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Insulina, glicemia, glucosio, ecco le parole da conoscere per comprendere la patologia

Insulina, glicemia, glucosio, ecco le parole da conoscere per comprendere la patologia

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LIVORNO. Ecco quali sono le parole da conoscere per orientarsi nella galassia del diabete. Le spiegazioni sono del diabetologo, professor Stefano Del Prato.

Glicemia

È la concentrazione (quantità) di glucosio (zucchero) presente nel sangue. Questa quantità varia nel corso della giornata: più bassa nel digiuno notturno e, quindi al risveglio, per aumentare dopo i pasti per effetto dell’apporto di carboidrati. Peraltro, nel soggetto normale le oscillazioni delle glicemie nel corso della giornata sono contenute entro un range che indicativamente va da 80 mg/dl a un massimo di 140 mg/dl. Il contenimento di queste oscillazioni è il risultato di un fine sistema di regolazione governato dall’insulina, la cui produzione è strettamente legata ai livelli della glicemia.

Emoglobina glicosilata

Lo zucchero nel sangue tende ad attaccarsi alle proteine e in alcuni casi lo fa in modo stabile. La quantità di glucosio che si “attacca” è proporzionale al grado di iperglicemia. Questo avviene anche per un'importante proteina contenuta nei globuli rossi: l’emoglobina. Il globulo rosso ha una vita media di 120 giorni. Nel momento del prelievo del sangue si troverà una popolazione di globuli rossi che comprenderà globuli rossi appena “nati” e altri pronti ad andarsene. Pertanto, la popolazione di globuli rossi sarà costituita da cellule con una vita media di circa 60 giorni. Misurare, quindi, la percentuale di emoglobina cui è “appiccicato” del glucosio (emoglobina glicosilata) fornirà un’informazione sul livello medio di glicemia nei 2 mesi precedenti il momento del prelievo. Questo parametro è utilissimo per avere un’informazione più “spalmata” sul tempo, permettendo di verificare quanto efficace sia la terapia del diabete. I valori normali di emoglobina glicosilata (HbA1c) sono meno di 6% ma l’obiettivo della terapia è quello di raggiungere un valore interiore a 7% perché questo valore garantisce una significativa riduzione del rischio di complicanze della malattia. —




 

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