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Mps, rosso da 1 miliardo. Morelli: "Banca rimessa in piedi"

Paolo Algisi
La sede di Mps a Siena (foto Ansa)
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La sede di Mps a Siena (foto Ansa)

L'Ad potrebbe lasciare, ipotesi Natale. Corsa tra Blackstone e Ardian per l'acquisto di alcuni immobili di pregio

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Mps chiude i conti del 2019 con una perdita di 1 miliardi di euro. Il risultato è stato condizionato dalla svalutazione per 1,2 miliardi delle dta, le attività fiscali differite, il cui valore è stato ricalcolato dopo la reintroduzione, con la manovra finanziaria, dell'Ace, che riducendo le aliquote fiscali future incide sul valore di recupero di questi crediti fiscali.

La gestione industriale ha prodotto un risultato operativo netto di 323 milioni (+3,3% sul 2018), contenendo il calo dei ricavi del 2%, a quota 3,22 miliardi, "nonostante i vincoli del piano di ristrutturazione", e limando i costi del 2,6% a 2,29 miliardi e le rettifiche di valore del 2,2% a 611 milioni. Ma margine di interesse (-13,9%) e commissioni (-4,8%) hanno sofferto, solo in parte compensati da una gestione finanziaria che ha beneficiato delle plusvalenze sulla vendita di Btp e della rivalutazione delle quote in Sorgenia e Tirreno Power.

Al termine del suo mandato, che scadrà in aprile, l'ad Marco Morelli è soddisfatto della strada percorsa. "Abbiamo fatto ciò che doveva essere fatto e forse anche meglio", afferma agli analisti sottolineando come, dalla fine del 2016, la banca abbia ridotto i crediti deteriorati da 46 a 12 miliardi, aumentato l'indicatore di solidità patrimoniale Cet1 dall'8,2% al 14,7%, aumentato la liquidità, tagliato i costi e da ultimo riavviato l'attività commerciale, facendo ripartire impieghi e depositi, pur tra gli "stringenti" vincoli del piano di ristrutturazione.

Recuperate "credibilità e dignità" e la capacità "di finanziarsi sul mercato", come dimostrano le recenti emissioni di bond, per tornare un banca 'normale' Mps dovrà fare ancora un passo avanti nel derisking. Da mesi il Tesoro sta negoziando con la Ue le modalità di cessione di una decina di miliardi di npl ad Amco. "Aspettiamo indicazioni" ha ribadito Morelli, che spera così di chiudere una volta per tutte il capitolo 'pulizie', necessario a rendere Mps appetibile e consentire l'uscita del Tesoro dal capitale. Intanto la prossima settimana, il cda deciderà l'acquirente, tra Blackstone e Ardian, di alcuni immobili di pregio, per i quali ha ricevuto offerte vincolanti "ben al di sopra" del book value.

Ma chi guiderà la banca il prossimo triennio? "Con la scadenza naturale del mandato è giunto il momento di tirare una linea ed io spiegherò quello che la banca ha fatto, la mia posizione e a quel punto il ministro esprimerà il proprio parere e la sua visione sulla nuova formazione del board", ha detto Morelli ribadendo che la sua poltrona è nella disponibilità del Mef. Il banchiere, che ha nel suo curriculum esperienze sia nella banca commerciale che nell'investment banking, potrebbe considerare concluso un ciclo e dedicarsi a nuove esperienze, forte di un profilo internazionale, nonostante l'apprezzamento di cui gode in Bankitalia. Tra i possibili successori, circola il nome di Marina Natale, ex Unicredit e ceo di Amco.

In Borsa il titolo ha perso l'1,65% a 1,79 euro. Equita ha parlato di "una perdita sopra le attese a causa di un margine di interesse e di commissioni significativamente più bassi e di un costo del rischio più alto". Mentre Dbrs Morningstar ha messo in luce "i significativi progressi del piano di ristrutturazione nel 2019" testimoniati dalla riduzione degli npl, dal controllo dei costi e dal rafforzamento del capitale.

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