Il Tirreno

Toscana

Il parlamento separato dal paese

Alessandro Volpi
Il parlamento separato dal paese

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Ma cosa sta succedendo nel nostro paese? Forse serve un piccolo riepilogo delle puntate precedenti per capire meglio l’attuale anomalia che, peraltro, rischia di aggravarsi. Nel 2018, dopo le elezioni politiche e una lunga incertezza nella formazione del governo, si è costituito un improbabile esecutivo di cui facevano parte Lega e 5 Stelle, due partiti duramente antagonisti durante la campagna elettorale. Il presidente del Consiglio veniva individuato in un docente universitario, Giuseppe Conte, sconosciuto agli elettori che si erano recati alle urne nel marzo di quell’anno e che certo non potevano immaginare una soluzione siffatta. Il 5 settembre del 2019, dopo la decisione maturata dal leader della Lega, Matteo Salvini, di abbandonare il governo e di strappare il singolare “contratto” firmato con il capo dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, prendeva vita il Conte bis, con i voti del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico, le due formazioni che maggiormente si erano combattute, offese e persino querelate nei mesi precedenti. Il dato ancora più sconcertante è rappresentato dal fatto che l’iniziativa di avvicinare Pd e 5 Stelle è provenuta da Matteo Renzi, il più irriducibile avversario dei 5 Stelle, ed è stata motivata dalla necessità di impedire che il centrodestra a trazione leghista potesse vincere eventuali elezioni anticipate e formare un nuovo governo. In realtà, la motivazione “ufficiale” era individuata nell’esigenza di evitare l’aumento dell’Iva e il decollo degli spread. Le anomalie diventano poi incredibili, quando lo stesso Renzi, dopo aver favorito il Conte bis, ha deciso di abbandonare il Pd e formare un nuovo partito, Italia Viva, perché il Pd era, a suo giudizio, troppo vicino ai 5Stelle! La vena surreale della politica nazionale è proseguita con il paradosso per cui il governo Conte bis, definito, in maniera alquanto azzardata, il gabinetto della discontinuità, ha varato una Legge di bilancio in cui erano contenuti molti dei punti chiave del programma del Conte 1, a partire da Quota 100 e Reddito di cittadinanza, tanto rilevanti da ingessare qualsiasi altra possibilità di manovra. Appena varata tale Legge è diventata, in modo altrettanto incredibile, l’oggetto di attacchi della stessa composita maggioranza, in cui Italia viva ha terremotato ogni giorno l’esecutivo accusandolo di essere responsabile di un insensato aumento delle tasse, minacciando sfiducie e occupando i giornali di dichiarazioni bellicose, mentre i ministri Pd e 5 Stelle dichiaravano fedeltà all’ ex “avvocato del popolo”, senza smettere mai, tuttavia, di pungolarsi.

Nel frattempo, in occasione delle elezioni regionali, la complicata maggioranza di governo è passata dall’abbraccio, con tanto di foto, in Umbria, alle corse da separati in casa delle elezioni emiliane a cui i 5 Stelle si sono presentati da soli, dopo che il giorno precedente il voto il loro “capo politico” ha lasciato il posto. Si è giunti così ai nostri giorni, caratterizzati dallo scoppio della questione della prescrizione su cui, di nuovo, Renzi ha scatenato un Vietnam di dichiarazioni, ipotizzando la presentazione di una sfiducia personale nei confronti del ministro Bonafede e continuando a manifestare fiducia verso il presidente del Consiglio, al quale suggerisce però un deciso shock. La risposta del governo e della sua maggioranza, di fronte all’ennesima trovata, è davvero sconcertante. I 5 Stelle vanno in piazza per difendere le “loro” e solo loro riforme dagli attacchi della casta e Giuseppe Conte ostenta la sicurezza di chi può trovare in Parlamento una maggioranza ancora diversa, la terza nell’arco di meno di due anni, per reggere il suo governo. Renzi, non contento, in uno studio televisivo inventa, su due piedi, una riforma istituzionale con il premier eletto direttamente dal popolo. A questo punto, una domanda sorge spontanea. Ma davvero è possibile che in Parlamento, in nome dell’assenza di vincolo di mandato, in nome della natura parlamentare della nostra repubblica, in nome del fatto che se esiste una maggioranza i governi hanno la prerogativa di sopravvivere, sia realizzabile questo colossale caos? E’ democratico un simile modo di procedere per cui in tutti questi capovolgimenti gli elettori non sono mai chiamati ad esprimersi? L’impressione è che quanto sta accadendo costituisca davvero una nuova fase istituzionale dove l’unica sede della politica sia il Parlamento in quanto tale, separato dal confronto reale con il paese e con la legittima sovranità degli elettori; una condizione estremamente grave nel momento in cui, peraltro, in questo Parlamento così “trasformista” si discute di legge elettorale, di ridefinizione dei collegi e di condizioni di accesso alla rappresentanza.

Forse il ruolo della presidenza della Repubblica, in un quadro tanto confuso, non può limitarsi a mere funzioni notarili, ma dovrebbe assumere un’iniziativa in grado di restituire democraticità alla vita politica e istituzionale italiana.



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