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Liste d’attesa un’odissea infinita Saccardi ammette «Pochi specialisti»
Faccia a faccia con i cittadini dopo la nostra campagna «Ma i tempi si sono ridotti». L’eccezione di ginecologia
Liste d’attesa bloccate o troppo lunghe. Per l’eco alla tiroide c’è troppo da aspettare. Lo stesso per la visita reumatologica. E anche il sistema delle prenotazioni di visite ed esami non è così agile. Questi sono solo alcuni dei problemi sollevati dai lettori del nostro giornale martedì pomeriggio, durante il dibattito organizzato dal Tirreno nel salone della redazione centrale a Livorno con l’assessora regionale alla Sanità Stefania Saccardi e la direttrice generale dell’Asl Toscana Nord Ovest, Maria Letizia Casani. Un’ottantina in tutto i partecipanti all’incontro durato quasi due ore e moderato dai giornalisti Ilaria Bonuccelli, caposervizio della Toscana e Danilo Fastelli, caposervizio della redazione web.
È l’epilogo di un’inchiesta che Il Tirreno ha condotto insieme alla comunità dei lettori, analizzando i dati sulla puntualità delle prestazioni, raccogliendo decine di segnalazioni dei cittadini e chiedendo per ciascuna una risposta ufficiale.
Saccardi e Casani hanno ammesso che c’è ancora tanto da fare per garantire a tutti l’assistenza sanitaria di cui necessitano nel minor tempo possibile. «Sulle liste d’attesa c’è un elemento che influisce in tutte le Regioni - ha spiegato l’assessora Stefania Saccardi - la difficoltà nel reperire gli specialisti. Nel nostro Paese si è creato un imbuto formativo: le borse di specializzazione sono poche e sono sbagliate nella tipologia. Quando gli specialisti sono pochi, quando è difficile trovare ortopedici, anestesisti, pediatri e anche i chirurghi è chiaro che la scelta degli specialisti ricade sulle aziende più grandi, dove si fa ricerca, magari dove c’è l’università come ad esempio è successo con Cisanello. Per la carenza di pediatri abbiamo bloccato il reclutamento del Meyer perché altrimenti alcuni punti nascita della Toscana centro, che fanno mille parti, correvano il rischio di non avere pediatri a sufficienza». A questo si aggiunge poi la questione della percezione. I dati infatti, mostrano un miglioramento nei tempi d’attesa, sia per gli esami che per le visite. Ma è come se questo “progresso” non arrivasse alle persone. Dai dati forniti dall’Asl Toscana Nord Ovest sugli esami - che comprendono i codici di priorità U, B e D - e facendo un raffronto fra settembre 2019 e gennaio 2020, la percentuale degli esami effettuati entro i giorni previsti è aumentata. Il che significa che i tempi di attesa si sono ridotti. Lo stesso miglioramento c’è stato anche per le visite ma in questo caso salta all’occhio il dato delle visite ginecologiche che da settembre 2019 a gennaio 2020 è invece ulteriormente peggiorato: dal 54,4% delle visite effettuate nei giorni previsti dai codici di priorità si è passati al 50,8% .
LISTE BLOCCATE
Durante il dibattito più di una persona ha raccontato che, a richiesta sui tempi d’attesa per una prestazione, è stato risposto che per quell’esame la lista era bloccata. Questa però è una pratica vietata dalla legge e spetta alle direzioni aziendali vigilare sul rispetto del divieto di sospensione dell’attività di prenotazione.
ANZIANI E VISITE LONTANE
Per quanto riguarda il problema di chi ha difficoltà a raggiungere l’ambulatorio per la visita che si trova in un Comune che non è quello di residenza, Saccardi e Casani hanno specificato che «per garantire un’offerta proporzionata alla richiesta c’è un accordo con i medici dell’Asl per un orario di lavoro più lungo ma oltre un certo limite non ci si può spingere perché il professionista ha diritto a un recupero». Sulla prossimità, la vicinanza al luogo della prestazione, invece hanno spiegato che il 94% delle visite richieste nel territorio dell’Asl Nord Ovest vengono effettuate nell’area di riferimento.
LISTE LUNGHE: PER COSA
I partecipanti al dibattito hanno poi fatto presente i tempi di attesa che sono stati loro prospettati per l’eco alla tiroide e una visita reumatologica a Livorno: oltre un anno. «Il problema è che i reumatologi non si trovano - ha spiegato Casani - perché sono gli stessi che fanno attività nel reparto di Medicina e la coperta è già corta per coprire i turni».
Tra le soluzioni prospettate per questo tipo di visita c’è quella della messa a disposizione dei professionisti di Pisa mentre la tempistica è migliorata in Versilia e in Lucchesia.
cisanello fuori dal cup
Alla domanda sul perché il cup dell’Asl Nord Ovest non comprenda anche gli ospedali dell’azienda universitaria, Casani ha spiegato che «al momento il cup è integrato solo per i pisani che possono quindi accedere a tutti gli ospedali dell’Asl compreso Cisanello e Santa Chiara».
Saccardi ha poi chiarito che «dal punto di vista dell’organizzazione sanitaria l’azienda universitaria dovrebbe rispondere a richieste di più alta specializzazione. Nelle prestazioni standard l’azienda territoriale deve essere in grado di dare delle risposte per tutte le prestazioni che non siano complesse». Casani ha anche annunciato che «da giugno saranno visibili le agende di alcune prestazioni complesse dell’azienda ospedaliera universitaria pisana».
VISITE FUORI RESIDENZA
«Sono un livornese residente nel Lazio e per fare un intervento chirurgico ortopedico a Livorno ho aspettato due anni e mezzo, poi mi hanno detto che la fisioterapia dovevo farla nel Lazio»: questa un’altra domanda posta nel dibattito. «Le prestazioni d’urgenza sono garantite a tutti al pronto soccorso - ha detto Saccardi - mentre gli interventi programmati sarebbe meglio sostenerli nel luogo di residenza, ove possibile, perché per noi diventa difficile farci rimborsare dalla Regione di provenienza del paziente.
Noi riceviamo dallo Stato 7 miliardi per la sanità in Toscana e con questi fondi ho l’obbligo di organizzare le cure per i residenti. Perciò la riabilitazione di questo paziente, se non autorizzata, doveva essere eseguita nel Lazio». —
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