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Da Calci a Caprona. Roan Johnson: «La Pisa che amo non è la Torre guardata in fretta»
Il regista, babbo inglese e mamma lucana non ha dubbi: «la mia nazionalità “spirituale” è toscana»
Uno sguardo speciale. Perché è un regista italiano della generazione dei quarantenni, giovane quanto basta per avere una visione matura e al tempo stesso sbarazzina della realtà. Perché vive gran parte dell’anno in Toscana, in un angolo della Pisa più pittoresca. Perché è nato a Londra da padre inglese e madre italiana (di Matera) e l’amore per le nostre terre è una questione di famiglia visto che quando lui era piccolo sono i genitori che hanno scelto di vivere qui, con il mare, la campagna e anche i monti a portata di mano.
Insomma Roan Johnson - che ha diretto film (il suo “Piuma” è stato tra le opere in concorso al festival di Venezia) e serie tv di successo (basta nominare il “Il Bar Lume” e si contano subito eserciti di fan e ci sono anche i film tv tratti da romanzi di Camilleri) - è una guida perfetta per andare alla scoperta di una Toscana fantastica ma non scontata, paesaggi da cartolina in 3D, terra di location strepitose da film, luoghi noti da ri-scoprire e scoperte da valorizzare.
Partiamo da Pisa. La sua città e anche la città dove sono ambientati due dei suoi film, “I Primi della lista” e “Fino a qui tutto bene”. Una città che consiglierebbe a un turista esigente?
«Pisa è una città bellissima, inutile dirlo. Non a caso mio padre, quando si trattò di decidere dove gettare le basi, scelse di insegnare qui, all’università di Pisa. Bisogna dire che i pisani, come i livornesi, potrebbero fare di più per il turismo e non limitarsi a “impacchettarli”, facendoli “pascolare” in fretta e furia nel prato di piazza dei Miracoli e poi via, perché alla fine non li vogliono troppo tra i piedi. Un peccato perché questa è una città da vivere, scoprire, e lo sono anche i suoi dintorni».
Come possono il cinema, le fiction, promuovere un territorio, farlo crescere?
«La narrazione cinematografica è comunque un modo di dar voce a una città, a un territorio. Farne scoprire aspetti magari mai messi in evidenza. Ma il cinema può anche migliorare un luogo. Mi ricordo che durante la lavorazione del film di Mazzacurati “L’amore ritrovato”, tanti anni fa, il grande fotografo Bigazzi fece sostituire le luci dei lampioni del lungarno. Erano bianche, fredde. Le volle gialle, calde. Ecco da allora sono rimaste così, e lo scenario ci ha guadagnato moltissimo».
In “Fino a qui tutto bene” ha voluto dichiarare in qualche modo l’amore per Pisa, per i suoi dintorni?
«In parte i dintorni sono stati una scoperta anche per me e sono felice che in alcune scene si possa godere della bellezza di alcune zone magari meno conosciute, il Monte Serra, Santallago, i Monti Pisani, la via che va da Calci a Caprona, bellissimo verso Campo. Paesaggi che si intersecano, la montagna, la campagna, e il mare che non è poi così lontano. Poi c’è Pisa. Con luoghi come gli antichi bagni pubblici sotto Banchi che sono unici. I lungarni con le postazioni per vedere il tramonto, uno spettacolo. E il percorso sulle Mura, una prospettiva incredibile. Dalla casa dove abbiamo girato “Fino a qui tutto bene”, che si trova dietro la Sapienza, c’è una vista stupenda. Credo che la città abbia infiniti angoli magici, basta girarla con curiosità...».
Con “Il Bar Lume” invece si passa all’Isola d’Elba... Altro turistificio. Con la sua cinepresa ha scoperto anche qui dei gioielli fuori dalle solite rotte?
« “Il Bar Lume” mi ha dato davvero la possibilità di esplorare questo territorio, di godermelo anche. Intanto Marciana Marina che è bellissima, ma il Monte Capanne, alle sue spalle, è un prodigio della natura. Una montagna così grande su un’isola relativamente piccola, e da lassù si vede il mondo, tutta l’isola a 360 gradi, e l’arcipelago, persino la Corsica se si è fortunati. E poi c’è la cabinovia, così vintage, così caratteristica, con quei cestelli gialli».
Sulla cabinovia avete girato delle scene?
«Si scene dell’episodio “Il telefono senza fili”. Di notte, c’è uno scambio di denaro, un riscatto, tra due personaggi. Eravamo solo noi, davvero suggestivo. E sono suggestive anche le miniere, sono luoghi che merita visitare».
Di set in set siete arrivati anche a Pianosa per girare “La Loggia del Cinghiale”...
«Quest’isola è davvero un paradiso, un luogo unico con delle ricchezze storiche e naturali incredibili, sembra uscito da una fiaba eppure è un carcere, la natura è selvaggia, il paese disabitato, sembra di essere su un altro pianeta. Le catacombe, il vecchio villaggio. Edifici abbandonati che sembrano installazioni extraterrestri. Abbiamo dormito sull’isola, un’esperienza indimenticabile. Sappiamo che l’isola, per fortuna, ha un accesso per turisti a numero chiuso. Ma vale davvero la pena, un luogo così resta nell’anima».
Insomma quel giorno che babbo Anthony e mamma Rosanna hanno deciso di farla crescere a Pisa è stato un bel giorno...
«Sì, li ringrazio sempre. Anche ora che per lavoro trascorro molto tempo a Roma non vedo l’ora di tornare a Pisa: qui ho iscritto i miei bimbi a scuola, speriamo di reggere il pendolarismo. Sono nato a Londra, è vero, ed è una città dove torno volentieri ogni tanto. Ma la mia “nazionalità” spirituale è toscana». —
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