Sicurezza
Sulla gara da 4 miliardi è guerra fra Rossi e Giani
Il governatore vuole assegnare il servizio alla cordata francese che ha vinto; invece il candidato alla presidenza si schiera col consorzio toscano che ha perso
FIRENZE. «In ritardo e fuori contesto, la proposta di One e Mobit non è accettabile» dice il presidente (escente) della Regione Enrico Rossi (Pd). «No, la proposta è condivisibile», ribatte il candidato presidente, sempre Pd, Eugenio Giani. Mentre il presidente di Mobit, Giuseppe Gori, replica a Rossi: «Il governatore è inesatto, mal informato e senza voglia di riaprire il confronto». È il caos sul trasporto pubblico locale, un appalto da 4 miliardi per 11 anni di servizio su tutto il territorio persa dalle aziende toscane (che non si rassegnano) e vinta da un colosso francese.
Mobit, il consorzio che riunisce le 7 aziende toscane del trasporto pubblico locale, vuole cedere «gradualmente» il servizio ai francesi che hanno vinto la gara nel 2016 e ancora non hanno gestito un bus in Toscana. È questa la condizione che hanno posto per far cessare i contenziosi. Altrimenti, anche se dovesse andare male la prossima battaglia la Tar, Mobit ricorrerà (ancora) al Consiglio di Stato. La Regione guidata da Rossi, al contrario, vuole accelerare l’assegnazione dell’appalto a chi l’ha vinto: i francesi. Giani, invece, che i voti per diventare presidente li deve chiedere in Toscana vuole accogliere la proposta di Mobit. Mentre Autolineee Toscane, la partecipata della francese Ratp data per vincente dalla Regione, osserva.
La Regione rigetta la proposta di One (la consortile che ha gestito il contratto ponte in attesa del definitivo) e Mobit perché «è stata avanzata per la prima volta solo lunedì sera. Nei molti mesi di costanti confronti presso questo ente tra Autolinee Toscane e One e Mobit sul tema del subentro non vi è traccia della suddetta proposta». Dunque troppo tardi. «L'esito della gara ha previsto esclusivamente il trasferimento dei beni essenziali per lo svolgimento del servizio dal gestore uscente al subentrante e non invece la cessione dell'intero complesso aziendale». Mobit replica: «Il governatore è mal informato: il percorso individuato da Mobit risulta in linea con la procedura di gara e rispettoso delle regole di legge e della gara. Quanto frettolosamente affermato da Rossi è pertanto, oltre che inesatto, indice della mancata volontà di aprire un tavolo di confronto che consenta agli enti ed alle aziende di procedere nell’iter di gara con le migliori garanzie per la continuità del servizio e il rispetto di tutti gli utenti del trasporto pubblico toscano e dei 5.500 lavoratori del settore». Per il presidente di Mobit Gori «Rossi ha l'ossessione di chiudere la gara. Mette fretta, ma ci vuole calma con una gara da 4 miliardi». Gori invita Rossi al rispetto dei tempi giudiziari «ed è inutile che Rossi parli di voler già stipulare il contratto con Autolinee Toscane. Lo decidono i giudici chi ha vinto la gara. Non la Regione». Per Gori, dunque, bisogna aspettare la sentenza del Tar del 26 febbraio, quando il tribunale si esprimerà sulla seconda aggiudicazione della gara del 3 maggio 2019. E comunque si preparano già le carte bollate per il Consiglio di Stato. La vera partita finale dunque si giocherà a fine anno. Mobit e One però fanno anche una proposta. Dice che è disposta ad accettare l'esito della gara ma a suo modo: «Ci va bene il passaggio in continuità. Sì all'affitto dei rami d'azienda. Sì al passaggio delle quote societarie e alla condivisione del servizio di mobilità con una società che esce e l'altra che entra», spiega il presidente di One Andrea Zavanella. No dunque alla cessione delle società a pezzi. Rossi risponde picche. Giani invece si smarca: «Abbiamo due priorità in questa fase: garantire la qualità del trasporto pubblico locale in continuità e tutelare il personale. È auspicabile non disperdere il know out maturato finora. Per ciò credo che la proposta avanzata da One sia un percorso condivisibile». Anche perché le elezioni regionali sono dietro l'angolo. —
Samuele Bartolini
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