Il Tirreno

Toscana

Turisti in fuga dalla Toscana, eventi cancellati, export in crisi: quanto ci costa il virus della paura

Mario Neri
Turisti in fuga dalla Toscana, eventi cancellati, export in crisi: quanto ci costa il virus della paura

Eventi e prenotazioni cancellati, negozi vuoti. Francesco Bechi, presidente di Federalberghi a Firenze: «Mi sembra quasi di rivivere la crisi del 2008»

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FIRENZE. Hanno cancellato “Taste”, la fiera gastronomica dedicata al gusto. Slitta a giugno. E pure “Testo”, il salone del libro in programma alla Leopolda. Perché nessuno ha voglia di gustare qualcosa in questo amaro senso di precarietà, di divagare fra le righe di un romanzo in questa epidemia di informazioni, infodemia l’hanno chiamata, un’onda di continue misure d’emergenza, notizie vere e pure fake propagate sui social con la psicosi da coronavirus.

Nessuno sembra neppure volerla più vedere, ammirare la bellezza di Firenze e della Toscana. «Siamo l’unica nazione europea ad aver dato l’immagine di un Paese off limits, blindato, sotto scacco. Anche se tornassimo alla normalità, serviranno mesi per recuperare i danni causati da questa comunicazione dissennata fornita anche dalle istituzioni all’esterno. Mi sembra quasi di rivivere la crisi del 2008. A Firenze gli stranieri non vengono più o quasi, gli alberghi sono vuoti, stanno ricevendo centinaia di cancellazioni e nessuno prenota più nonostante tutti gli esperti parlino di una sindrome con effetti, per la stragrande maggioranza dei contagiati, poco più seri di una banale influenza», lancia l’allarme Francesco Bechi, presidente di Federalberghi in città.

Ovvio, basta il colpo d’occhio. Basta un passaggio veloce in centro alle 10, in via de’ Calzaiuoli, sotto il campanile di Giotto per capire quanto il virus della paura stia condizionando il nostro futuro più di quanto stia incidendo davvero sulla salute dei cittadini il microrganismo venuto dalla Cina. Fino a ieri brulicanti di turisti in cui era quasi impossibile camminare senza intoppi, oggi spazi di una città di un’altra epoca. Niente folla, niente file nei bar, nei ristoranti, niente isterica caccia ad un parcheggio. Perfino a Santa Maria Novella si trova posto. Eppure, questo quasi vuoto quasi estetico, dice Bechi, sta sprofondando un pezzo di economia toscana. Il Covid-19, oltre a quelle note nella contabilità sanitaria, miete anche vittime invisibili: i posti di lavoro. «Chiederemo alla Città metropolitana una moratoria sulla Tari e l’Imu, e che la tassa di soggiorno sia destinata al fondo per la cassa integrazione in deroga. Noi ai posti di lavoro ci teniamo, ma ai numeri di bilancio non si sfugge», continua Bechi. E anche solo quelli registrati ieri sono impietosi. Trenta hotel medio piccoli hanno ricevuto cancellazioni per 1 milione di euro. Un albergo, da solo, una disdetta da 200mila. «La crisi ha fatto crollare le tariffe e riportarle allo stesso livello sarà difficilissimo. Le mutazioni sono tali che alcuni potrebbero essere costretti a vendere».

Ma il turismo non è l’unico settore in preda al contagio. Ieri le categorie, riunite con l’assessore regionale al turismo Stefano Ciuffo e il presidente toscano Anci Matteo Biffoni, hanno chiesto una sospensione delle tasse regionali e locali per le imprese. «Collaborazione», hanno assicurato. Dalla moda al vino, dall’high tech alla manifattura, la Toscana rischia di precipitare in una spirale recessiva. «Non facciamoci comandare dai toni allarmistici - dice Alessio Marco Ranaldo, presidente di Confindustria Toscana - affidiamoci al rigore della scienza. In gioco c’è l’immagine che la Toscana offre ai mercati mondiali. Servono provvedimenti concreti».

Perfino i rider delle consegne in bici lamentano con il sindacato Uiltucs un «calo di lavoro e tutele», «le piattaforme hanno tolto il minimo orario» al proletariato della Gig economy. Confesercenti stila «un bollettino di guerra»: le guide turistiche hanno subito un calo del 90% a causa del blocco gite e per le disdette, gli alberghi del 50%; l’abbigliamento del 40% nel centro storico; ristoranti e bar del 30%, –80% quelli cinesi. Non solo. Stanno scomparendo gli eventi. In regione ne sono saltati 300, stima Confindustria turismo. Fiere, convegni, presentazioni di prodotti, seminari tra aziende, manifestazioni sportive e spettacoli. «Muovono un giro d’affari da 10 miliardi - dice Stefano Gabbrielli, coordinatore toscano del turismo per Confindustria - Non è una cosa da poco, perché il comparto vale il 25% dell’intera economia del turismo. E sta crollando».

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