Sicurezza
Ragazzine vendute per sesso: il ruolo di mamma e sorella e le accuse all'avvocato arrestato
Massa: il legale, accusato di violenza sessuale su minore, è “fidanzato” con la 22enne in carcere con la madre
MASSA. Il corpo di figlie, il corpo di sorelle – una di 13 e una di 17 – venduto a un settantenne per soldi, regali e la promessa dell’acquisto di una casa. Questo il prezzo che una ragazza di 22 anni e sua madre avrebbero proposto e ottenuto offrendo le adolescenti – sorelle e figlie, appunto – come merce sessuale all’importante avvocato civilista. L’accusa mossa dalla procura di La Spezia è pesante: favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile per le due donne, violenza sessuale su minore e prostituzione minorile per l’avvocato.
50 ANNI DI DIFFERENZA
Lui e lei avevano già suscitato un piccolo scandalo pochi anni fa. Lei è la 22enne, occhi tristi e neri che galleggiano in un viso dolce ma segnato da qualche durezza. Bella, irrompe nella vita di lui: il civilista, che negli anni ‘90 ha la coda di clienti dietro la porta, rompe con la moglie per mettersi con lei. Li dividono quasi 50 anni. Un legame alla luce del sole: ovunque lui vada lei c’è. Gli impegni non mancano, lui è presidente di associazioni in vista. Ci sono chiacchiere, lui ha qualche guaio giudiziario per accuse di un vecchio cliente, ma niente fa presagire ciò che è scoppiato ieri mattina.
IL ROGO DELLE AUTO
Le nuvole però si addensavano già da ottobre. Ad Arcola la notte del 15 ottobre tre auto prendono fuoco, sul posto intervengono i carabinieri di Sarzana. Il proprietario delle auto, scoprono gli investigatori, ospita abitualmente 2 minorenni: 2 rom che fanno parte di una famiglia della zona. Così nasce l’operazione “Shangai”. Quasi come un inciampo. Si fa subito seria e indagano diverse squadre coordinate dal comando del nucleo operativo radiomobile di Sarzana. Dietro le fiamme delle auto c’è qualcosa di inatteso: una sorella e una madre offrono figlie/sorelle a un uomo di 70 anni. Quell’uomo, per gli investigatori, è il compagno della ragazza.
AVANCES ALLA 13ENNE
Chi investiga sostiene di avere raccolto «gravi e convergenti elementi di colpevolezza». Inizialmente del caso si occupa la procura di La Spezia, poi la titolarità passa alla distrettuale antimafia di Genova. La prostituzione minorile è di loro competenza. Per la procura di Genova l’avvocato massese, sfruttando il legame con la compagna, avrebbe compiuto vari atti sessuali con la bambina di 13 anni. Gli investigatori scavano a fondo, lo mettono sotto controllo. Lo sentono parlare al telefono con la 13enne. Durante le telefonate l’uomo avrebbe parlato in modo esplicito di sesso. Avanzando richieste in un clima di confidenza che lascia sbigottito chi ascolta.
IL PREZZO DELLE FIGLIE È UNA CASA
Sempre per la procura l’uomo s’ingrazia le due donne. D’altronde sono loro ad avere potere sulle due ragazzine: mamma e sorella possono manovrarle. E per loro ci sarebbero regali, soldi e promesse. Una in particolare: una casa tutta loro, un appartamento dove vivere. Il vero bottino. L’avvocato l’avrebbe promessa tante volte quella casa, facendo balenare l’idea che fa crescere la bramosia delle due donne.
LA SORELLA ORGANIZZA
Intanto gli investigatori stanno in ascolto. Gli incontri andrebbero avanti e il ruolo delle donne si definisce. La compagna del legale sarebbe stata quella che organizzava e incoraggiava gli incontri privati tra il compagno e le sorelle minorenni, convincendole a compiere atti sessuali. Per la procura l’uomo avrebbe «compiuto ripetuti sessuali» con la 13enne, la più piccola. Poco più di una bambina. E avrebbe avuto «approcci sessuali, con la complicità delle due donne» con la 17enne.
LA MAMMA ACCONSENTE
La madre, secondo quanto ricostruito, «avrebbe consapevolmente acconsentito agli incontri di natura sessuale delle proprie figlie con l’avvocato».
Le indagini ieri trovano una quadra. Il gip di Genova concorda con quanto gli sottopongono gli investigatori e firma l’ordinanza di custodia cautelare che porta l’uomo nel carcere di Massa e le donne in carcere a La Spezia. La coppia è stata arrestata di mattina a pochi passi dallo studio legale. Il cielo è sereno, ma ci sarebbe da giurare che l’auto civetta dei carabinieri che attraversa l’area pedonale nel cuore di Massa ha un fulmine al posto della sirena accesa. Lo studio viene perquisito fino alle 14. È stato sequestrato il materiale informatico considerato d’interesse. «Non ho ancora visto le carte, il mio cliente mi ha nominato mentre ero fuori città. Per ora non ho niente da dire». L’avvocato del 70enne è il penalista Francesco Marenghi di Pisa. Le due donne invece si sono rivolte all’avvocato Alessandro Silvestri. Al momento dell’arresto il 70enne è rimasto in silenzio.
Le ragazzine, invece, sono state portate in una struttura protetta e inserite nei percorsi per le vittime di violenza.
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Perché non rendiamo pubblico quel nome
Per quale motivo non leggete in questa pagina il nome dell’uomo arrestato per una vicenda così grave? È una domanda legittima e serve una risposta limpida. Si tratta di una persona molto conosciuta nel suo territorio, la notorietà era un elemento a favore della pubblicazione. Ma in questo quadro sono presenti dei soggetti minorenni: sono le sorelle della compagna dell’uomo. Nella vicenda, gravissima, il legame tra l’uomo e la maggiore di quelle sorelle non è episodico: lei non è sua moglie, ma è la sua compagna. Non un rapporto occasionale, non una storia clandestina. Pertanto rendendo pubblico il nome di lui si può risalire con facilità al nome delle ragazze minori, una delle quali ha solo tredici anni. Siamo consapevoli che si possano fare scelte diverse e che comunque la storia sia nota a molti, nomi compresi; ci siamo confrontati al giornale, con posizioni articolate. Alla fine abbiamo ritenuto che il principio della tutela dei minori debba prevalere, evitando che da un nostro articolo si possa intercettare l’identità di due vittime giovanissime. (f.b.)
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