Sicurezza
Coronavirus, quarantena obbligatoria: no del ministro. E fa flop l’ambulatorio per i test ai cinesi
La task force nazionale non segue il virologo Burioni: in Toscana nessun problema, avanti con le misure prese finora
FIRENZE. La Toscana non attuerà il modello-Burioni. Non serve imporre la quarantena obbligatoria alle migliaia di cinesi tornati in Italia dalla Cina dopo aver trascorso in patria il Capodanno né per chi potrebbe farlo in questi giorni. Non come vorrebbe il virologo Roberto Burioni che da martedì polemizza con il governatore Enrico Rossi e il sistema sanitario regionale chiedendo controlli più rigidi.
«Quanto sta facendo la Regione Toscana risponde al protocollo dettato dal ministero della Salute. I cittadini che rientrano dalla Cina sono comunque seguiti e assistiti dalla Asl della Toscana. In Toscana non ci sono problemi, siamo il Paese con il massimo livello di attenzione, continuiamo con le misure adottate finora», dice il ministro Roberto Speranza in mattinata appena uscito dalla riunione della task force nazionale riunita anche per fare il punto sul caso-Toscana. E a ruota lo segue anche il capo della Protezione civile e commissario straordinario nazionale per l'emergenza coronavirus Angelo Borrelli. Che poco prima del summit invia un messaggio a Paolo Morello, il dg dell’Asl Toscana centro. «Ottimo lavoro». Era stato proprio il dg a chiedere delucidazioni a Roma con una lettera in cui citava lo scontro fra il super esperto del San Raffaele e la linea tenuta dalla Topscana. «La Regione Toscana sottovaluta il rischio», aveva twittato Burioni, spiegando le sue ragioni in una articolo pubblicato sul suo sito web Medical Facts. Rossi era stato netto: per il governatore «la Toscana in materia di prevenzione sta facendo più di tutti. Chi ci attacca o non è ben informato, o è in malafede o è un fascioleghista», aveva reagito. Apriti cielo. «Rossi afferma che chi lo critica è fascioleghista, lo stesso presidente che nella sua regione offre omeopatia all’interno del sistema sanitario. Complimenti».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.38498179:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2020/02/21/news/coronavirus-l-epidemiologo-pisano-burioni-per-la-scienza-ha-ragione-censiamo-i-viaggiatori-a-rischio-1.38498179]]
Ma la valutazione di Burioni si basava su una stima scorretta del numero di persone di ritorno dal Dragone. Per il consolato erano 2.500. «In realtà sappiamo che sono circa 1300 le persone rientrate inqueste settimane e tutte in auto-isolamento volontario fra Firenze e Prato. E crediamo che, ad esclusione di poche persone, le altre 1200 circa siano bloccate nel paese di origine a causa delle restrizioni attuate dal governo cinese», dice Federico Gelli, direttore delle maxiemergenze dell’Asl e coordinatore dell’unità di crisi per il coronavrus. Firenze e Prato, l’area con il maggior numero di persone chiuse in casa e in isolamento volontario. Genitori e parenti di 364 bambini e ragazzini, soprattutto alunni di elementari e medie, che erano stati segnalati dalle scuole come assenti nei giorni di esplosione dei focolai in Cina. Ma man mano che passa il tempo molti superano i 14 giorni fissati dagli esperti come tempo di incubazione. Sono già 120 i bambini che potranno tornare sui banchi, così come i loro genitori al lavoro. «Spesso non c’è bisogno neppure di dare loro nessuna indicazione.
I cinesi applicano l’auto-quarantena da soli. Per questo per ora nell’ambulatorio aperto all’Osmannoro si è fatta viva solo una persona, e italiana», spiega Gelli. Forse anche perché il numero di telefono diffuso nel giorno dell’inaugurazione (055-545454) non è stato concepito esattamente come chinese-friendly, dato che aveva l’annuncio in lingua cinese solo al temine del messaggio registrato. Così ieri l’Asl ne ha aggiunto un altro (055-5454777). E pensare che i dipendenti di una azienda vicina due giorni fa avevano contestato duramente l’assessore Stefania Saccardi. «Forse non ci siamo spiegati bene con i numeri, ma abbiamo già attuato quello che suggeriva Burioni. Stiamo facendo ciò che abbiamo concordato col ministero e con l’Istituto superiore di Sanità - dice l’assessora - Tutto il resto è strumentalizzazione politica e vuol dire cavalcare in modo irresponsabile le paure della gente». Eppure resta alta la tensione. E sulla Regione continuano a piovere critiche. «Il governo e la Toscana minimizzano i rischi. A Prato il rischio infezioni è elevato perché molti cinesi non hanno una vera abitazione, vivono nei capannoni in cui lavorano. Regione e governo stanno esponendo la popolazione a pericoli di non poco conto», attaccano i deputati forzisti Erica Mazzetti e Stefano Mugnai. «Rossi impedisca ai cinesi di sbarcare in Italia», tuona addirittura il senatore azzurro Massimo Mallegni.
Insomma, l’opposizione affonda, anche se in realtà finora non ci sono casi di contagio accertati in Italia. Solo di persone ricoverate qui ma che avevano contratto la malattia in Cina. Per questo ieri la Regione ha attivato un numero verde per chiunque voglia informazioni: 800.556060. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
