Lutto
Coronavirus: a Careggi un contagiato sta una notte senza essere isolato
Lo trattano come un cardiopatico: 23 operatori sanitari sotto osservazione. In Toscana i contagi salgono a quattro, oltre 300 persone in quarantena a casa
FIRENZE. Due nuovi casi di coronavirus, due possibili falle nella bolla di sicurezza costruita dalle procedure per contenere il contagio. Una, peraltro, dove non dovrebbe mai aprirsi: in ospedale. Non almeno seguendo la scia del caso Codogno, quello che ha acceso il focolaio-Italia. Perché fra le oltre 300 persone finite in quarantena finora in Toscana per il rischio di diffusione del coronavirus - e dove da mercoledì si registrano 4 “positivi”, i primi due confermati dall’Istituto superiore di Sanità - ci sono anche una ventina di infermieri e medici di Careggi.
Alcuni in isolamento fiduciario, altri costretti alla sorveglianza obbligatoria da un domino senza colpe, innescato da un microrganismo “intelligente”, capace di diffondersi dietro sintomi lievissimi, spesso camuffato da un banale raffreddore, e nell’80% dei casi senza (o quasi) conseguenze per la salute. Come sta succedendo al terzo positivo in Toscana. Un vicino di casa dell’imprenditore fiorentino di 63 anni ricoverato da lunedì a Ponte a Niccheri con una polmonite ma stabile, e con cui l'uomo aveva pranzato qualche giorno fa: 65 anni, è isolato in un letto di malattie infettive di Careggi da martedì. Praticamente senza sintomi. E appunto non sono le sue condizioni a preoccupare la task force dell’Asl Centro impegnata nell’indagine epidemiologica, ma la ricerca dei suoi contatti. Lo stesso assillo che anche oggi occuperà la giornata sull’altro nuovo caso: quello del 26enne norvegese iscritto ad Architettura a Firenze da agosto e rientrato qualche giorno fa dal paese di origine per una breve vacanza.
Ma andiamo con ordine. Ancora senza un paziente zero, esiste un paziente 2 contagiato dal 63enne fiorentino. Ma perché potrebbe aprire un crepa? L’uomo arriva a Careggi lunedì sera in taxi. Non ha febbre, solo un po’ di raffreddore, ma sente un malessere generale. Lo attribuisce a un intervento di angioplastica affrontato un mese e mezzo fa. Non sa ancora - nessuno ne ha dato notizia - che l’amico con cui ha pranzato è il primo “positivo”. Al pronto soccorso non comunica nessun rischio legato al coronavirus. Non può farlo, del resto. Lo filtrano al triage, e gli mettono una mascherina. E' un accesso semplice come molti. Medici e infermieri lo visitano con la mascherina, ma senza altre protezioni speciali. Niente calzari o tute anticontaminazione. Resta in osservazione tutta la notte. Gli esami diagnostici sono un rebus: tutto sommato sta bene. Alle 10.30 lo raggiunge la moglie. E lei sì, ha letto i siti, visto i tg. «Mio marito era col signore a Ponte a Niccheri».
Cambia tutto. Viene trasferito in malattie infettive e questa volta con un percorso isolato. Solo che nel frattempo è stato in una sala di attesa (è stato rintracciato chi c’era) e a contatto con sanitari ignari di avere a che fare con un possibile positivo. In serata, la conferma dal laboratorio di microbiologia. Positivo. Non lo sono invece né la moglie né i figli dell’imprenditore tornato da Singapore il 6 gennaio, uno dei quali frequenta un liceo rimasto col fiato sospeso due giorni. Resta il mistero sul paziente zero. Non c’è. E la pista dell’Asia non convince. Si spera nelle analisi sierologiche sugli anticorpi fatte su un dipendente di un camping che la famiglia gestisce sul litorale livornese. Certo, da 60 in quarantena, il raggio del potenziale contagio si è allargato a un centinaio di persone.
Sul caso l'azienda Careggi interviene spiegando di "avere attivato una quarantena domiciliare per 23 operatori che hanno prestato assistenza al paziente attualmente ricoverato a malattie infettive con una positività da confermare al virus Covid-19. In attesa della conferma da parte dell'Istituto superiore di sanità gli operatori rimarranno a casa con le tutele di salute ed economiche del caso. Sono buone le condizioni del paziente, affetto da malattia respiratoria".
"Lo scorso 24 febbraio - ricorda Stefano Grifoni, direttore del pronto soccorso di Careggi - si è presentato al pronto soccorso della nostra azienda un paziente di circa 60 anni. Sottoposto al previsto pre-triage presentava febbre e raucedine da alcuni giorni, non tosse, non difficoltà respiratorie. Al paziente come da procedura aziendale è stata applicata la maschera chirurgica. Dall'indagine condotta al pre-triage in applicazione della normativa sanitaria vigente risultava che il paziente non riferiva alcun contatto a rischio né provenienza da aree con trasmissione del virus e quindi veniva classificato come non sospetto Covid-19. Gli esami confermavano una modesta malattia respiratoria. Il paziente nel tardo pomeriggio è stato trasferito in Osservazione breve".
