Gioco
Anti-Hiv o contro l’artrite: i farmaci per battere il coronavirus. Menichetti: "Ma il migliore non si trova"
Anche in Toscana si usa l’antinfiammatorio per “spegnere” la polmonite ma i medici precisano: "Non uccidono Covid-19". Il primario di Malattie infettive a Pisa: "L'anti-Ebola che forse è quello più attivo non si riesce ad avere"
Non c’è una formula magica, e soprattutto non c’è il farmaco che sconfigge il virus, uccide il microrganismo che sta tenendo il mondo in scacco. Tant’è che chi è costretto a combatterlo in corsia non ha che un chiodo fisso in testa. «Non sarà facile superare questa fase, ma quello che mi preoccupa è dover affrontare la “seconda stagione” dell’epidemia senza vaccino, speriamo facciano presto», confida Carlo Nozzoli, direttore dell’emergenza urgenza del policlinico di Careggi, uno degli ospedali Covid in cui da settimane si applicano le terapie contro il coronavirus. Quali farmaci vengono somministrati ai pazienti? C’è una terapia per chi ha sviluppato la malattia nella forma più lieve ed è a casa?
A CASA CON POCO
L’80-85% dei contagiati, spiega Nozzoli, sviluppa la malattia in una forma simile a una brutta influenza. Talvolta inizia col mal di testa, poi si manifesta con febbre, anche alta, tosse secca ma non catarrosa, mal di gola e nel 30% dei casi diarrea. Ma la cura è quella classica: antipiretici, cioè paracetamolo (la versione commerciale più conosciuta è la Tachipirina). Niente di più. Se tutto va bene in 7-8 giorni se ne esce.
TERAPIA EMPIRICA
Ai farmaci strong si passa se la malattia evolve in polmonite e richiede il ricovero. «La caratteristica della polmonite da coronavirus è di essere interstiziale, cioè diffusa e spesso bilaterale – spiega il primario - Una forma aggressiva e per cui, parliamoci chiaro, non esistono terapie efficaci». Perché, in termini medici, è efficace solo il farmaco capace di uccidere il virus. «Mentre per ora abbiamo a disposizione un cocktail suggerito prima dallo Spallanzani e ora adottato in tutta Italia, ma viene somministrato in modo empirico. Sembra che in alcuni pazienti funzioni, ma non c’è nessun nesso di causalità fra l’assunzione e la riduzione della carica virale», aggiunge Nozzoli.
IL COCKTAIL DI ANTI-VIRALI
Ma da cosa è formato il cocktail? Per la maggior parte da farmaci anti-virali, come la clorochina, utilizzata anche soprattutto come anti-malarico. «Poi si usano i farmaci retrovirali tipici delle cure contro l’Hiv», spiega Adriano Peris, direttore dell’anestesia e della rianimazione di Careggi. Si tratta di due antivirali concentrati in uno: il lopinavir/ritonavir a cui si può aggiungere il remdesivir. «È difficilissimo combattere con questa malattia - dice Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive a Pisa- non abbiamo farmaci specifici e il remdesivir, l’anti-Ebola che forse è quello più attivo, non è disponibile, non si riesce ad avere, è un tormento. C’è un protocollo che lo prevede solo per chi è intubato, uno che prevede un uso più precoce ma è limitato solo ad alcuni centri italiani, questo crea una distonia. Perché tutti hanno uguale diritto di accesso ai farmaci e alle cura». «È una sostanza che hanno provato in modo sperimentale in Cina, ma la Gilead, l’azienda che la produce, con l’aumento delle richieste ha ristretto i criteri di valutazione e lo concede solo alle rianimazioni, fino ad oggi anche a chi era in reparto», fanno sapere dalla Regione.
L'ANTI-ARTRITE FUNZIONA (FORSE)
Ma da due settimane i malati gravi hanno una speranza in più. Il tocilizumab, una medicina che la Roche ha messo a disposizione del servizio sanitario gratis. È usato contro l’artrite e il primo a segnalarne i benefici è stato un oncologo di Napoli, Paolo Ascierto. La Regione, dieci giorni fa, ha dato mandato a Estar di reperirlo, e adesso si usa in tutti i reparti Covid e nelle terapie intensive. «Per ora viene usato soprattutto sui malati gravi. Ma attenzione - spiega Fabio Guarracino, direttore delle anestesie e delle rianimazioni di Cisanello - lo stiamo sperimentando. Ed è bene chiarire che non uccide il virus, ma agisce su uno dei danni più gravi causati dalla polmonite da coronavirus. Questa polmonite scatena un’infiammazione aggressiva ai polmoni, spesso impedendo loro di rigenerare le cellule e funzionare. Il tocilizumab inibisce la produzione di interleuchina, la molecola infiammante che è maggiore responsabile del danno ai polmoni. Insomma, sembra attenuare l'infiammazione acuta».
OSSIGENO, LA VERA MEDICINA
Ma la vera medicina contro Covid-19, dicono tutti i medici in prima linea, è l’ossigeno. «Senza un aiuto alla respirazione e l’ossigeno - spigano gli esperti - non si guarisce una polmonite che comporti una crisi respiratoria». Anche perché l’Agenzia italiana del farmaco ha dato il via a uno studio sul tocilizumab, ne ha consentito l’uso, ma non l’ha validato perché non ci sono evidenze scientifiche che ne dimostrino l’efficacia. La risposta sono i respiratori, l’ossigeno ad alti flussi e poi le tecniche usate in terapia intensiva: il casco, un cilindro in cui viene infilata la testa e immesso ossigeno, e l’intubazione. Terapia d’urto. Un tubo nella trachea e la sedazione profonda. —
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