sappiano che tutti i nostri sforzi sono vani, se non supportati da altre misure e manovre eccezionali.
In Cina tutti i cittadini che uscivano da casa avevano le mascherine consegnate giornalmente dallo Stato.
Monica Pinna
Coronavirus/2
Riconvertiamo
la produzione
Il problema è diminuire i contagi negli ospedali, tra medici e pazienti, tra lavoratori e semplici cittadini e la soluzione è garantire sul tutto il territorio italiano strumenti di protezione a tutti “quotidianamente”. Se stimiamo 60 milioni di italiani e un fabbisogno giornaliero (almeno lavorativo di 8 ore) del mezzo più importante per limitare e prevenire il contagio, le mascherine ffp2/ffp3 ,ci vorrà una produzione che garantirebbe 22 miliardi di unità annuali.
Le previsioni di fabbisogno di mascherine è sottostimato e aspettare 100.000 unità dall’estero a quando vengono, non sono sufficienti se calcoliamo che una mascherina ha una durata di 8 ore e medici e infermieri necessitano ovviamente di più durata, inoltre quelle che veramente proteggono sono solo ffp2 in poi. L’Italia e le regioni si dovrebbero impegnare alla produzione propria di strumenti di protezione e avvicinarsi quanto più è possibile alla quantità di 22 miliardi di unità che garantirebbe appena la protezione a tutti. Se nell’immediato si riuscisse a produrre una quantità sufficiente per un uso giornaliero di mascherine, almeno per i medici e lavoratori dei beni di prima necessità, quindi produrre una quantità di unità ragionevole per una produzione statale d’emergenza, sarebbe un forte tampone ai contagi, garantendo il lavoro e avere il tempo necessario di sperimentazioni mediche.
Ci vorrebbe un piano che garantisse almeno da due a più capannoni per regione la produzione, che in ordine di importanza e quantità producessero strumenti monouso di mascherine e visiere, protezioni varie e guanti per medici e ambulanze, disinfettanti.
Noi Italia non dobbiamo aspettare questo materiale dall’estero o da produzioni private che fanno il prezzo che vogliono. Gli strumenti di protezione dovranno essere garantiti e regolati ad un prezzo statale di 1 euro o meno a mascherina, ed entrare nell’ottica che questa produzione sia del paese come l’acqua corrente per tutti i cittadini.
Alessandro Originale
Coronavirus/3
Quel farmaco
che fa sperare
Il farmaco prodotto in Giappone a base di favipiravir e testato anche in Cina Risulta efficace nel 90% dei casi gravi aiutando a sconfiggere l’iniezione e la polmonite. Verificate l’effettiva veridicità della notizia e date risalto a questa cosa perché l’agenzia del farmaco sa ma perde tempo per assegnare il distributore. Sono in gioco migliaia di vite e si pensa ai soldi come sempre.
Enrico Imbroglia
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