Sicurezza
Coronavirus: i 6 contagiati toscani in buone condizioni. Il calciatore: "Sono in forma, posso giocare"
Ne è uscito l'informatico di 49 anni di Pescia. 863 in isolamento, 23 sono sanitari per il paziente rimasto ore in pronto soccorso a Careggi
FIRENZE. Certo, due nuovi casi. La contabilità del coronavirus continua a salire anche in Toscana, ieri ha raggiunto quota 6, con un calciatore della Pianese risultato positivo dopo la trasferta in Piemonte e un 44 enne di Torre del Lago rientrato qualche giorno fa da Vo’ Euganeo, il focolaio veneto. Ma keepcalm, calma, si guarisce. Non solo l’80% di chi è stato infettato sviluppa la malattia con una forma simile all’influenza se non addirittura in forma più lieve, ma spesso se ne esce senza conseguenze.
Lo dicono i numeri. Quelli forniti nell’ultimo bollettino dal commissario per l’emergenza Angelo Borrelli e quelli illustrati dalla Regione sulle condizioni dei pazienti ricoverati in Toscana dopo essere risultati postivi ai test. A ieri erano 650 le persone contagiate in Italia, di cui 6 in regione. Ma se è salito a 17 il bilancio nazionale dei morti – tutti con un quadro clinico complicato da patologie precedenti – è arrivato a 45 quello dei guariti. In Toscana ne è già uscito l’informatico di 49 anni di Pescia che ha contratto il virus durante un seminario a Codogno. Resta in isolamento all’ospedale di Pistoia, ma solo in attesa che la carica virale si abbassi fino a non renderlo più contagioso. Perché da ieri si sa qualcosa in più sul Covid-19. Non solo al Sacco di Milano è stato isolato il ceppo italiano, ma dalla Cina arriva un nuovo studio. E si sa che il 14 per cento dei pazienti guariti da Covid-19 e per questo dimessi dall’ospedale sono risultati positivi al virus in test condotti una volta fuori dalle strutture. In particolare, sono state trovate tracce del virus nelle loro feci, hanno rivelato le autorità sanitarie del Guangdong. Non è ancora chiaro come questo possa avvenire e quali siano le implicazioni. Questi soggetti sono ora portatori sani?«In condizioni igieniche normali, la via di contaminazione oro-fecale sarebbe comunque minoritaria», spiega Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare del Cnr di Pavia. «Potrebbe diventare un problema in condizioni sanitarie più deboli». Ma anche gli altri cinque toscani ricoverati in isolamento stanno bene. E ieri perfino uno come il virologo Roberto Burioni, fra i fautori del rigore, ha precisato: «Sono il primo a dire che il coronavirus non è un raffreddore. Ma questo non significa che sia la peste».
In Toscana per ora sono 863 le persone in isolamento a casa: 304 prese in carico attraverso il numero dedicato delle Asl; 193 sono i contatti stretti dei casi positivi probabili o confermati (4 vanno ancora confermati dall’Istituto superiore di Sanità), 366 bambini e studenti e loro familiari, tutti di origine cinese e per i quali l’isolamento è scattato grazie alle segnalazioni arrivate alla Asl dai dirigenti scolastici, perché allievi di ritorno dalla Cina.
In regione restano aperti però due casi di pazienti 1 privi di un paziente 0. Lo sono lo studente norvegese iscritto ad Architettura a Firenze e ricoverato a Ponte a Niccheri, anche se l’ipotesi è che possa aver contratto il virus in areo andando o tornando dal paese di origine. E lo è l’imprenditore fiorentino di 63 anni anche lui in isolamento nell’ospedale di Bagno a Ripoli. Un rebus rintracciarlo fra i suoi contatti. Anche se adesso la task force regionale è impegnata nel tentativo di contenere il contagio innescato dal terzo caso toscano, un vicino del 63enne, un italobrasiliano isolato a Careggi in malattie infettive ma solo dopo aver passato alcune ore in pronto soccorso senza particolari protezioni.
Motivo? Nessuno dei sanitari poteva sapere che fosse a rischio. Nemmeno lui lo sapeva. Arrivato in ospedale lunedì, è rimasto - con la mascherina - prima in sala d’attesa per un po’ e nel tardo pomeriggio trasferito in osservazione breve, dove ha trascorso tutta la notte fino a martedì mattina, quando la moglie lo avvertito e lui ha potuto raccontare che l’amico con cui aveva cenato poche sere prima era risultato positivo al virus. Solo a quel punto, in pronto soccorso hanno potuto far scattare le procedure previste per i casi sospetti il percorso protetto e l’isolamento. Costringendo però la direzione a mettere in quarantena cautelativa 23 sanitari venuti in contatto con lui. «Questa vicenda – dice il dg di Careggi, Rocco Damone – conferma la validità delle indicazioni regionali e la correttezza della loro applicazione da parte del personale di Careggi che ringrazio per l’impegno, in un momento così complesso dal un punto di vista umano e professionale. Pertanto si invitano le persone che hanno sintomi influenzali e malattie croniche respiratorie a rivolgersi ai numeri unici delle Asl».
