Sicurezza
Deve stare a casa per curare il figlio, ferie donate dai colleghi
Quasi tutti i 60 dipendenti del Comune si fanno avanti. L’ufficio personale deve arginare le offerte in eccesso
SERAVEZZA. Ha bisogno di stare a casa dal lavoro per prendersi cura del figlio malato. E non gli bastano le sue quattro settimane di ferie aggiunte a tutti i permessi possibili e immaginabili. Il piccolo ha bisogno di «cure costanti» per «particolari condizioni di salute». E allora i colleghi gli hanno fatto un regalo: gli hanno donato tempo. Otto giorni di ferie ceduti da cinque impiegati a un altro dipendente del Comune di Seravezza, in provincia di Lucca.
Quello stesso municipio balzato spesso alle cronache per la litigiosità dei suoi lavoratori (il dirigente che litiga con l’assessore con tanto di intervento di carabinieri; il dipendente, rimasto anonimo, che fa aprire un’inchiesta, poi archiviata, sui colleghi per presunti festini in orario di lavoro) ma che, adesso, nel momento del bisogno, dimostra di saper far squadra, di avere qualcosa da insegnare agli altri: la solidarietà. A maggior ragione perché nessuno (o quasi) di loro sa con certezza che sia il collega o la collega che ha bisogno di ferie in più. Lo scopriranno sicuramente. Ma per il momento hanno donato senza sapere chi riceverà il dono.
L’impiegato (di cui Il Tirreno non riporta dettagli per tutelare il minore), lo scorso dicembre, aveva protocollato infatti in forma anonima la richiesta di fruizione di 8 giorni di ferie solidali. Si sono offerti quasi tutti i sessanta dipendenti comunali di cedergliele. È stato l’ufficio personale a bloccare le donazioni, dal momento che le disponibilità manifestate erano di gran lunga maggiori rispetto alla richiesta.
Una storia che ricorda tanto quella da cui è nato l’istituto della ferie solidali. Quella di Mathys Germain, un bimbo francese di 10 anni gravemente malato al cui padre, che aveva terminato ferie e permessi, furono regalate dai colleghi le ore di riposo, affinché potesse continuare a stare accanto al figlio. Una colletta solidale introdotta, come istituto, in Italia, nel 2015, prima nel settore privato, con il Jobs act. Poi anche nel pubblico, nel 2018, con il rinnovo dei nuovi contratti nazionali del pubblico impiego.
E adesso Seravezza fa scuola. «Non ero a conoscenza di questa iniziativa perché i dipendenti hanno fatto tutto nel pieno spirito della norma – commenta a Il Tirreno il sindaco del Comune della Versilia, Riccardo Tarabella –, ovvero mantenendo il massimo riserbo sul procedimento. Tant’è vero che chi ha donato le giornate di ferie non sa chi effettivamente ne beneficerà e, viceversa, il beneficiario o la beneficiaria non conosce i nomi dei colleghi che hanno donato il loro tempo. Devo dire di essere molto colpito dalla generosità dimostrata dal personale e dal loro slancio solidale. Mi complimento con loro». —
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