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Tirrenica, la ministra De Micheli dopo l'ok al progetto: «Ecco come la finanziamo»

Mario Neri
Tirrenica, la ministra De Micheli dopo l'ok al progetto: «Ecco come la finanziamo»

Approvato l’emendamento al Milleproroghe, si sblocca il piano per trasformare la variante Aurelia in una superstrada. La gestione passerà da Sat ad Anas 

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LIVORNO. Via libera al “piano” per far uscire la Tirrenica dal vicolo cieco di burocrazia e lungaggini in cui si sono arenati i piani per costruire una arteria che percorra tutta la costa. L’ok che consentirà di far partire i lavori per trasformare la variante Aurelia in una superstrada senza pedaggio arriva con l’approvazione di un emendamento al decreto Milleproroghe approdato ieri in commissione bilancio e finanze della Camera e firmato dal deputato dem livornese Andrea Romano d’intesa con la ministra alle infrastrutture Paola De Micheli. . Un grimaldello fondamentale con cui provare a far davvero partire i cantieri per adeguare la variante e chiudere dopo quasi 50 anni di polemiche il dibattito su una delle grandi incompiute della regione. Anche perché De Micheli, attraverso fonti del ministero, al Tirreno fa sapere: «La finanzieremo con il fondo infrastrutture»

Non una cosa da poco, perché il nodo delle risorse restava l’incognita chiave per dare una svolta ad anni di batti e ribatti. Tanto che la ministra chiede all’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli un incontro per «definire il percorso che sbloccherà l’opera». «Mi ha chiamato – dice Ceccarelli – la prossima settimana ci vedremo e insieme stabiliremo qual è l’iter da riprendere per poter finalmente arrivare alla soluzione attesa da parte di tutti: l’approvazione del progetto e le gare di appalto». Il provvedimento di fatto solleva la Sat dalla responsabilità dei lavori per il tratto non ancora completato, cioè quello che da Cecina dovrà arrivare fino a Capalbio, e la affida ad Anas, quindi al pubblico. Insomma, sblocca il vicolo cieco nel quale erano finiti i lavori della Tirrenica, con Sat che chiedeva di essere indennizzata per quanto non ancora realizzato. A questo punto il ministero dei Trasporti potrà riprendere il dossier, indennizzare Sat, far rientrare Anas e poi riavviare i lavori.

«Finalmente si sblocca l’impasse, ora Anas potrà rientrare in campo – dice Romano – La Sat continuerà a gestire solo le tratte autostradali già operative, mentre il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti provvederà alla revisione della convenzione unica. È un passo avanti decisivo per la ripresa dei lavori e il completamento di un progetto infrastrutturale atteso da decenni dalla costa toscana».

È dall’ormai lontano gennaio 2017 che è attiva la conferenza dei servizi. Proprio in quella sede il progetto per fare della Tirrenica una autostrada è stato trasformato prevedendo una superstrada “pesante”. Come? L’idea è di costruire “complanari” in prossimità delle uscite, cioè delle vie parallele in cui possa confluire il traffico urbano e locale eliminando così i pericolosissimi incroci a sfioro in prossimità dell’Argentario. «La Tirrenica sarà una superstrada», si erano accordati Regione, ministero e Comuni siglando l’accordo. L’ok in commissione è quasi un via libera definitivo, perché sul Milleproroghe il governo porrà la fiducia e – al netto delle fibrillazioni fra Pd e Italia Viva – non dovrebbero esserci rischi. Di più: se l’unico inghippo restavano i soldi (quelli già stanziati nel 2018 furono stornati da Toninelli negli aiuti a Genova dopo il crollo del Morandi), De Micheli dirada le nebbie. «Adesso possiamo intervenire senza correre rischi di ricorsi – fanno sapere fonti del ministero dei Trasporti – Assegneremo le risorse per la nuova progettazione e questo ci consentirà di stabilire il costo finale dell’opera. Poi la finanzieremo con il fondo infrastrutture del Mit».

Non una cosa da poco, perché Anas non avrebbe potuto fare da sola. Ma non sarà una passeggiata: Sat chiede di essere indennizzata con 300 milioni per i lavori di progettazione già svolti, senza contare che potrebbe rivendicare anche un risarcimento per i mancati introiti che gli avrebbe garantito la concessione trentennale da poco rinnovata.
 

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