Gioco
Piano anti-contagio: negli ospedali toscani tamponi ai pazienti non colpiti dal virus
La task force cambia strategia nelle 22 strutture dedicate. E Rossi scova altri 150 posti di intensiva nei vecchi presidi
FIRENZE. «Separare, separare, separare». È quasi un mantra nei titoli delle slide con cui la task force regionale ha simulato lo scenario limite, il picco massimo oltre il quale la sanità toscana rischierebbe il collasso. Tremila malati bisognosi di ricovero. Non di più, perché se la Toscana superasse quella soglia rischierebbe di scivolare in un baratro. Dividere fra Covid e No Covid ospedali e reparti della regione dunque è la chiave di volta per scongiurare una diffusione del contagio nelle strutture sanitarie e un tracollo simile a quello che subisce la Lombardia, dove non solo sono agli sgoccioli i posti nelle terapie intensive, ma il virus sta decimando gli organici di medici e infermieri. . Eppure a questa regola ferrea nei piani della Regione c’è un’eccezione. E potrebbe essere decisiva per fermare il contagio proprio dove non dovrebbe mai diffondersi: in corsia. «Abbiamo deciso di eseguire il tampone a tutti i pazienti ricoverati nei 22 ospedali Covid, anche quelli ospitati in reparti ordinari ed entrati senza essere sospettati di poter essere positivi o di aver avuto contatti con persone infette».
L’unica risposta possibile ad un fenomeno che preoccupa gli esperti e a una evidenza scientifica riscontrata da poco: il primo, riguarda la provincia di Massa Carrara e la Versilia, dove c’è l’incidenza più alta di positivi e dove è maggiore la necessità di proteggere medici e infermieri; la seconda è stata rilevata a Vo’ Euganeo, uno dei primi focolai d’Italia, e adesso costituisce un modello. Lì, dopo l’esplosione dei casi, il Veneto ha ordinato tamponi a tappeto, anche su persone asintomatiche considerate soggetti a rischio per essere state in contatto con contagiati, dunque non solo da costringere alla quarantena. Ecco, quell’operazione ha ridotto il tasso di contagiosità dal 3% allo 0,3%, restituendo Vo’ alla quasi normalità. Una misura che adesso chiedono alla Regione anche alcuni infettivologi. «Ma non possiamo permettercelo - dice una fonte della task force - Non abbiamo i tamponi sufficienti per riuscirci».
Va detto che la Toscana ha eseguito 5.132 test registrando 781 positivi, molti di più in proporzione delle Marche che ne ha fatti 2.946 registrando 1.133 casi. «Crediamo che l’estensione del test anche ai ricoverati No Covid possa bastare a proteggere il sistema sanitario». È quello il maggiore scudo contro il coronavirus, una sanità capace di fronteggiare l’ondata se mai dovesse arrivare, soprattutto con un aumento improvviso e sproporzionato di casi, uno tsunami che per ora gli esperti in Regione non prevedono. Anche se il quadro è da emergenza.
Si sa che sono 447 i letti di intensiva in tutta la Toscana, ma con la suddivisione fra ospedali Covid e No Covid, la disponibilità si riduce a 307, senza considerare che di questi 51 posti andranno comunque lasciati a pazienti bisognosi di cure complesse per altre patologie. Per questo Enrico Rossi ha dato ordine di recuperare posti anche dalla sub intensiva, portando il conto dei letti Covid per i malati gravi a 343 (2.280 quelli ordinari per i sintomatici sotto controllo). Non solo. Sono arrivati 130 ventilatori per creare altrettanti posti (30 recuperando e riparando vecchi macchinari in disuso) e 50 starebbero per arrivare.
Insomma, la Toscana fra una decina di giorni avrà 523 posti di intensiva dedicati al coronavirus. Bene, ma non troppo se si considera che su 759 malati 477 sono a casa in isolamento e 282 ricoverati in ospedale, di cui 107 in intensiva (sarebbero il 23% dei 447 posti disponibili). Questi i piani fino a ieri sera. «Perché non ho mai visto Enrico così attivo in tanti anni - confida un esperto della task force - studia, viaggia per la Toscana, si fa venire in mente idee, diavolerie». E ieri è arrivata l’ultima. «Oggi ho visitato il vecchio ospedale di Lucca parzialmente in disuso, quello di Massa dismesso, quello di Carrara e il vecchio Santa Chiara di Pisa - ha scritto in un post delle 21 - In tutto abbiamo trovato 150 posti letto di terapia intensiva riattivabili in una decina di giorni e che si aggiungono ai 447 di terapia intensiva che, coi nuovi ospedali, sono già aumentati del 30%. Ho parlato con la protezione civile nazionale e ho chiesto almeno 300 ventilatori. Noi vogliamo mettere al primo posto la vita. Domani farò altri sopralluoghi su strutture dismesse o parzialmente in disuso. Insieme possiamo farcela. Ce la faremo».
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