Il dolore
Ricoverato per una spalla, si droga nel bagno e muore
Pisa, il 48enne trovato con la siringa nel braccio. La polizia cerca lo spacciatore La procura apre un’inchiesta: si pensa a una partita di eroina letale
L’unica certezza è che è entrato in ospedale per un problema a una spalla. Un ricovero breve, non grave la diagnosi per un soggiorno che non sarebbe durato a lungo.
L’incontro successivo tra i sanitari e il paziente è avvenuto nel bagno di uno dei numerosi padiglioni del policlinico di Cisanello: l’uomo era riverso sul pavimento con una siringa piantata ancora in un braccio.
Un’overdose fatale che non ha dato all’uomo neanche la possibilità di chiedere aiuto. Lo aveva scelto lui il luogo appartato dove non avrebbe trovato testimoni o curiosi a disturbarlo per quell’iniezione cercata e voluta. Senza ritorno.
Aveva 48 anni, viveva nel comune di San Giuliano Terme, e la ruota della vita non è che avesse girato troppo dalla sua parte.
Un’esistenza difficile, una figlia di 18 anni travolta dalla perdita del padre in circostanze drammatiche proprio in un posto dove si va per vincere le malattie. O almeno ci si prova. È toccato a lei andare in questura e sbrigare quella routine dolorosa per un familiare devastato da un lutto.
L’autopsia ha confermato l’overdose come causa di morte. Il rovello degli investigatori dalla squadra mobile diretta da Fabrizio Valerio Nocita è accertare se il 48enne sia entrato in ospedale con siringa e dose già in tasca o se qualcuno negli orari delle visite si sia presentato al suo letto per consegnargli il kit dall’effetto mortale.
Il sostituto procuratore Fabio Pelosi ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di morte come conseguenza di altro delitto. In pratica la polizia sta cercando chi potrebbe aver ceduto la dose di eroina, sul cui qualità sono in corso accertamenti, al 48enne che, dopo essere allontanato dalla sua stanzetta nel padiglione 31B, si è chiuso nel bagno per l’ennesimo buco.
L’ultimo di un vissuto travagliato con inciampi e delusioni senza mai liberarsi dai morsi senza sconti tossicodipendenza.
Gli inquirenti hanno sentito amici e conoscenti della vittima. Nel suo ambiente potrebbe arrivare la risposta alla domanda che è il cuore delle indagini.
Se e quando qualcuno è entrato in ospedale per consegnare lo stupefacente. Lo ha chiesto il 48enne con una telefonata esplicita nelle aspettative senza svelare il contenuto? O gli amici sapevano delle sue richieste prima di entrare in ospedale e si sono premurati di assecondarlo appena ricoverato? O lo aveva già con sé, sicuro che tanto in ospedale non sarebbe stato perquisito?
Quesiti che, tra telecamere esterne al policlinico, riscontri nel giro della vittima e altri fronti sondati dai poliziotti, potrebbero ottenere una risposta per contestare un reato che nei casi di overdose è sempre dietro l’angolo.
Ma stavolta la morte per droga non è arrivata per strada e in un’auto riparata alla vista dei passanti. È successo in un’ospedale tra i più avanzati a livello nazionale. È accaduto anche perché il bisogno di darsi l’ennesima scarica di stupefacente è stata più forte di qualunque precauzione nel caso in cui avesse avuto bisogno di aiuto. E alla fine è morto da solo, senza fare rumore. —
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