Coronavirus, l'epidemiologo pisano: «Burioni per la scienza ha ragione, censiamo i viaggiatori a rischio»
Pier Luigi Lopalco lavora all'ospedale di Cisanello: se non si può imporre l’isolamento, almeno suggeriamolo con forza
PISA. «Nel contenimento dell’emergenza la Toscana ha agito bene. Ma ora servirebbe un censimento di tutte le persone che tornano dalle aree a rischio della Cina oltre che suggerire loro con forza l’auto isolamento». Pier Luigi Lopalco, professore e epidemiologo all’ospedale di Cisanello, ne è convinto: Roberto Burioni non è in torto.
Ci sono state polemiche fra Burioni e Rossi sulla quarantena obbligatoria per chi torna dalla Cina. Lei che ne pensa?
«La verità sta nel mezzo. La posizione di Burioni è esatta dal punto di vista scientifico, se vogliamo ridurre a zero o quasi il rischio che questo virus si diffonda in Italia bisogna rafforzare il più possibile i controlli alle frontiere e anche far circolare meno possibile persone potenzialmente portatrici. Ma nella sanità pubblica dobbiamo fare i conti con la fattibilità, l’opportunità, e la legislazione».
Quindi è impossibile?
«Sì, ma se non è possibile imporla, direi che bisognerebbe raccomandare con molta forza un isolamento volontario a casa. Non solo: serve la certezza della tracciabilità di tutti i cittadini arrivati in Italia dalle aree a rischio della Cina negli ultimi giorni. E questo non riguarda solo i cinesi, ma chiunque sia stato nelle aree dell’epidemia»
Censire tutti?
«Sì, tenerli sotto controllo, sapere dove sono stati, perché altrimenti nel momento in cui dovesse saltar fuori un caso di contagio non sapremmo dove è stato, quali sono stati i suoi contatti, quale il suo percorso di rientro».
Quindi lei suggerisce una via mediana fra Burioni e Rossi?
«Sì, usando una imposizione coercitiva rischieremmo e di avere il sommerso, persone che si nascondono, non denunciano la malattia. La posizione soft rischia invece di essere inefficace. Con una forte collaborazione con la comunità cinese invece riusciremmo a trovare una quadra».
C’è chi dice che la mancanza di regole dure alimenti il pregiudizio?
«Questo deve essere evitato. Quello che io mi aspetto dalle autorità toscane è che spieghino che la situazione è sotto controllo, e non c’è nulla che non venga verificato, registrato o monitorato. Il cittadino ha paura nel momento in cui c’è un rischio invisibile. Renderlo visibile ma controllato riduce la paura».
La task force nazionale ha detto che in Toscana non ci sono problemi.
«Ha ragione Speranza, in questa fase di contenimento l’Italia sta facendo il massimo. Ma ciò che mi preoccupa di più è che forse non siamo preparati al 100% nel caso in cui si registrasse un caso di infezione. E non per colpa dell’Italia, ma perché questo è un virus molto contagioso. La Cina ha concesso al resto del mondo di prepararsi in queste settimane, a costo di abbattere il Pil nazionale e tenere prigioniere intere città. Ecco, io non vedo l’Italia cogliere questa opportunità».
La Cina ha agito bene?
«Ha fatto qualcosa che un paese occidentale non potrebbe permettersi. Stiamo parlando di limitare la libertà di milioni di persone per il rischio di una polmonite. Immagini se da domani il governo italiano dovesse dire a tutti: “Da oggi dovete stare in casa e soltanto un membro potrà uscire a fare la spesa ogni tre giorni. Se vi trovo per la strada vi porto in galera”».
Ma è sufficiente misurere la febbre in aeroporto. In fondo uno potrebbe avere sintomi come tosse e raffreddore ma non febbre...
«Più di quello non si può fare, non possiamo immaginare un medico che fa una visita o un tampone o a tutti quelli che sbarcano da un aereo. Ma non dimentichiamo che, a differenza di quello che avvenne con la Sars, abbiamo un test».
L’Italia sarebbe pronta a sostenere un’emergenza?
«Finché sono pochi i casi, le risorse sono sufficienti. Ma bisognerebbe approfittare di questo momento di pace, e valutare se i nostri ospedali sono pronti ad affrontare una emergenza. Senza investimenti non credo». —
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