Sicurezza
Coronavirus, la Regione estende il test a chi non è stato nelle “zone rosse”
Ora il tampone viene garantito a chi ha sintomi simil influenzali e condizioni cliniche complesse. Ma il ricovero non è per tutti
FIRENZE. Più tamponi, meno operazioni “programmate”. La Regione estende i test di ricerca dell’eventuale contagio da coronavirus a chi abbia sintomi “simil influenzali” e una situazione generale e alle stesse persone con raffreddore, tosse, febbre o problemi respiratori vieta l’accesso agli ospedali. Così la Toscana prova a creare un cordone sanitario e contenere (il più possibile) la diffusione dell’infezione. In assenza di un vaccino e di una terapia specifica, infatti, la prevenzione resta la cura più efficace per questo contagio che, almeno fra giovedì e venerdì, in Toscana ha segnato un rallentamento: 18 nuovi casi in più rispetto ai 23 delle 24 ore precedenti. Anche se l’infezione avanza e arriva a quota 79 pazienti. E a 1267 persone in quarantena (di cui 112 bambini nell’aretino, dopo il contagio di una maestra). Da qui i nuovi provvedimenti adottati dalla Regione, con l’ ordinanza del presidente, Enrico Rossi.
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TAMPONI FARINGEI
Viene estesa la platea delle persone che hanno diritto al tampone che rivela il contagio. Finora era garantito solo a chi fosse rientrato da 14 giorni dalla Cina, da uno dei Paesi stranieri o da uno degli 11 Comuni italiani inserito nelle zone “rosse” (ad alto rischio di contagio). Oppure a chi fosse entrato in contatto con persone entrate in contatto (prolungato) con contagiati. Da oggi, invece, i tamponi faringei in Toscana vengono effettuati anche a chi si presenta in pronto soccorso cono sintomi simil influenzali.
- IL PUNTO La situazione in Toscana: tutto quello che c'è da sapere
- L'ORDINANZA In Toscana per i tamponi prevale il criterio clinico
- IL CASO Zingaretti positivo al Coronavirus
I CASI POSSIBILI
Si possono verificare più casi per effettuare il tampone:
1) se le condizioni generali non sono compromesse, ma in presenza di «criteri epidemiologici», dopo il test, il paziente verrà mandato a casa; sarà informato il medico o il pediatra. Se il tampone risulta positivo e il paziente è contagiato scatta la quarantena con sorveglianza attiva (verifica telefonica delle condizioni di salute per controllare che non ci sia un peggioramento);
2) se il paziente con sintomi «più impegnativi» si presenta al pronto soccorso viene sottoposto al tampone. Se il test è positivo ma il «paziente non ha polmonite con grave insufficienza respiratoria, febbre alta e condizioni generali compromesse, può essere rimandato a casa (salvo diversa valutazione clinica)». Anche in questo caso scattano quarantena e sorveglianza attiva;
3) per i pazienti che arrivano al pronto soccorso con polmonite interstiziale (è la fase più acuta dell’infezione da coronavirus, ndr) e che presentano linfopenia (carenza di linfociti e problemi al sistema immunitario), LHD elevata (un valore che indica se ci sono tessuti cellulari danneggiati), transaminasi elevata, Pcr elevata è previsto il tampone.
NIENTE TAMPONE
A chi si presenta in pronto soccorso e ha «sintomi simil influenzali, senza compromissione delle condizioni generali e in assenza di criteri epidemiologici» non verrà effettuato il tampone. Anzi il paziente verrà rimandato a casa e rinviato al medico di medicina generale o al pediatra.
OSPEDALI VIETATI
Vietato l’accesso a ospedali, pronto soccorsi, ambulatori a visitatori, pazienti e operatori sanitari «con sintomi simil influenzali come riniti (raffreddore), tosse, febbre, difficoltà respiratoria».
INTERVENTI LIMITATI
Viene limitata tutta l’attività programmata, sia istituzionale che di libera professione, in modo da avere a disposizione più posti letto possibile, soprattutto quelli «tecnologici per pazienti complessi che necessitano di monitoraggio dei parametri vitali».
Sono esclusi da questo divieto: 1) gli interventi oncologici urgenti o di alta specialità (quelli salvavita o non rinviabili a giudizio del medico); 2) le attività ambulatoriali urgenti e oncologiche da riorganizzare garantendo le distanze di sicurezza minima di 1 metro fra pazienti.
Dove possibile devono essere mantenute sul territorio le attività di prelievo di sangue e le attività ambulatoriali territoriali.
MENSA UNIVERSITARIA
Fino al 15 marzo le mense universitarie a gestione diretta e anche in appalto dovranno garantire i pasti agli studenti borsisti con il sistema «da asporto».
AUTOCERTIFICAZIONI
Infine, vista l’emergenza viene prorogata fino al 30 giugno la validità delle autocertificazioni delle fasce di reddito (valida per il pagamento dei ticket e delle prestazioni sanitarie). In condizioni ordinarie sarebbe scaduta il 31 marzo. —
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