Il dolore
Coronavirus, il turismo in Toscana rischia un danno da un miliardo di euro
L’allarme di Confindustria: dimezzate presenze e prenotazioni negli alberghi “Congelati” decine di migliaia di contratti per i lavoratori stagionali
Dimezzate a marzo le prenotazioni delle notti sulla costa. In tutta la regione decine di migliaia i contratti per i lavoratori stagionali “congelati” e un crollo stimato delle entrate per il mancato arrivo dei turisti pari a 1 miliardo di euro nel periodo da febbraio a dicembre 2020. A subire i danni maggiori, per l’allerta coronavirus, sono le città d'arte: Firenze (le prenotazioni a marzo andranno giù del 60%), Pisa e Siena. Ma tempo un paio di mesi - se non ci sarà un’inversione di tendenza - il crollo dei turismo travolgerà il litorale con la stagione estiva a rischio disastro. L’infezione che affligge l’Italia fa male, anzi, fa malissimo al turismo alberghiero toscano. Tra dati raccolti a campione e stime di previsione il presidente della sezione albergatori di Confindustria Firenze, Giancarlo Carniani, e il presidente del Consorzio Firenze Albergo, Giovanpaolo Innocenti, fanno il punto della situazione.
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«È peggio dell'11 settembre. È peggio del terrorismo islamico. L'epidemia del coronavirus crea una paura incontrollabile perché è invisibile, asintomatica, ubiqua. Il crollo dei turisti è evidente. I nostri alberghi sono in grado di reggere altri 2 mesi, poi non sappiamo cosa succederà». Carniani e Innocenti lanciano l'allarme: sgomentano le immagini di piazza Duomo e via Calzaiuoli semideserte a Firenze o di piazza dei Miracoli senza turisti a Pisa.
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IL QUADRO DEL DISASTRO Baristi, camerieri, cuochi, receptionist. Gli albergatori li avevano selezionati. I contratti erano pronti e gli stagionali stavano per entrare in servizio. Ma fermi tutti. Niente firma per ora. I contratti sono congelati. «Sono migliaia e migliaia i contratti stoppati a Firenze. In tutta la regione si arriva ad alcune decine di migliaia» dice Carniani. Quando si potranno sbloccare? «E chi lo sa. Se l'allarme coronavirus non cala, il turismo continuerà a crollare e non sapremo cosa fare con gli stagionali», risponde il presidente degli albergatori di Confindustria Firenze. C'è chi ha chiuso un albergo per un tempo indefinito tenendone aperto un altro vicino: «Così si mette i turisti in un albergo solo», dice Carniani. Una parte dei dipendenti è stata mandata in ferie. E poi c'è la crisi dell'indotto. Le aziende che forniscono cibo e bevande, quelle che puliscono, le lavanderie, le aziende della manutenzione che non hanno niente da fare perché gli alberghi sono semivuoti. Un esempio? «Prendiamo i fornitori alimentari a Firenze. Lavorano a settimana. Il lunedì hanno di solito tra i 25 e i 30 ordini. Questo lunedì ne hanno avuti 3», ammette Innocenti. E pensare che il 2020 era un anno positivo. C'era il boom dei cinesi, il turismo made in Usa era florido. Ora invece agli albergatori cominciano a tremare i polsi. A Firenze il crollo delle entrate, da febbraio a dicembre, è stimato sui 200 milioni di euro. In Toscana si raggiunge il miliardo.
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L'EDITTO DI TRUMP
Questi dati sono colpa anche di Trump.«Altro che decreto. Quello di Trump è un editto», accusa Carniani. Già, un editto. Un ordine che vieta l’Italia agli americani. È sicuro che c'è un prima e un dopo Trump nella conta del crollo dei turisti anche in Toscana. Da sabato 29 febbraio, cioé dal giorno in cui il presidente americano ha firmato il decreto contro i viaggi nei Paesi a rischio coronavirus, sono piovute una marea di disdette dagli Stati Uniti. «Trump - spiega Carniani - ha inserito l'Italia tra i paesi dove è sconsigliato andare. Così i turisti americani disdicono il viaggio e hanno diritto al rimborso. Noi stiamo cercando di tenere botta. Chiediamo a chi vuole disdire di rimandare il viaggio di un anno. Accettano in tanti. Così – chiude Carniani - non perdiamo gli incassi». Non del tutto, almeno.
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