Il Tirreno

Toscana

l’intervista 

Coronavirus, Biffoni: "Se ci sarà un contagio, pronto a isolare Prato un minuto dopo"

Mario Neri
Matteo Biffoni, sindaco di Prato
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Matteo Biffoni, sindaco di Prato

Il sindaco di Prato: gente in quarantena clandestina nei capannoni? Non lo escludo, facciamo controlli a tappeto ma chi sa parli

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PRATO. «Non esiterei un attimo. Se si verificasse un caso a Prato, un minuto dopo firmerei le ordinanze necessarie per isolare la città». Serio, ma senza il volto cupo. Deciso a rispettare le direttive del ministero e delle autorità sanitarie e a non cedere a chi «specula» sul rischio di un’epidemia. E da due giorni preparato alla peggiore delle eventualità. Quasi non si spiega come Matteo Biffoni riesca a mantenere tutta la sua calma. Il sindaco di Prato ha appena finito il consiglio straordinario. Si è parlato dei risultati della campagna “Lavoro sicuro” di Asl e Regione, quella contro i capannoni-dormitorio delle confezioni cinesi. Sì, loro. I cinesi. La comunità che, in silenzio, ha saputo rispondere alla panico mettendo in atto l’auto-quarantena volontaria per 1300 persone, eppure nei pensieri di tutti una sorta di “focolaio” latente. Circola da qualche ora l’ipotesi di annullare una cena di solidarietà e contro le discriminazioni con 500 invitati. Troppo forte la paura del contagio.

Sindaco, Prato conta almeno 25 mila cinesi. Una delle comunità più grandi d’Italia, con persone da poco rientrate dalla Cina e altre che potrebbero tornare. È preoccupato?

«Il clima è tutto sommato tranquillo, ma un po’ di tensione c’è, inutile negarlo. Ma abbiamo fatto tutto quello che potevamo, anche con la comunicazione, per supportare l’Asl e la diffusione delle misure varate dalla Regione, abbiamo coinvolto i presidi, le scuole, e questo ha mantenuto il livello della preoccupazione accettabile. E manterremo la massima attenzione dopo i casi in Lombardia e Veneto, ma per ora a Prato sono stati 3 i casi sospetti, tutti risultati negativi»

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Ma se si verificasse un contagio cosa farebbe?

«Sono pronto a firmare le stesse ordinanze emanate nei Comuni lombardi: a chiudere tutto e a isolare la città. Non esiterei un minuto. Ricordo però che tutto quello che c’è stato comunicato dal ministero e dalle autorità l’abbiamo messo in pratica. Noi ci affidiamo alla scienza e agli esperti».

Forza Italia sostiene che a Prato il rischio infezione sia più alto perché molti cinesi vivono e lavorano nei capannoni, e dunque lì l’auto-isolamento non è possibile.

«Con la campagna “Lavoro sicuro” il fenomeno è stato decimato. Ma alcuni casi possono esserci, non lo escludo. Per questo se conoscono capannoni-dormitorio lo dicano, non ho problemi a intervenire. Guardi, abbiamo chiuso un laboratorio clandestino proprio stamani».

Be’, non ci sono solo i capannoni. A Prato molti cinesi adottano la tecnica del “letto caldo”. Affittano un appartamento per dieci e ci coabitano in venti perché si alternano in base ai turni in azienda.

«Anche questo può succedere. Ora queste persone sono in isolamento tutti insieme nei soliti alloggi? Difficile dirlo, noi abbiamo le antenne alzate, facciamo controlli e un monitoraggio continuo. È chiaro che se qualcuno avesse bisogno di stare in isolamento in modo idoneo la Asl non avrebbe problemi a trovare uno spazio».

Quindi non siete certi che tutti i cinesi rientrati stiano svolgendo la quarantena fiduciaria?

«Non è facile trovare queste persone: alcuni fra quelli che rientrano dalla Cina lo fanno con un visto turistico, per almeno qualche tempo sul territorio sono regolari. Ma attenzione: la comunità cinese ha fatto moltissimo. In queste settimane più di 1300 persone si sono messe in auto-quarantena e abbiamo potuto controllarle e sentirle quotidianamente. Ora cresce la paura nel Paese per i casi al Nord, ma i cinesi sono i più preoccupati e attenti, ed è proprio la comunità ad aver contribuito a tenere sotto controllo la situazione. In fondo col consolato e i loro rappresentanti abbiamo rapporti continui, e il monitoraggio giornaliero lo abbiamo potuto fare anche grazie a una lista WeChat che il Comune ha con 4 mila contatti, gestita da mediatori culturali e con la collaborazione dei consiglieri italo-cinesi Marco Wong e Teresa Lin».
 

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