Sicurezza
Stop a Peretola, Conti: «Per Firenze è finita, ora puntate tutto su Pisa»
Il sindaco leghista commenta così la sentenza del Consiglio di Stato sull'ampliamento dello scalo fiorentino
PISA. «La sentenza del Consiglio di Stato mette la parola fine sul potenziamento dello scalo fiorentino. Ne prendiamo atto, chiedendo a questo punto con maggior forza a Toscana Aeroporti di garantire gli investimenti programmati per l'aeroporto Galilei di Pisa, che rimane la principale porta di accesso della Toscana».
Insomma, ora che sembra essere piombata su Firenze la pietra tombale, ora che il Renzian-dream si sbriciola, Pisa first, invoca Michele Conti. Prima la città della Torre, prima la città governata dalla Lega, dice il sindaco, quasi risvegliando le antiche rivalità su cui un anno fa aveva provato a fare leva l’allora segretaria regionale dei sovranos toscani Susanna Ceccardi. Lei, piuttosto che l’ampliamento di Peretola chiese un raddoppio di pista per il Galilei e il miglioramento dei collegamenti ferroviari, facendo infuriare i colleghi di partito fiorentini impegnati nella campagna per Palazzo Vecchio. Una posizione infatti via via ribaltata dallo stesso Matteo Salvini, sempre dichiaratosi a favore dello sviluppo di Peretola.
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Ma ora la Lega potrebbe aver ritrovato un cavallo di battaglia con cui sfidare il Pd, Giani e il centrosinistra, e cioè la dicotomia fra élite e popolo, le prime concentrate nel centro della Toscana, il secondo sulla costa, e contrapporre Firenze a Pisa come me l’enclave favorita dai dem come locomotiva economica, mentre il Galilei diventerebbe la bandiera della costa penalizzata dalle due velocità. Certo, a pochi mesi dalle elezioni regionali lo stop a Peretola riporta alla luce l’esistenza di due Pd e due sinistre: se Bonafè, Nardella e Luca Lotti annunciano di voler tirare dritto, il pratese Matteo Buffoni e Emiliano Fossi di Campi esultano e possono dire «l’avevamo detto». Così come Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, che suggerisce «agli amici del Pd di non continuare ad insistere con una scelta sbagliata» poiché «ha vinto la ragionevolezza».
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