Coronavirus, Federalberghi toscana: «Il turismo come la zona rossa, misure urgenti o è il disastro»
Daniele Barbetti: «Già persa gran parte della stagione, soprattutto dall’estero. E c’è chi non aprirà a Pasqua»
FIRENZE. Il turismo è come un’unica zona rossa e come tale va trattato, perché si rischia il disastro. Servono misure straordinarie, e anche in tempi brevi, perché l’effetto coronavirus si sta abbattendo sull’intero settore come uno tsunami. Lo dice con chiarezza Daniele Barbetti, presidente regionale di Federalberghi e titolare di alcuni hotel a Chianciano Terme: «Nelle città d’arte, che in questo periodo e poi in primavera sono sempre le più visitate, le imprese del turismo sono in ginocchio, ma gli effetti arriveranno presto anche nelle zone stagionali, tanto che, i segnali sono molto chiari, molti alberghi potrebbero non aprire a Pasqua (cade il prossimo 12 aprile, ndr), per mancanza di prenotazioni. E quelle che avevano sono state in gran parte disdette».
Il turismo non è il manifatturiero. Non si recupera “qualcosa” più avanti, magari posticipando una spedizione. Quando ci sono le cancellazioni, si perde l’intera stagione.
Firenze, per esempio si è vista annullare tutta la pianificazione congressuale di marzo, un centinaio di eventi. E i grandi tour operator internazionali stanno disdicendo l’intera programmazione, fatta da tempo, in particolare dagli Stati Uniti, da Israele e dalla Russia, i paesi che hanno inserito l’Italia come destinazione a rischio. Così, da un giorno all’altro, spariscono le prenotazioni di mesi. Le agenzie di viaggio, nel giro di pochi giorni, hanno perso tutte le gite scolastiche. E gli alberghi sono vuoti, tanto che le grandi catene, che nelle città hanno più di un hotel, concentrano tutti in uno solo e chiudono gli altri. «Servono misure straordinarie – dice Barbetti –, perché adesso stiamo chiedendo di smaltire ferie e permessi al personale, ma abbiamo 10-15 giorni di autonomia, perché queste sono solo misure tampone. I più piccoli rischiano di chiudere. Per il personale servono la cassa integrazione straordinaria e il fondo integrativo salariale, in deroga. Deve essere chiaro, il turismo va considerato come un’unica zona rossa, il Governo deve predisporre gli stessi interventi che ha attuato nelle zone più “a rischio” per tutto il settore, per consentire alle imprese di sopravvivere. Altrimenti sarà un’ecatombe».
Il sindaco Nardella, a Firenze, ha scelto di tenere aperti i musei, le scuole in Toscana non chiudono. Ma non basta. «Abbiamo apprezzato queste misure, ma stanno solo rimandando di qualche giorno il problema. Basti pensare che le università straniere stanno facendo rientrare gli studenti in patria, già adesso abbiamo alberghi con 200 camere che ne hanno 2-3 occupate. Per questo chiediamo anche la sospensione dei tributi locali, non abbiamo il lavoro per poterli pagare. E credo che un ragionamento vada fatto anche sulle utenze: acqua, luce, gas. Il Governo ha fatto qualcosa sulla parte contributiva, ma si tratta solo di una misura che ritarda i pagamenti. E anche le misure di Abi sui mutui sono benvenute».
Il credito può essere una soluzione per sopravvivere, in attesa che il mercato un pochino riparta, almeno con i turisti italiani: «Certo, una facilitazione di accesso al credito può portare ossigeno. Purtroppo non sarà possibile recuperare quanto è stato cancellato dall’estero, in questi casi la programmazione viene spostata altrove. Il danno è fatto, indietro non si torna. La speranza è che, piano piano, riparta almeno il mercato italiano, ma intanto le aziende hanno bisogno di essere sostenute. Intendo proprio tenute in vita. Perché la Toscana è bellissima, accogliente, sicura, ha un sistema sanitario fra i migliori al mondo, qui si può venire senza alcun rischio. Per questo credo, e spero, che tornerà a essere una delle mete più richieste dal turismo internazionale, ma rischia di arrivare alla fine della stagione con un tessuto ricettivo decimato. Allungando il disastro anche ai prossimi anni, distruggendo un’intera economia. Io parlo come Federalberghi, ma anche agriturismi, campeggi e, in parte, la ristorazione, almeno in alcune zone, stanno vivendo gli stessi giorni drammatici. Lo stesso le agenzie di viaggio. Non credo che la nostra regione se lo possa permettere, deve restare competitiva per essere pronta a intercettare una possibile ripresa, quindi il settore va sostenuto con tutti i mezzi».
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