Il Tirreno

Toscana

Reportage

Lascia quel telefono: sotto la nebbiolina c’è un lago magico

Guido Fiorini
Lascia quel telefono: sotto la nebbiolina c’è un lago magico

Lungo l’Aurelia a Venturina ecco il Calidario caro a Etruschi e Romani. Era un “bottaccio”, poi una famiglia ha... riscoperto l’acqua calda  

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Mi dicono che tutto dipenda dal monte Amiata, vulcano spento da migliaia di anni, che pure è distante alcune decine di chilometri in linea d’aria. L’acqua calda, a 36 gradi costanti, 12mila litri al minuto, arriva dal sottosuolo fino all’antico Bottaccio, in località Caldana, e chissà perché si chiama così, e forma un laghetto di 3000 metri quadri.

A sera, quando arrivi dall’alto, è dominato da una nebbiolina leggera, che rende magica l’atmosfera. Quasi irreale.

Ma forse, questa magia del Calidario, dipende di più dal coraggio di Giuseppe D’Onofrio, ex cavatore di marmo di Gesualdo, in provincia di Avellino, che comprò il Bottaccio con 15 milioni di lire. In paese, a Venturina, lo prendevano in giro. Lì c’era una cartiera, l’acqua la usavano per la produzione.

Eppure già gli Etruschi e i Romani qui ci venivano per fare le terme, complice la vecchia Aurelia, che corre proprio a due passi.

«Mio padre – dice Luca D’Onofrio, uno dei figli – capì che qui tutto poteva tornare all’antico splendore». L’acqua calda sgorgava copiosa e il mestiere di cavatore lo consigliò di ricoprire il fondo del laghetto di piccoli ciottoli, tondi e “morbidi” sotto ai piedi. Perfetti per camminare con l’acqua fino alle spalle.

Fu il primo passo per completare l’opera iniziata dai Della Gherardesca nel XIII secolo e poi dai Medici, tre secoli dopo, che crearono la “fossa calda” e trasformare quel Bottaccio fumante nel moderno e accogliente stabilimento termale di oggi, unico nel suo genere. «Questa zona è ricca di storia – racconta Massimo D’Onofrio, l’altro figlio di Giuseppe –. Pensa che a pochi metri dal Calidario abbiamo trovato un’ antica Torricella Caldana edificata dai romani con un’iscrizione: “Ad onta dei seguaci di Galeno dona salute a Venere e Mercurio, ignea vena che mi stilla in seno”. Noi stiamo portando avanti qualcosa che già esisteva duemila anni fa. E lo facciamo con lo spirito di nostro padre e la razionalità di oggi».

Qui è bello se ti immergi nel laghetto soprattutto nei mesi meno caldi, quando la differenza fra l’aria e l’acqua si fa sentire.

L’acqua delle sorgenti naturali ti avvolge quasi come miele tiepido, regalando pace e relax. Le acque sono particolarmente ricche di solfati, calcio, cloruro e magnesio e sono indicate per la pelle e le ossa. E qui si fanno anche fanghi e cure inalatorie.

Certo chi viene al Calidario cerca anche il benessere personale, a partire dai massaggi con i prodotti termali e i trattamenti sensoriali. Così è soprattutto quando percorri il “Thermarium” che stacchi la spina e ti dimentichi anche di guardare il cellulare, anzi lo butteresti nel laghetto. Massimo non nasconde l’orgoglio. «Qui molti vengono proprio per questo – dice – , per attraversare le varie fasi. Partono dal “laconicum”, dove il corpo si depura in ambiente caldo e secco, proseguono nel “calidarium”, dove si espellono le tossine con un ambiente caldo e umido, il “frigidarium”, con le docce fredde e emozionali affiancate da cromoterapia e poi con il “tepidarium”, dove si nuota in acqua tiepida con cascate di acqua e idromassaggio e si ritrova il proprio equilibrio».

Accanto alla fonte termale Luca e Massimo hanno creato un resort e il ristorante Aqvolina è fra i migliori della zona. E dopo aver nuotato nel laghetto termale (ripescando il cellulare) e percorso tutto il “thermarium”, una buona cena è il finale perfetto. —
 

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