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Ibra e Cr7: bravissimi, pagatissimi e... frustratissimi: sono troppo soli

Vincenzo Martucci
Ibra e Cr7: bravissimi, pagatissimi e... frustratissimi: sono troppo soli

 Due campioni avvezzi ai superlativi che devono fare i conti con le leggi degli sport collettivi 

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Arrabbiatissimi e frustratissimi, Ronaldo e Ibrahimovic hanno appena aggiunto un aggettivo superlativo assoluto ai tanti che già condividevano: bravissimi, famosissimi, pagatissimi.

Sabato CR7 ha segnato un gol per la decima giornata consecutiva di serie A, sommando un nuovo record ai suoi tanti record, all’inseguimento, con già 20 segnature in 23 partite, al primato stagionale dei cannonieri di Immobile, a 25. Domenica Ibracadabra ha offerto l’assist dell’1-0, ha segnato il 2-0 e ha colpito il palo del possibile 3-3. Il portoghese e lo svedese sono usciti ancora una volta dal campo da protagonisti, assoluti, come gli aggettivi che li accompagnano da tempo, ma tutti e due hanno perso la partita e tutti e due dopo che, con le imprese personali, avevano lanciato le proprie squadre, la Juve a Verona, il Milan nel derby contro l’Inter.

«Non era il risultato che volevamo, dobbiamo continuare a lavorare sodo per raggiungere i nostri obiettivi», ha commentato telegrafico in stile-Juve, su Instagram, Ronaldo che ha staccato l’ex primatista di reti consecutive dei bianconeri David Trezeguet con 9, lanciando la sfida agli 11 gol-record della serie A di Gabriel Batistuta e Fabio Quagliarella. «Nel primo tempo abbiamo seguito tatticamente le indicazioni studiate in settimana però, dopo il gol da Brozovic, è caduto tutto: abbiamo smesso di fare pressing alto e anche di far girare il pallone. Meglio giocare male ma vincere, in questo tipo di match conta l’esperienza: se vinci 2-0 devi saper gestire», ha commentato con le mascelle serrate Ibrahimovic. Che non è proprio riuscito a trattenere un morso velenoso alla ex squadra: «Nel primo tempo, l’Inter non è sembrata da secondo posto, ma nella ripresa sì».

Arrabbiatissimi, frustratissimi, bravissimi, famosissimi e pagatissimi, anche CR7 e Ibracadabra si sono ritrovati uniti anche nella massima di qualsiasi gioco di squadra: un giocatore, da solo, per quanto fantastico, non può essere una squadra intera. Anzi, può diventare deleterio: schiaccia e dissolve l’intraprendenza dei compagni, li depersonalizza, li deresponsabilizza. Tanto, ci pensa Ronaldo, ci pensa Ibra.
 

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