Il Tirreno

Toscana

Armadio della Vergogna 

Franco Giustolisi e quei fascicoli nascosti per decenni

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Non ha mai mollato, Franco Giustolisi, giornalista de L’Espresso. Quando si iniziò a parlare, a metà anni ’90, di fascicoli “nascosti” sulle stragi nazi-fascite nella sede della Procura militare di Roma, palazzo Cesi-Gaddi, volle capire di che cosa si trattasse. E quando lo capì - fascicoli in un mobile con le ante rivolte verso la parete - Giustolisi gli dette il nome più appropriato: l’Armadio della Vergogna. Lì dentro stavano non solo i nomi dei morti, assassinati dai nazi-fascisti, ma anche i nomi dei possibili colpevoli. E le tracce di chi, all’interno dello Stato italiano, li aveva coperti. Almeno fino a quando, il pm della procura militare di La Spezia, Marco DePaolis, non ebbe il coraggio di iniziare a istruire i processi: Sant’Anna, San Polo, Farneta e molti altri. Tanti processi e tante condanne.



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