Nel corso del ricovero, prosegue Grifoni "il paziente con encomiabile senso di responsabilità, ha riferito al medico di aver appena appreso da un familiare che un conoscente, con cui aveva avuto un recente contatto stretto, risultava positivo al Covid-19. La persona era il paziente ricoverato il giorno precedente all'Ospedale Santa Maria Nuova, la cui notizia era intanto diventata di dominio pubblico. Nel frattempo gli operatori del pronto soccorso e la direzione sanitaria ricevevano analoghe informazioni dai rispettivi colleghi dell’ospedale santa Maria Nuova. Per questo il paziente di Careggi è stato immediatamente isolato e attivata la consulenza dell'infettivologo. Un paziente che era nella stessa stanza veniva prontamente spostato in camera singola e sottoposto al tampone, poi risultato negativo al Covid-19".
"In base alla consulenza infettivologica - ricorda il professor, Alessandro Bartoloni direttore delle malattie infettive di Careggi - è stato eseguito un tampone rinofaringeo per coronavirus e disposto il trasferimento nel reparto malattie infettive. Venivano contemporaneamente informati gli operatori che il paziente era dunque da considerarsi come caso sospetto di Covid-19 e quindi adottate le misure precauzionali previste dalla procedura. L'infettivologo ha inoltre indicato agli operatori di attendere la risposta del test prima di allontanarsi dai locali dell'assistenza per una migliore definizione dei contatti e del percorso successivo”.
“In attesa dell’esito del tampone è stata svolta - precisa Carlo Nozzoli, direttore del dipartimento dea di Careggi - un'accurata indagine relativamente ai contatti avuti dal personale in servizio con il paziente, distinguendo gli operatori che avevano svolto assistenza diretta dagli altri. Allo stesso tempo veniva svolta analoga indagine per individuare i pazienti eventualmente entrati in contato con il sospetto Covid-19, durante la sua permanenza in Careggi, tra cui anche il paziente risultato negativo. Dell’esito è stata data comunicazione all’Igiene pubblica. Il laboratorio di microbiologia ha comunicato la positività del test e gli operatori così identificati sono stati sospesi cautelativamente dalle attività lavorative e posti in quarantena domiciliare, in attesa di una valutazione ulteriore a cura della medicina del lavoro che ha confermato le misure già adottate”.
“Questa vicenda – conclude Rocco Damone, direttore generale di Careggi – conferma la validità delle indicazioni regionali e la correttezza della loro applicazione da parte del personale di Careggi che ringrazio per l’impegno, in un momento così complesso dal un punto di vista umano e professionale. Le attività del pronto soccorso di Careggi sono proseguite e continuano regolarmente come previsto. Pertanto si ribadiscono le indicazioni regionali che invitano le persone con sintomi para influenzali o malattie croniche respiratorie a rivolgersi al medico di famiglia e ai numeri di telefono attivati dalle aziende sanitarie”.
VIDEO. Il professor Lopalco: come comportarsi in caso di sintomi
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Un rebus,invece, il caso dello studente norvegese. Tornato in Norvegia 14 giorni fa, è atterrato a Peretola da 6 giorni, facendo scalo a Monaco. Non è escluso sia stato contagiato in aereo. Ha accusato febbre martedì sera, è stato trasportato a Ponte a Niccheri in sicurezza, ma ieri stava già meglio: stamani potrebbe essere mandato in isolamento nel suo appartamento dove vive da solo. «Solo che ha trascorso i giorni qui come farebbe un qualsiasi 26enne», dicono dall’Asl. Due volte in aula lunedì e martedì in via della Mattonaia ad Architettura, e prima una gita con quattro amici in macchina a San Gimignano, pub, ristoranti. Ieri in quarantena sono finiti gli amici dell'uscita senese e altri contatti. Ma sono 54 gli iscritti al suo stesso corso, bisognerà rintracciare chi era davvero a lezione, almeno 25 erano alla prima. L’elenco lo fornirà il rettore Luigi Dei, che si è rivolto ai ministeri della Salute e dell'Università. «È il primo caso in un ateneo italiano, aspettiamo indicazioni sulle misure da prendere». Chiusura? Non lo prevedono le nuove linee guida. Solo l’isolamento per i contatti stretti e prolungati. Ma è chiaro che il raggio toscano ora si allargherà oltre i 273 “isolati” finora in regione. Resta però in piedi un pilastro del nuovo corso: tamponi solo sui sintomatici. Stop ai falsi positivi.
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