Attenzione
A Pisa, c’è la squadra che ci salva la vista
Dal 2017 un gruppo di medici specializzati combatte un tumore infido dell’occhio: è scuro di colore e vive nell’ombra perché si sviluppa in silenzio. Loro lo scovano e ci mantengono il bulbo oculare
È un nemico subdolo, perchè rispetto al più conosciuto “cugino” che colpisce la pelle, questo non dà segnali evidenti: il melanoma oculare. Questo tumore oltre a essere maligno per l’occhio è spesso mortale perché procura metastasi in organi vitali come il fegato. È quindi un “cavaliere oscuro” che deve essere scoperto e combattuto prima che si manifesti in maniera pesante. A Pisa, la sezione dipartimentale Chirurgia Oftalmica (diretta dal dottor Guglielmo Pellegrini) già dal 2003 effettua trattamenti conservativi per i tumori oculari. Nel 2017 è stato creato il “Percorso Melanoma Oculare”, task-force di super specialisti con competenze multidisciplinari necessarie per curare il paziente. Fanno parte di questo team gli oculisti Federica Genovesi Ebert (responsabile del percorso) Federica Cresti, Emanuele Di Bartolo, Francesca Guido, la radioterapista Maria Grazia Fabrini, il fisico sanitario Franco Perrone, l’anatomo patologa Angela Pucci, l’ oncologo Riccardo Marconcini e lo psichiatra Mario Miniati.
Si tratta del primo centro aperto in Toscana che ha effettuato finora circa 500 trattamenti per un tumore che viene ritenuto raro, ma fino ad un certo punto: colpisce 5 persone su 1 milione. Ma, se consideriamo gli individui con più di 50 anni, l’incidenza sale a 21 casi su 1 milione, quindi il rischio quadruplica.
Questo tumore è “ oscuro” per il colore e perché nascosto, senza sintomi. Per questo è fondamentale la prevenzione: la diagnosi precoce può salvare la vista e la vita. È la dottoressa Federica Genovesi Ebert a spiegare come funziona il percorso dedicato al melanoma oculare.
Dottoressa, cos’è il melanoma oculare?
«È il tumore primitivo dell’occhio più frequente: in Italia ci sono circa 400-500 nuovi casi l’anno. A Pisa ne diagnostichiamo circa 30-40 ogni anno. Costituisce il 10% circa di tutti i melanomi del corpo umano e nel 90% dei casi è localizzato e nascosto all’interno dell’occhio nella coroide (una mebrana che parte dal nervo ottico, ndr) e nel corpo ciliare, ma può insorgere anche sull'iride o sulla congiuntiva. Se diagnosticato in tempo utile i risultati possono essere eccellenti mentre ogni ritardo può complicare la prognosi».
Quindi la prevenzione è fondamentale.
« La sintomatologia è in genere aspecifica, quindi l'unica prevenzione è rappresentata dalle visite oculistiche complete periodiche: è fondamentale dilatare la pupilla, per vedere l’intera estensione del fondo dell’occhio».
Quali strumenti diagnostici avete a disposizione?
«La diagnostica strumentale è di alta precisione: effettuiamo una speciale ecografia oftalmica dedicata (standardizzata) che consente una diagnosi tissutale di precisione, poi un’angiografia iniettando attraverso una vena del braccio sostanze coloranti che permettono di visualizzare i vasi sanguigni dell’occhio per evidenziare eventuali anomalie della circolazione. E poi altri esami accessori come OCT (tomografia ottica computerizzata) e studio della autofluorescenza per evidenziare precocemente le caratteristiche tipiche del tumore».
Dopo la diagnosi di melanoma come intervenite?
«Intanto il paziente con sospetto di melanoma viene visitato da noi praticamente in tempo reale. Una volta effettuata la diagnosi vengono coinvolti gli altri specialisti, poiché è essenziale lavorare sfruttando le competenze di tutti. Il trattamento è essenzialmente radioterapico e il nostro centro dispone di opzioni multiple adatte a gestire con il minor numero di effetti collaterali tutti i tipi di melanomi».
Quali sono le risorse a disposizione?
«Partiamo dalla brachiterapia (brachius =vicino), che funziona così: “sistemiamo” sulla superficie esterna della sclera (membrana fibrosa opaca del’occhio, ndr) una placca radioattiva in corrispondenza della sede del tumore; le “emissioni” di radiazione sono mirate a uccidere il tumore rispettando il resto sano dell’occhio. Durante la procedura può essere effettuata una biopsia con ago sottile per avere informazioni sulle caratteristiche genetiche del tumore: gli isotopi radioattivi (Rutenio 106, Iodio 121) vengono scelti in base alle caratteristiche del tumore e il tempo di trattamento è pianificato dal fisico sanitario. Questo tipo di trattamento garantisce i migliori risultati per il controllo del tumore e la conservazione della funzione visiva. Nei casi non idonei al trattamento con placche si effettua una radioterapia a fasci esterni (la macchina si muove “attorno” al paziente posizionato sul lettino e gli somministra radiazioni mirate al tumore, provocandone la necrosi)».
Quando si salva l’occhio?
«Fino agli anni 80 l’enucleazione era automatica anche in occhi vedenti. Oggi la terapia conservativa è la scelta di elezione. E nell’ordine ha questo scopo: in primis salvare la vita, poi salvare l’occhio e salvare la vista. Coi trattamenti a disposizione nella maggior parte dei casi otteniamo la regressione locale del tumore, ma questo può non bastare. Perché? Il melanoma “invia” metastasi al fegato in molti casi e qui la situazione si complica: un melanoma piccolo ha il 20% di possibilità di metastatizzare dopo 10 anni e uno medio il 40%, ogni millimetro di grandezza fa crescere il rischio. Il trattamento attuale delle metastasi si basa sull’immunoterapia: se queste sono circoscritte si può intervenire aggiungendo chemioembolizzazione o radioembolizzazione (iniezione locale di agenti chemioterapici o radianti per uccidere il tumore)». —
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