Il Tirreno

Toscana

Non aumentano i dazi Usa Salvo l’export regionale

Stati Uniti e Germania assorbono oltre il 50% del mercato internazionale La produzione (imbottigliata) di indicazione geografica è valutata circa 1 miliardo

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firenze. Fatti due conti (e anche tre) la vicenda dei dazi, mette al riparo la Toscana - i produttori dei vini toscani - da una perdita di un tesoretto. Cento, 200 milioni di euro? Calcolarlo è difficile. Si può partire, però, dal contrario. Da quanto vale l’export e da quanto pesa il mercato Usa su questo export. Solo limitandoci ai vini a denominazione, si parla di una produzione che in bottiglia vale circa 1 miliardo l’anno: Usa e Germania assorbono oltre il 50% dell’export toscano dei vini «sia in termini di volume che di valore». Un aumento dei dazi, avrebbe significato un disastro per il settore.

Non a caso esulta Giuseppe Busi, presidente Consorzio Vino del Chianti che, come i colleghi fino a ieri guardava con terrore al 18 marzo. La data di “aggiornamento” delle tasse che gli americani impongono sui prodotti di importazione: «La notizia pi bella che potesse arrivare alla vigilia della nostra anteprima Chianti Lovers è la decisione di non aumentare i dazi sull’agroalimentare italiano. Possiamo tirare un sospiro di sollievo dopo mesi di apprensione. Siamo grati al governo americano e alle nostre istituzioni per il gioco di squadra che ha permesso di escludere l'Italia dai Paesi colpiti dai dazi».

Busi ribadisce il peso dell’export toscano in Nord America: «Il mercato americano resta per noi punto di riferimento e asset fondamentale per il nostro export. Gli Usa sono un Paese che negli ultimi decenni ha incrementato l'interesse e l'apprezzamento verso i nostri prodotti. Questa notizia ci fa riprendere la nostra attività con maggiore serenità, pronti a investire ancora di più».

In effetti negli ultimi anni, il vigneto toscano è stato rinnovato per 28mila euro grazie ai fondi dell’Unione Europea e ai fondi della misura “Ristrutturazione e riconversione”. Inoltre 352 progetti, nell’ultimo decessio, sono stati finanziati grazie al programma di “Promozione sui mercati terzi”. L’introduzione sui dazi avrebbe annullato l’efficacia di questi investimenti, anche in considerazione del fatto che mercati potenzialmente importanti come la Cina e il Giappone al momento assorbono (a testa) fra il 2 e poco più del 3% della produzione. Troppo poco per assorbire un eventuale tracollo del mercato americano. Perfino l’Est Europa «con la Russia in testa - osservano gli esperti, in apertura di PrimAnteprima, collettiva regionale della produzione toscana - mantiene un ruolo marginale nell’export, pur mostrando una discreta attenzione alle denominazioni toscane».

In questo quadro - di crescita dell’export a livello mondiale (con un trend positivo anche in Brasile, Messico, Australia e Nuova Zelanda)- però il mercato Usa e quello tedesco rappresentano la salvezza dei conti toscani. Non a caso ribadisce Ritano Baragli, vicepresidente di Fedagripesca Confcooperative Toscana e presidente della Cantina sociale Colli Fiorentini: «Possiamo dire di averla scampata. Il mancato aumento dei dazi sui prodotti che esportiamo in Usa è una notizia molto positiva e ci auguriamo che possa diffondersi velocemente anche fra gli imbottigliatori che di fatto avevano già scaricato sui produttori lo spettro di questi costi». E ora - conclude Baragli - «ci auguriamo che anche sul fronte cinese possa rientrare presto l'allarme del Coronavirus, rilanciando così tutti gli investimenti verso un mercato fondamentale per il vino toscano. Un mercato al quale stiamo guardano con grande attenzione e prospettive». —



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