Sicurezza
Fuga di notizie, chiusa indagine su Lotti e Saltalamacchia
Secondo la Procuradi Roma l’ex ministro toscano nel 2016 avrebbe rivelato a Luigi Marroni, ex ad della società l’esistenza dell’inchiesta sui vertici della spa
ROMA. La procura di Roma ha chiuso l'indagine per rivelazione del segreto d'ufficio in concorso con un pubblico ufficiale rimasto ignoto, nei confronti dell'ex ministro dello Sport Luca Lotti e dell'ex generale della Legione Toscana dei carabinieri, Emanuele Saltalamacchia nell'ambito dell'inchiesta sulla fuga di notizie Consip. L'avviso di conclusione delle indagini, notificato nei giorni scorsi ai difensori di Lotti e Saltalamacchia (già imputati davanti al collegio dell'ottava sezione penale del tribunale per favoreggiamento) è la conseguenza del provvedimento con cui il gip Gaspare Sturzo aveva detto no alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm Mario Palazzi e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo.
Secondo la procura, Lotti, il 3 agosto del 2016, avrebbe rivelato all'allora ad di Consip Luigi Marroni (ex assessore alla Salute in Toscana) «l'esistenza di un’indagine penale che interessava gli organi apicali passati e presenti di quella società e di un’ attività di intercettazione telefonica sull'utenza in suo uso». Quanto a Saltalamacchia, la procura ritiene che abbia rivelato nell'estate del 2016 a Marroni che la procura di Napoli indagava su Consip. Il tribunale, che ha aggiornato il processo al 30 giugno in attesa che un gup si pronunci sulla nuova contestazione a Lotti e Saltalamacchia, ha anche separato la posizione dell'ex comandante generale dell'Arma, generale Tullio Del Sette, dal procedimento principale che chiama in causa anche Filippo Vannoni, il presidente (all'epoca dei fatti) di Publiacqua, società partecipata del Comune di Firenze e l’imprendire di Scandicci, Carlo Russo (che risponde di millantato credito). «L'interesse del mio assistito - dice l'avvocato Fabio Lattanzi, difensore di Del Sette - è una veloce definizione della sua posizione». Del Sette, che sarà giudicato da un altro collegio, è accusato di favoreggiamento e rivelazione di segreto per aver informato nell'estate del 2016, Luigi Ferrara, all'epoca presidente di Consip, che c'era un'inchiesta sul conto dell'imprenditore campano Alfredo Romeo e di essere cauto «nelle comunicazioni a mezzo telefono». —
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