Il Tirreno

Toscana

Toscana salute

Cataratta, la carica di 40mila in Toscana

Gian Ugo Berti
Marco Nardi, direttore a Pisa del dipartimento di oculistica e Giamberto Casini, oculista
◗
Marco Nardi, direttore a Pisa del dipartimento di oculistica e Giamberto Casini, oculista

L’opacizzazione del cristallino (la lente all’interno dell’occhio) è un problema in crescita sia per l’invecchiamento della  popolazione, sia per il cambiamento degli stili di vita. Non si risolve coi farmaci: serve la chirurgia, risolutiva nel 99% dei casi

3 MINUTI DI LETTURA





Per alcuni è un “banale” intervento, per altri un’operazione sicura e c’è chi, preoccupato, chiede di operarsi «il prima possibile». Sono estremi da chiarire. La cataratta - spiega Marco Nardi, direttore dell’Unità Operativa di Oculistica Universitaria all’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana - è una opacizzazione della lente (il cristallino), situata all’interno dell’occhio. La frequenza è in progressivo aumento sia per l’innalzamento della età media, sia per mutati stili di vita. Non risente di terapia medica, è problema chirurgico. Sono circa 40 mila all’anno in Toscana, con successo in oltre il 99% dei casi. Non c’è urgenza, tranne casi particolari e la scelta è determinata dalle esigenze visive del paziente e dalla intenzione ad operarsi. E non è nemmeno “banale” - aggiunge Nardi - in quanto implica tecnologie sofisticate, necessita di perizia e strumenti potenzialmente molto lesivi. La sonda a ultrasuoni frantuma cataratte anche molto dure e quindi costituisce un pericolo costante.

Al contrario - ammonisce Nardi- in medicina la sicurezza è un fatto statistico, mai assoluta e le complicazioni sono presenti anche nelle casistiche migliori. Un intervento è sicuro quando le complicazioni si hanno in percentuale accettabile: difficilmente accettabile dal singolo paziente che l’abbia avuta. Ci sono quelle “complicate” e vari possono essere i motivi che innalzano il rischio operatorio e in alcuni casi si tratta di interventi con difficoltà veramente elevate.

Oggi, la quasi totalità viene eseguita con la facoemulsificazione: la frantumazione e aspirazione all’interno dell’occhio della parte interna del cristallino che sarà poi sostituito da una lente intraoculare artificiale. Il femtolaser – prosegue Nardi - può essere usato per fare le incisioni sulla cornea, l’apertura della capsula anteriore e ammorbidire il nucleo facilitandone l’ aspirazione con la tradizionale sonda ad ultrasuoni. Non viene normalmente usato in strutture pubbliche perché prolunga abbastanza i tempi operatori (il paziente va spostato dal laser al microscopio) e non dà risultati sensibilmente migliori dell’intervento tradizionale; per contro, sono possibili complicazioni specie durante la curva di apprendimento del chirurgo.

Importante svolta sono le lenti intraoculari: anni fa erano disponibili solo le sferiche (correggevano miopia e ipermetropia, ma non astigmatismo o presbiopia); da più di un decennio esistono quelle che correggono astigmatismo (lenti toriche) e presbiopia (lenti multifocali). Sono le “lenti premium”. Fra queste -specifica Nardi - le astigmatiche, anche se spesso si limitano a ridurre l’astigmatismo pur non eliminandolo del tutto. Offrono vantaggi, ancora più apprezzati in casi complessi come pazienti con cheratocono o quelli con astigmatismo residuo a trapianto di cornea.

Le multifocali - precisa Nardi - necessitano di accurata spiegazione. Il paziente quando parla di multifocali pensa alle lenti degli occhiali ove, ruotando, l’occhio usa una parte diversa dell’occhiale con differente potere refrattivo. Le lenti intraoculari, dal canto loro, sono solidali con l’occhio e la multifocalità si ottiene con sistemi che sdoppiano o moltiplicano i fuochi: ad esempio, in molte lenti multifocali il 40% della luce viene mandato sul fuoco per lontano, simultaneamente un altro 40 % della luce viene mandato sul fuoco per vicino mentre un 20% viene disperso. Si ha così una visione mischiata che può non essere soddisfacente per i pazienti con elevate esigenze visive. Pertanto tali persone devono essere accuratamente selezionate per evitare una insoddisfazione postoperatoria.

Il sistema sanitario nazionale generalmente non fornisce le lenti premium non essendo comprese nei LEA: in alcuni ospedali - continua - è possibile averle, pagando modica cifra (compartecipazione alla spesa). È evidente il vantaggio per chi non abbia necessità di rivolgersi a strutture private, pagando totalmente il costo ed ottenendo il trattamento solo con una piccola compartecipazione alla spesa. —

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini