Gioco
Venduta all'asta la collezione di Pratolini, addio alla mappa delle amicizie di una vita
Opere di Picasso, Rosai, Maccari, Guttuso spesso con autografi e dediche. Record per la scultura di Leonardi: 45.000 euro
FIRENZE. Più che una collezione era una mappa della propria vita. E certo dispiace che questa trama si sia sfilacciata, dispersa. «Ma l’asta ha avuto una partecipazione straordinaria, anche emotiva – dice Filippo Pananti - Molti acquirenti avevano conosciuto Pratolini o erano suoi ammiratori. Così in qualche modo, i pezzi sono andati al posto giusto». Sabato pomeriggio è stata messa all’asta alla Galleria Pananti di Firenze la collezione privata di Vasco Pratolini, lo scrittore di “Metello”, “Cronache di Poveri amanti” e “Le ragazze di San Frediano”: 121 opere con un filo conduttore artistico, la fiorentinità, ma con un collante ancora più forte, quello della biografia di Pratolini, la sua rete di relazioni culturali e anche di affetti. La collezione nella sua interezza era stata rilevata dalla casa d’aste fiorentina direttamente dagli ultimi eredi dello scrittore.
La sala di via Maggio era piena e tante sono state anche le chiamate per telefono e le offerte online. Il 90% dei pezzi messi all’incanto è stato venduto. Il record è andato alla “Dattilografa” di Leoncillo Leonardi, una scultura in ceramica del periodo neocubista, venduta a 35.000 euro più i diritti d’asta (45.000 il costo totale).
E che ci sia stata una partecipazione fortemente affettiva lo dimostra il fatto che praticamente tutte le opere sono state aggiudicate a un prezzo superiore, anche di 3 o 4 volte al valore di partenza e di mercato, proprio perché molte di queste opere erano impreziosite da dediche autografe, poesie, messaggi rivolti a Pratolini e portavano con sé un pezzetto della vita dello scrittore. E’ il caso del ritratto di Pratolini fatto da Ottone Rosai accompagnato dal messaggio “ti garba?” o dell’altro ritratto dello scrittore eseguito da Renzo Grazzini, anche questo aggiudicato a un prezzo tre volte superiore a quello di partenza. O della litografia di Alfonso Gatto che aveva sul retro una poesia autografa dello stesso Gatto.
Nella collezione erano testimoniate le amicizie che Vasco Pratolini aveva coltivato nell’arco della sua esistenza, dagli amici d’infanzia come Ottone Rosai fino alle conoscenze più tarde. Numerosi erano gli autori toscani e fiorentini come Caponi, Marma, Grazzini, Bozzolini, Marcucci e Venturi, ma ben rappresentati anche autori internazionali, da Picasso a Carrà, da Maccari a Guttuso, da Dorazio a Magnelli.
C’era un legame affettivo forte tra lo scrittore e la sua collezione personale. Pratolini amava circondarsi di molte di queste opere, le teneva nello studio in cui scriveva i suoi romanzi. Proprio la Dattilografa di Leonardi si dice avesse assistito silente alla nascita di molti suoi libri.
Gran parte delle opere messe in vendita erano multipli d’autore (acqueforti e litografie), poi molti disegni di Carra, Rosai, Tassinari. I messaggi e le dediche che spesso le accompagnavano erano tangibili testimonianze di amicizia e di rapporti consolidati. Del resto con alcuni di quegli artisti Pratolini aveva condiviso la frequentazione a metà Novecento delle stanze delle Giubbe Rosse, il Caffè fiorentino che fu ritrovo di pittori e scrittori. Con Ottone Rosai e Dino Caponi l’amicizia risaliva addirittura all’infanzia, Rosai era un vicino di casa e fu lui ad avviare Pratolini, autodidatta, alla scrittura.
Diverso, professionale oltre che di stima, il rapporto che Pratolini intrattenne con Alessandro Parronchi, poeta e storico dell’arte, che a metà degli anni ’60 gli fece da consulente curando per lui l’acquisto di un certo numero di dipinti antichi, perlopiù di scuola fiorentina del ‘400 e del ‘600. Così nella collezione, quasi tutta spostata sulla contemporaneità, compariva anche un nucleo di dipinti seicenteschi di scuola fiorentina, bolognese, fiamminga e perfino un cinquecentesco Santi di Tito. Adesso hanno preso tutti strade diverse.
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