Gioco
Si finge la figlia di 14 anni per attrarre ragazzi sui social
La donna, oltre ad altri abusi, obbligava la ragazzina a fare foto provocanti che poi postava facendo credere di essere lei: condannata a sette anni
Costringeva la figlia quattordicenne a posare per foto pornografiche, poi si spacciava per lei sui social e usava quelle immagini per conoscere giovani uomini. La protagonista della storia è una madre di 54 anni, residente in provincia di Firenze. Il tribunale del capoluogo toscano le ha inflitto una pena a 7 anni di reclusione, con le accuse di pornografia minorile, sostituzione di persona e maltrattamenti in famiglia. La ragazzina, oggi ventenne, dopo che erano emerse le violenze fu affidata al padre, risultato estraneo ai fatti.
Gli abusi che hanno portato al processo risalgono al 2014. Secondo le indagini, coordinate dal pm della procura di Firenze Eligio Paolini, la madre usava la figlia e ne abusava perché spinta dalla volontà di conoscere ragazzi e giovani uomini. Così la quattordicenne era diventata lo strumento per soddisfare le sue perversioni. Nel corso del tempo la madre l’avrebbe indotta a farsi scattare foto nuda, anche a carattere pornografico, o comunque che la ritraevano in atteggiamenti fortemente provocatori. Archiviate le immagini nella memoria del suo pc, la cinquantaquattrenne entrava nel profilo Facebook della figlia usando i dati del suo account, e si spacciava per lei. Protetta dall’identità della figlia, la donna chattava con vari uomini, con una netta preferenza per quelli giovani, per poi attirarli a sé inviava loro tramite i canali dei social le foto hard della ragazzina, facendo credere di essere lei.
Ma il suo potere sulla figlia andava anche oltre. Per l’accusa, la mamma voleva controllare tutta la sua vita. La spingeva a vestirsi in modo equivoco, non consono alla sua giovanissima età. Voleva a tutti i costi che fosse provocante, che trovasse un ragazzo, nonostante fosse poco più che una bambina. Pensava che se non ci avesse pensato lei, la figlia non sarebbe mai stata in grado di trovare nessuno. E allora si dava anche da fare per procurarglielo, il fidanzato. Fino a che non trovò un diciannovenne, anche lui residente in provincia di Firenze. Alla figlia non piaceva per niente, ma la madre la costrinse a frequentarlo. Così nell’agosto del 2014 i due andarono a cena insieme. La ragazzina rimase così turbata che ebbe uno choc emotivo tale da rendere necessario un ricovero all’ospedale pediatrico Meyer.
Nonostante questo, la madre non venne meno ai suoi propositi di controllo sulla figlia. Così convinse il fidanzato che aveva scelto per lei ad andarla a trovare nella struttura sanitaria dove era stata poi ricoverata per la convalescenza, dopo aver indotto anche la figlia ad acconsentire alla visita. In quell’occasione il giovane la afferrò di peso alzandola dalla sedia a rotelle sulla quale si trovava temporaneamente, visto il suo stato di salute, la buttò sul letto e poi la baciò. Per quel fatto anche il diciannovenne è stato iscritto sul registro degli indagati dal pm Eligio Paolini nell’ambito dell’inchiesta, con l’accusa di violenza sessuale aggravata.
Per lui come per la madre della giovane la procura chiese il rinvio a giudizio. Il giudice per l’udienza preliminare tuttavia prosciolse il giovane, dopo averlo giudicato incapace di intendere e di volere. Così la vicenda giudiziaria è andata avanti per la sola donna, finita a processo e ora condannata dal tribunale di Firenze in primo grado a una pena di sette anni di reclusione. —
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