La protesta
Abetone, altro che dogana: «Mai vista una folla così» - Video
Nessuno vigila sul confine con la zona rossa modenese imposta dal decreto sul coronavirus, in compenso le piste sono piene. I gestori: «Se diciamo di stare a un metro ci ridono in faccia»
ABETONE. Il nemico è alle porte, sì, ma anche alle nostre spalle. E la Linea gotica del terzo millennio, quella istituita per decreto dal governo sabato sera, è impalpabile come un virus. Anzi, al momento non c’è proprio. Sulla statale che dall’Abetone, provincia di Pistoia, porta a Fiumalbo, provincia di Modena e dunque teoricamente “zona rossa” (o causa coronavirus, con divieto di entrare e uscire, le auto vanno e vengono. Fatte due curve, cento metri sotto al confine , ecco una pattuglia della polizia municipale dell’Abetone che smista i veicoli. La guardia di frontiera, il posto di blocco con l’Emilia, si pensa. Ma basta chiedere per scoprire che in realtà stanno impedendo alle auto di arrivare a un impianto di risalita, perché il parcheggio è stracolmo. È già mezzogiorno e non hanno ricevuto altre disposizioni. Così le auto da e per Modena continuano a passare.
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IL PARADOSSO
Il paradosso di oggi è proprio questo. Nel giorno che doveva essere di massimo allarme e ritorno alle frontiere tra contee non si era mai vista tanta gente all’Abetone dall’inizio della stagione invernale. Merito (o colpa) della bella giornata, della neve che finalmente c’è e del fatto, suggeriscono gli albergatori, che i ragazzi non vanno a scuola. Dicono che sia rimasto aperto anche il Cimone, almeno fino alle 13, nonostante il divieto, così come il Corno alle Scale, che però è in provincia di Bologna ed è fuori, per ora, dalla zona rossa.
Insomma, fu più facile per i nazisti rallentare l’avanzata degli alleati nel 1944 di quanto lo sarà per noi oggi fermare l’invasione del Covid-19 sui crinali dell’Appennino. In realtà siamo già stati invasi dalle truppe paracadutate dietro la linea del fronte, coi 166 casi in Toscana. Dall’altra parte della montagna, però, l’armata conta migliaia di effettivi e ora si vieta loro per decreto di percorrere la strada che da Fiumalbo porta all’Abetone. Di là da quel crinale c’è il “cigno nero”, l’evento imprevedibile che ha fermato l’Italia. Di qua ci sono tanti anatroccoli, anche loro neri, che si moltiplicano.
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SULLA FRONTIERA
«L’hanno fatta un po’ troppo grossa – dice Liliana Zanotti, titolare di un negozio di abbigliamento proprio sul confine – Io per me non ho preso precauzioni, tanto penso che non cambi nulla». «Ma infatti – le fanno eco i pochi passanti in piazza a Fiumalbo – Questa chiusura non ha senso. C’è un sacco di gente che dorme qui e va a sciare di là, all’Abetone. E tanta gente che vive di là e viene a lavorare qui. Se davvero era necessario chiudere dovevano pensarci prima che i buoi fossero scappati dalla stalla».
Ma la differenza tra “di là” e “di qua” è impossibile non vederla: all’Abetone non si trova un parcheggio, i bar sono pieni e la distanza di sicurezza è una pia illusione. A Fiumalbo le strade sono semideserte ed è quasi tutto chiuso. «Per noi è un bel danno, sarà una bella botta, proprio ora che era arrivata la neve – si dispera Filippo Colò, lontano parente di Zeno, titolare dell’omonimo bar alla Dogana di Fiumalbo – Stamattina abbiamo fatto un sacco di colazioni, ma non c’è da farsi illusioni: ora la gente andrà via e non tornerà».
TUTTO ESAURITO
Poche centinaia di metri più su, già in Toscana, fuori dalla zona rossa, la gente si accalca per prendere la cabinovia del Gomito. In queste condizioni nemmeno un campo magnetico del Cern riuscirebbe a far rispettare la distanza di sicurezza. È pieno di fiorentini, di pratesi e di empolesi arrivati in massa per farsi una delle ultime sciate della stagione, che per qualcuno è anche la prima. «Che vi devo dire – ansima Lorenzo Piovanelli di Firenze – Se si comincia ad aver paura non si fa più nulla. E allora andiamo dai». Pietro Prosperi di Empoli bada al sodo: «Ma è vero che il Cimone è chiuso? Sapete niente? La paura no, diciamo che per ora non c’è».
Non sembra averne neppure lo scrittore alpinista Mauro Corona, dieci metri più avanti nella fila. «La verità è che la gente si vuole divertire – commenta – Non dico che non abbiano fatto bene a chiudere certe zone, ma ho il sospetto che servirà a poco».
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DIVIETI IGNORATI
Anche perché qui ognuno fa un po’ come gli pare. «Come va? Malissimo» risponde Melinda Coluccino, di Bolgheri, dal casotto della biglietteria della scuola di sci in piazza all’Abetone. Come malissimo? Fino a ieri vi lamentavate perché non c’era la neve e non c’era la gente, e ora… «E ora va male perché fanno tutti come gli pare. Se diciamo di stare alla distanza di sicurezza di 1 metro ci ridono in faccia. Qui facciamo salire una sola persona per volta sulla seggiovia e al Gomito vanno tutti insieme nelle cabine. Ieri hanno litigato alla scuola di sci perché non volevano entrare 4 per volta».
No, non sarà per niente facile fermare il virus sui crinali dell’Abetone. Ne è convinto anche Davide Gavazzi, la cui famiglia gestisce da più di un secolo l’hotel Regina con vista sulle due piramidi della piazza centrale, che non possono diventare le colonne d’Ercole. «Qui cerchiamo di mantenere la distanza di sicurezza tra i clienti del ristorante. Di fatto abbiamo dimezzato la capienza, ma non c’è alternativa». E il futuro non è incoraggiante, perché il caldo forse non basterà a sconfiggere il virus, come cominciano a dire gli esperti, ma di sicuro scioglierà la neve, chiudendo una stagione che fino a ieri era stata negativa e ora rischia di essere catastrofica per chi di neve vive.
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