COME STANNO I 6 PAZIENTI TOSCANI
Infettato a Vo’, isolato a casa: è in salute
È uno degli ultimi "positivi" eppure ha praticamente già superato la malattia, tanto che non è mai stato ricoverato in ospedale. È il 44enne che da giorni è chiuso in quarantena nella sua casa di Torre del Lago. L’uomo ha contratto il virus a Vo’Euganeo, il paesino in cui si è acceso uno di focolai più grandi di Italia. Lavora in un birrificio del Comune veneto e qualche giorno fa è tornato prima che venisse dichiarato zona rossa. Non è insomma un "evaso". L’uomo ha avuto i primi sintomi lunedì, poi con l’arrivo della febbre alta ha avvisato la Asl, che gli ha fatto il tampone a domicilio, risulTato positivo. È in buone condizioni, la temperatura è tornata nella norma e non c’è necessità di ricovero.
Il calciatore «Sono in forma posso giocare»
Ieri ha chiamato il mister. «Non ho più febbre, posso allenarmi», ha sorpreso tutti ieri il calciatore di 22 anni della Pianese ricoverato ieri mattina alle Scotte di Siena dopo essere risultato positivo al tampone. Sì perché dopo la febbre e il malessere accusato sabato ad Alessandria che lo hanno costretto a rimanere in hotel e a saltare la partita con la Juventus Under 23, le sue condizioni si sono aggravate fino a martedì. Ma nulla di che: febbre e tosse, abbastanza però per convincerlo a chiamare l’Asl e a chiedere il tampone. «L’ho fatto più perché condizionato dal clima che per le mie reali condizioni», ha confidato al mister. Ma da ieri, appunto, non ha più febbre e oggi potrebbe essere dimesso.
Ha la polmonite interstiziale ma è stabile
È il paziente che finora presenta il quadro clinico più serio: una polmonite interstiziale, ma dall’ospedale di Ponte a Niccheri fanno sapere che è stabile, non è in terapia intensiva, non è intubato, è in isolamento come da procedura, ma si sta lentamente riprendendo e dando lievi segni di miglioramento. Sono queste le condizioni dell’imprenditore fiorentino di 63 anni, ricoverato da lunedì all’ospedale Santa Maria Annunziata di Bagno a Ripoli dopo essere risultato il primo caso di coronavirus in Toscana. Sottoposti a tampone, sono negativi i figli e la moglie e, ad esclusione di uno, non hanno accusato sintomi del virus.
Lo studente norvegese non ha febbre
Zero febbre. Già ieri i medici di Ponte a Niccheri meditavano di dimetterlo, se resta ancora ricoverato e in isolamento nel reparto di malattie infettive è perché gli esperti vogliono evitare che il 26enne norvegese iscritto ad Architettura a Firenze finito in ospedale martedì sera dopo essere stato trasportato in ambulanza a Bagno a Ripoli dal pronto soccorso del Santa Maria Nuova possa ancora essere contagioso. Tornato dalla Norvegia una settimana fa, potrebbe aver contratto il virus in areo. La febbre l’ha avuta, lunedì e martedì, ma lieve e non gli ha impedito di andare a lezione e in giro per pub e ristoranti. Tanto che sono almeno una cinquantina i contatti finiti in quarantena.
Si è ammalato a Codogno, ora è fuori pericolo
È stato uno dei primi due casi toscani. E soprattutto una scintilla del focolaio-Italia, come è stato ribattezzata la zona rossa del lodigiano da cui è esploso il primo contagio italiano. Ma adesso è già guarito. Tornato da Codogno, dove è stato tre giorni per lavoro, l’informatico di Pescia resta ricoverato nel reparto di malattie infettive di Pistoia solo per precauzione. Non ha più febbre, tosse, nessun sintomo. Il 49enne ha reagito bene alle terapie, anche se non è maio stato in condizioni preoccupanti. L’isolamento è una misura utile soprattutto a contenere ancora il rischio contagio, visto che alcuni studi confermano che nei malati la carica virale resta anche dopo la scomparsa dei sintomi.
È quasi ok l’italobrasiliano a Careggi
È affetto da malattia respiratoria, ma sono buone le condizioni dell’italobrasiliano di 65 anni ricoverato a Careggi da martedì in isolamento a malattie infettive. Era arrivato in pronto soccorso senza sapere di essere stato contagiato da un uomo da poco risultato positivo. Sottoposto al pre-triage presentava febbre e raucedine da alcuni giorni, non tosse, non difficoltà respiratorie. Non i sintomi classici del coronavirus. Al paziente come da procedura aziendale è stata applicata la maschera chirurgica. Il suo quadro clinico non ha mai destato preoccupazioni, resta in isolamento per precauzione dato che un mese e mezzo fa è stato sottoposto a un intervento di angioplastica.
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