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Coronavirus, smart working? Var Group: "Noi lo facciamo, in Toscana ci seguono"

Francesca Moriani
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Francesca Moriani

600 dipendenti delle filiali del Nord dell’azienda di Empoli lavorano da casa. «In 10 giorni gli ordini dei nostri portatili sono cresciuti del 48%»  

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EMPOLI. Nelle sedi di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, hanno consigliato ai propri dipendenti di lavorare da casa. Questione di sicurezza e senso di responsabilità nei confronti dei loro familiari e dei colleghi. Da ieri 600 dipendenti ogni giorno possono scegliere cosa fare. Var Group, sede a Empoli, 2. 200 dipendenti in Italia, un giro d’affari da 343 milioni di euro al 30 aprile del 2019, non si è fatta trovare impreparata dal Coronavirus. Var Group è la buona notizia in un bollettino continuo di contagi. Francesca Moriani, ceo dell’azienda, è appena uscita da una riunione. In video conferenza, ovviamente.

Moriani a Empoli avete attivato lo smart working?

«No. Non c’è ancora la necessità ma siamo ovviamente pronti. Da noi è un metodo di lavoro molto gradito specialmente dai giovani: quasi tutti hanno gli strumenti e l’approccio giusto per lavorare da casa. Ovviamente dipende dalle mansioni e dal tipo di lavoro ma nell’arco di 24 ore abbiamo dotato tutti i nostri dipendenti degli strumenti necessari, stiamo terminando di fare il check per coloro che non hanno l’Adsl a casa».

Ci sono richieste per rimanere a casa dopo la chiusura delle scuole per stare con i propri figli?

«Non abbiamo avuto queste richieste e preferiremmo averle per casi particolari. Andremo a valutare i singoli casi compatibilmente con le esigenze dell’azienda. A Milano dove le mansioni sono più commerciali e di sviluppo applicativo, prima del Coronavirus, i nostri dipendenti potevano scegliere di lavorare da casa fino a un giorno a settimana. Questa situazione sta cambiando il modo di lavorare anche a Empoli: i clienti stanno cancellando i meeting e gestiamo tutto in video».

Lo smart working si può applicare in ogni azienda?

«Molto dipende dal contesto e dal tipo di lavorazione, nella logistica mi pare molto difficile. Adesso stiamo facendo degli esperimenti per trasformare anche gli eventi: dalla presenza fisica a quella digitale. Stiamo facendo una sperimentazine con Ibm...»

Mi sta dicendo che in alcune realtà andare in azienda è superato?

«È un modo per ridurre drasticamente gli spostamenti con un miglioramento della qualità della vita (pensi a chi è lontano dal posto di lavoro) e anche dal punto di vista dell’inquinamento. Insomma, diciamocelo, si può fare ma il confronto dei dipendenti all’interno dell’azienda vivendola fisicamente è centrale. Lo smart working credo sia positivo per alcune tipologie di lavoro ma comunque per periodi di tempo limitati».

È possibile in poco tempo rendere i dipendenti di un’azienda in grado di lavorare da casa?

«Lo è se già una parte dei dipendenti lo fa ed è strutturata per farlo. Noi abbiamo potuto organizzare 600 persone perché la gran parte aveva già i portatili e la possibilità di fare collegamenti video con molte persone contemporaneamente anche dagli smartphone. Insomma eravamo pronti».

Questa esperienza sta cambiando la mentalità degli imprenditori sullo smart working?

«Negli ultimi 10 giorni abbiamo avuto un aumento di ordini per i portatili del 48% di cui una bella percentuale per permettere ai genitori di lavorare da casa. Anche da aziende toscane grandi ma non ancora strutturate per farlo».
 

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