Toscana
Difendiamo il reddito di cittadinanza: questo strumento resta il futuro del welfare
Caro Direttore, gentili lettrici e lettori.
Abbiamo deciso di scrivere questa lettera dopo aver letto un articolo, pubblicato sul Tirreno (giornale e sito internet), riguardante la misura del Reddito di Cittadinanza (RdC).
A nostro avviso è ancora presto per trarre le conclusioni sul reddito, ma possiamo analizzare insieme qualche dato. I dati presentati dall’IRPET dimostrano che se comparato con il Reddito di Inclusione (REI), la misura raggiunge un numero maggiore di cittadini toscani (circa il 60 per cento di chi versa in uno stato di indigenza) ma risulta anche essere più incisiva nell’allontanare la distanza dei beneficiari dalla soglia di povertà.
Entriamo però nel dettaglio. Sono oltre trentunomila i nuclei familiari beneficiari del RdC in Toscana. Di tutti i beneficiari circa 16. 500 persone non sono state ritenute idonee al percorso di inserimento lavorativo perché non possono o non sono in grado di lavorare. Parliamo di disabili, malati, donne in stato di gravidanza, madri o padri con responsabilità di curare figli minori di tre anni, disabili o anziani non autosufficienti. Parliamo quindi di un aiuto, una mano tesa dallo Stato a chi ne ha bisogno.
Parliamo adesso dei risultati lato politiche attive del lavoro. Parlare di “reddito da divano” è profondamente ingiusto. Ci sono quasi diecimila beneficiari toscani che hanno già firmato il patto per il lavoro e che sono in cerca di occupazione. Come scritto però l’articolo sceglie di concentrarsi su quei 943 beneficiari, poco meno del 3% del totale, che non si sono ancora presentati ai Centri per l’impiego.
Anche nel caso in cui l’ipotesi avanzata dall’articolo fosse corretta e cioè che questi individui non si siano presentati perché non disposti a firmare il patto per il lavoro questo non renderebbe meno giusta, utile o efficace la misura del reddito di cittadinanza. Il rischio che alcune persone approfittino ingiustamente di uno strumento non elimina l’aiuto concreto che lo stesso dà e può ancora dare a tanti individui e famiglie, toscane e non. In ogni caso, come ricordato dall’articolo una soluzione c’è già: la legge prevede regole chiare e stringenti per chi non si presenta ai centri per l’impiego, con sanzioni che possono arrivare fino alla perdita totale dell’assegno e la restituzione di quanto preso indebitamente o al carcere, per chi ha truffato lo Stato.
Il reddito di cittadinanza rappresenta il futuro del welfare e delle politiche attive del lavoro. Siamo pronti a correggere il tiro, ma siamo convinti che oltre i centocinquantadue navigatori appena arrivati in Toscana aiuteranno i cittadini ad inserirsi nel mondo del lavoro e avere una stabilità economica.
* Francesco Berti
è deputato M5S
Leonardo Apolloni
è ex assessore al Sociale
del Comune di Livorno
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