Sicurezza
Anziani rallentati? Attenti alla depressione
Spesso si tendono «erroneamente» a catalogare la perdita di interessi le difficoltà cognitive come parte del «normale decadimento» dovuto all’età: invece è l’insorgere di malessere da curare. A volte indotto anche da lutti o pensionamento
L’invecchiamento porta con sé una notevole concentrazione di problemi di salute, fra cui un deterioramento delle capacità cognitive e funzionali, con conseguente esclusione dalla vita sociale. Ma soprattutto può compromettere lo stato di salute mentale, innescando a volte anche la comparsa di sintomi neurologici o psichici, tra cui anche gli episodi depressivi. Ma come si può capire quando un anziano ha problemi non solo fisici e come aiutarlo a reagire se non fisicamente almeno psicologicamente? Ecco una guida tracciata con l'aiuto della professoressa Liliana Dell’Osso, Ordinaria di Psichiatria dell’università di Pisa e direttora dell’unità operativa di Psichiatria dell’azienda ospedalierouniversitariapisana.
Quali sono le principali patologie psichiatriche, oltre l'Alzheimer, che possono colpire un anziano?
In genere i disturbi mentali vedono un esordio in età giovanile, e un andamento recidivante o persistente che, se non trattato adeguatamente, prosegue nell’età senile. In alcuni casi disturbi dell’umore o d’ansia possono manifestarsi per la prima volta in età senile, oppure si può assistere a uno scompenso di una sintomatologia ansiosa pre-esistente associato al sopraggiungere di condizioni ambientali o fisiche meno favorevoli. D’altra parte, i sintomi di natura psichica nell’anziano tendono a essere sotto- diagnosticati e sotto-trattati.
Quali per esempio?
Spesso il rallentamento, la perdita di interessi, le difficoltà cognitive vengono erroneamente ritenuti parte del “normale” decadimento dovuto all’età oppure associati a un possibile esordio di demenza senile, mentre sono manifestazioni correlate o accentuate dall’età dell’episodio depressivo in corso.
Il pensionamento è una fase a rischio per quanto riguarda la depressione?
Sicuramente il pensionamento è un momento di passaggio importante nella vita delle persone. Lo è innanzitutto da un punto di vista biologico: i ritmi circadiani (ritmi della vita articolati nelle 24 ore), a cui l’organismo era precedentemente abituato, cambiano radicalmente ed è possibile osservare difficoltà di adattamento al nuovo stile di vita.
Cosa bisogna consigliare ai neo pensionati?
Innanzi tutto devono essere scoraggiati nella tendenza a fare pisolini durante il giorno, perché recenti studi pubblicati su riviste prestigiose li hanno posti in correlazione con fenomeni deteriorativi cerebrali. Talora la cessazione dell’attività lavorativa può associarsi a isolamento sociale, nonché al venir meno di adeguati stimoli ambientali. In questi casi, in soggetti vulnerabili, possono manifestarsi sintomi di natura psichica, fino a episodi depressivi conclamati. Naturalmente, le conseguenze variano da caso a caso, in rapporto tanto agli aspetti di resilienza e vulnerabilità individuali quanto a fattori ambientali.
Quali problematiche può generare un lutto a una certa età?
Nell’anziano, come in altre età della vita, l’esperienza del lutto può costituire un elemento precipitante nei confronti della recrudescenza, o dell’insorgenza, di una sintomatologia psichica di diverso tipo, da disturbi dell’umore o d’ansia a disturbi dell’adattamento. Inoltre, in alcuni casi si può osservare un quadro di “lutto complicato”. Si tratta di una condizione ancora oggetto di studio, in cui i sintomi tipici associati alla perdita persistono per più di dodici mesi e compromettono significativamente il funzionamento psicosociale. Questa condizione si differenzia dalla depressione, in quanto gli aspetti cognitivi ed emotivi si concentrano sulla perdita della persona cara. Potranno associarsi sentimenti di rabbia e colpa circa le circostanze della morte e sensazione che la vita sia vuota senza il defunto. Nonostante le esperienze luttuose nell’ultima età della vita possano risultare più comuni, e come tali tendano a essere considerate con meno attenzione da amici e familiari, la sofferenza associata al lutto non cambia con l’età e, anzi, il maggior isolamento sociale che talora la senilità comporta può rendere un evento di perdita a maggior rischio di complicanze e decorsi psicopatologici. Questi, a loro, volta, riguardo alla depressione, correranno il rischio di restare sotto diagnosticati, o scambiati per deterioramento cognitivo.
Con l'aumento della popolazione vecchia aumenta anche la solitudine. Quanto incide sull'ansia e sulla depressione il fatto di essere o sentirsi solo?
La mancanza di supporto sociale è uno dei fattori di rischio ambientale più significativi per i disturbi psichici e gli anziani in questo non fanno eccezione. Inoltre in questa fascia di età il problema può essere ancora più consistente, perché spesso si aggiungono condizioni di ridotta autonomia nei compiti quotidiani.
Il web e i social aiutano gli over 65 a tenere la mente in movimento? O li relegano nel loro spazio casalingo, lasciandoli ancora di più senza stimoli?
Internet non è che uno strumento e come tale neutro. È il modo con cui lo si utilizza che fa la differenza. Sicuramente, la possibilità di incremento del contatto sociale e di abbattimento delle barriere, è un aspetto da non sottovalutare e che può costituire una risorsa straordinaria per incrementare gli stimoli in soggetti che, anche a causa di condizioni di ridotta mobilità, hanno un accesso minore ad altre possibilità di interazione interpersonale.
D'altra parte, come sempre, il veleno è nella dose: bisogna stare attenti a non far diventare internet una scusa per cessare di impegnarsi nel mantenere una vita d'interazione il più possibile attiva anche al di fuori della porta di casa, incentivando non solo la solitudine ma anche il ridotto movimento fisico quotidiano. —
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