Il Tirreno

Toscana

Nuovo decreto: elettricisti, idraulici e meccanici solo per le emergenze. Così la spesa e le consegne a domicilio

Ilaria Bonuccelli
Nuovo decreto: elettricisti, idraulici e meccanici solo per le emergenze. Così la spesa e le consegne a domicilio

Si fermano le aziende «non essenziali» e l’edilizia, al lavoro restano le badanti. Restano aperti anche gli studi di avvocati, commercialisti, architetti e ingegneri

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Gli idraulici? Possono lavorare. Anche gli elettricisti. Ma non per tutti. Da mercoledì al 3 aprile - spiega Cna Toscana - possono andare nelle case private solo per interventi urgenti. E nelle aziende che il governo ha lasciato aperte perché ritenute di pubbliche utilità.

Per dieci giorni l’Italia si deve fermare, con pochi se e con pochi ma, se davvero vuole provare a contenere (fermare?) l’infezione da coronavirus. È questo il senso del decreto che il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, firma ieri nel tardo pomeriggio: resta attivo solo chi svolge ruoli, funzioni e attività di necessità. Tutti gli altri si fermano.

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TRE GIORNI PER CHIUDERE

Le restrizioni - evidenzia Nicola Tosi, direttore di Cna Toscana - non entrano in vigore da oggi ma da mercoledì proprio su richiesta delle imprese «perché ci sono aziende che non si possono chiudere e basta. Chi ha macchinari, impianti importanti ha bisogno di alcuni giorni per la messa in sicurezza e per la chiusura». Ci sono poi macchinari - prosegue Tosi - che «devono essere sempre mantenuti in funzione: spegnerli, infatti, avrebbe costi di riavvio insostenibili. Pensiamo, ad esempio, ai forni nelle fonderie. Perciò è necessario che il governo autorizzi l’imprenditore ad andare in azienda anche quando l’attività è sospesa per mentenere determinati macchinari in funzione».

AZIENDE APERTE

Non restano aperte solo le attività «essenziali» ma anche quelle che fanno parte della filiera delle aziende essenziali. Per essere più semplici, se resta aperta una ditta che produce strumentazione chirurgica, deve restare in funzione anche una ditta che produce un componente necessario a completare lo strumento chirurgico. Ma come si fa a sapere quali siano queste imprese? «Cna - dice Tosi - farà da ponte fra le aziende, Camera di Commercio e Prefettura che deve autorizzare le aperture delle imprese la cui categoria (indicata dal codice Ateco) non è inserita nel decreto del 22 marzo». Fermo restando che la Prefettura in ogni momento può bloccare l’attività dell’impresa “gregaria” di quella ritenuta essenziale per decreto.

IDRAULICI, ELETTRICISTI E DINTORNI

Questi artigiani devono lavorare per «salvaguardare la filiera della produzione». Devono essere a disposizione delle imprese in caso si guastino impianti, macchinari etc. Possono anche lavorare per i privati «ma solo per interventi di estrema urgenza: si rompe una caldaia e una famiglia con bimbi resti al freddo. Certo - sottolinea Tosi - non possono andare a cambiare un rubinetto in una seconda casa». Di conseguenza anche l’edilizia si ferma. Salvo interventi di somma urgenza.

MECCANICI, ELETTRAUTI

Vale lo stesso principio: autoriparatori , elettrauti restano a disposizione dei privati solo per interventi indifferibili: riparare l’auto di un medico che deve andare in ospedale. Altrimenti sono aperti per enti pubblici, aziende che garantiscono servizi essenziali.

BADANTI, PULIZIE, LIBERI PROFESSIONISTI

Dalle badanti alle imprese di pulizie ai liberi professionisti (commercialisti, avvocati, ingegneri e architetti), il governo indica chi non resta a casa. Anche se non sempre tutto è chiaro. La stessa Cna ammette che il decreto è in fase di studio e prima del 25 si propone di fornire delucidazioni.

SOSTEGNO ECONOMICO

Anche sugli aiuti economici che gli artigiani e le imprese reclamano. Il problema più forte, in questo momento - conferma Cna - è quello della liquidità, soprattutto nei confronti dei fornitori. «L’imprenditore, che non va in cassa integrazione, ha scadenze alle quali fare fronte: tasse e imposte locali, regionali. Ha bisogno di risposte». E infatti stamani alle 10 in Regione è convocata una riunione con le categorie. Sul nuovo decreto Conte. —

LA SPESA SOLO VICINO A CASA

Si può comprare nel comune dove si vive; molti negozi chiusi ma tutti possono continuare a fare consegne a domicilio: ordinazioni via mail o telefono.

Il commercio lavora. Ma con regole stringenti. Certo che si può andare a fare la spesa. Ma solo all’interno del comune di residenza. Le prefetture sono giorni che danno queste indicazioni. Nessuno le ascolta. E allora arriva il divieto per legge. Non è facile orientarsi nel labirinto delle restrizioni in vigore dal 12 marzo, ammette il presidente di Confesercenti Toscana, Nico Gronchi. Che prova a fare chiarezza, insieme ad Alessadro Ciapini e Barbara Galli, direttore Confesercenti e responsabile fiscale di Confesercenti della provincia di Livorno.

ALIMENTARI

Restano aperti tutti i negozi del settore alimentare: macellai, fruttivendoli, pescherie, alimentari (anche con gastronomia se ci sono le condizioni igienico-sanitarie); alimentari con articoli misti; rivendite di bibite; enoteche senza somministrazione.
Importante: nei negozi c’è bisogno che ci sia spazio per garantire la distanza di un metro fra un cliente e l’altro.

SUPERMERCATI

Restano aperti senza limitazioni: ma questo sta creando non poche proteste. In Toscana previsti scioperi (già da oggi) del personale che non si sente protetto con dispositivi adeguati contro il contagio.

PUBBLICI ESERCIZI

Confermata la chiusura di tutti i pubblici esercizi. Giro di vite (con il decreto del 20 marzo, del ministero della Salute) anche su quelli in autostrada: aperti fino alle 18, ma senza più somministrazione. Insomma non ci sono più ristoranti in autostrada. Solo panini e alimenti da asporto. Restano aperti i pubblici esercizi solo negli aeroporti e negli ospedali.

RISTORANTI E PIZZERIE

Chiusi, solo con possibilità per consegna di cibo a domicilio. Ordinazioni per telefono e consegna a casa. Ma niente cliente fuori dalla porta che aspetta.

ROSTICCERIE, GASTRONOMIE, PIZZA A TAGLIO

Restano aperte solo per gli alimenti da asporto ma a condizione che il Suap (Sportello unico attività produttive) del Comune confermi che il locale ha spazi e condizioni igieniche sufficienti per l’attività.

PASTICCERIE

Quelle dotate di laboratorio, con produzione propria, possono continuare l’attività a due condizioni: 1) restino chiuse al pubblico; 2) effettino consegne a domicilio di ordinazioni prese per telefono o mail.

FARMACIE, EDICOLE

Confermata l’apertura come servizi necessari.

TABACCHI

Queste attività possono proseguire anche se si trovano all’interno di un bar perché devono essere in un locale separato dal pubblico esercizio che deve restare rigorosamente chiuso. Da ricordarsi che sono sospesi i giochi (lotto etc).

CONSEGNE A DOMICILIO

Tutti i negozi, compresi quelli chiusi dal 12 marzo (abbigliamento incluso, cartolerie, librerie ect) possono effettuare consegne a domicilio. È consentito, infatti, il commercio con ordini per corrispondenza, telefono, mail.

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