Il Tirreno

Toscana

il retroscena nel centrodestra 

Salvini in alto mare in Toscana «La scaricherà su Forza Italia»

Mario Neri
Salvini in alto mare in Toscana «La scaricherà su Forza Italia»

I leghisti ormai arresi all’idea che il capo molli la regione al Cav per la Puglia Crescono i mugugni. In Fi sfida fra Mugnai e Mallegni. Meloni stoppa Ceccardi

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Anche i sovranos toscani si sarebbero arresi, acconciati, piegati all’idea di digerire l’indigeribile, perché «meglio l’orticaria che un fuoco di Sant’Antonio», dice un parlamentare lombardo vicinissimo a Matteo Salvini. Meglio ingoiare un rospo adesso che da un rospo venir ingoiati dopo. Insomma, i leghisti sono sempre più convinti sia meglio lasciare la candidatura alla peggior amica Forza Italia che la regione al Pd, o peggio ancora perdere una regione su cui hai imposto il marchio e con lei veder sfumare la ragione sociale del successo di questi anni: la forza del leader e la sua parabola ascendente.

«Dopo l’Emilia, un’altra sconfitta in una roccaforte rossa rischierebbe di offuscare la goldenshare del Capitano sul centrodestra, già appannata dalla botta, dall’effetto citofono e dal malumore crescente dentro il partito», confidano alcuni degli strateghi della Lega. «Se ha cambiato idea e vuole rivedere la ripartizione dei nomi dei candidati governatori chiuda alla svelta con Berlusconi e Meloni, puntiamo almeno ad assicurarci il Veneto, la Liguria e sfondiamo al sud», avrebbero fatto sapere le truppe del Nord irritate dai tempi lunghi della scelta, soprattutto i veneti di Luca Zaia, il super-governatore che aspetta solo il via libera per partire con la campagna elettorale ed «asfaltare» ancora i dem.

Per questo a metà mattinata sembra quasi provvidenziale il cazzottone di Giorgia Meloni: «Il nome di Susanna Ceccardi non è mai stato fatto in nessun tavolo, non è mai stata una candidatura in campo», dice la leader di Fratelli d’Italia. «La Toscana – prosegue – non è una regione in cui abbiamo definito le cose e dobbiamo rivederci». Quando? Non prima di venerdì, dato che lei è in visita negli Stati Uniti per un Bannon tour. Ma si capisce che non cederà senza battersi alla nuova linea Salvini sulle regionali.

L’ex ministro dell’Interno, all’indomani della botta emiliana, si sarebbe convinto a dare l’assalto al sud e alla Puglia e a cedere la Toscana agli alleati. «Fitto non è l’uomo giusto per vincere contro Emiliano», confida da giorni a Giancarlo Giorgetti e agli uomini dell’inner circle leghista.

Del resto, i mugugni stavano montando. «Basta candidati ruspisti, in stile Borgonzoni, rischiamo di spaventare e risvegliare gli elettori di sinistra finora rimasti a casa. Cerchiamo gente dentro il sistema non che provi a scardinarlo». Un guaio, perché il Capitano da settimane sulla Toscana sarebbe in standby. È stato lui, in fondo, a sfilare Ceccardi dalla corsa («Susanna è bravissima in Europa, resta lì») e pure uno dei nomi forti fra i papabili, il sindaco grossetano Antonfrancesco Vivarelli Colonna ora tituba, tentenna, pencola a causa della cenciata. In pratica, nessuno citofona a Matteo, nessuno smania dalla voglia di immolarsi per Salvini. Tanto che si sarebbero dileguati, o quasi, anche un paio di civici scovati fra associazioni di categoria “amiche” .

Così «uscire dalla Toscana» e il refrain su Fitto sono stati metabolizzati come imperativi anche dalle truppe parlamentari. «Non c’è dubbio, lo scacchiere delle candidature va ridiscusso. E noi faremo valere il nostro peso - confida un big ai vertici del partito toscano - L’ultimo sondaggio sul Veneto quota Zaia sopra al 50%. Da solo». Tradotto: se Giorgia tira troppo la corda con Matteo e punta i piedi al sud, rischia di rimanere a bocca asciutta al nord. Così anche i Fratelli d’Italia toscani sarebbero già pronti al piano B.

Se dovessero rinunciare alla Puglia, potrebbero doversi “sacrificare” in Toscana e a quel punto valutare chi fra il deputato Giovanni Donzelli e il sindaco pistoiese Alessandro Tomasi potrebbe avere più chance di battere Eugenio Giani. Oppure rivendicare la Campania, dove schierare Edmondo Cirielli. A cascata Forza Italia, ormai sull’orlo di una atomizzazione dei consensi, dovrebbe accettare la sfida in Toscana. «Altrimenti Matteo fa saltare tutto e corre da solo in Veneto e magari anche qui», dicono i suoi. E in regione da noi è già successo nel 2015. E non fu un successo per uomini e donne del Cav. Su chi si orienterebbero gli azzurri? Per ora sono a un bivio: da una parte c’è Stefano Mugnai, deputato e coordinatore regionale; dall’altra il senatore versiliese Massimo Mallegni più volte auto-candidatosi a candidarsi. Entrambi Carfagna-friends, moderati, non certo duri e puri della destra. «Io mi occupo di altro - dice Mallegni - sto preparando un ddl che presenterò in conferenza stampa, perché tutti parlano dell’epidemia da coronavirus, ma nessuno degli effetti economici devastanti che sta creando». Anche se poi, fra i fedelissimi del Cav e i meloniani, circola anche una teoria uguale e contraria: e cioè che né la Meloni né Berlusconi cederanno a Salvini le “loro” regioni. E che Matteo ormai sia all’inseguimento di Giorgia, tanto da doverla rincorrere perfino nella costruzione della sua mitografia sovranista, visto che ieri pure lui s’è incontrato con Orbàn (anche la Ceccardi ha postato un selfie con la Le Pen da Bruxelles). Perfino lo stop di Meloni all’eurodeputata di Cascina sarebbe una tattica e servirebbe e rimetterla in campo, poiché quando Salvini chiederà la Puglia, lei potrà impuntarsi su Fitto costringendo lui a rivendicare un suo marchio in Toscana, appunto l’ex sindaca. «Insomma - ghigna un forzista - alla fine dovrà sorbirsela lui la rogna». —

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di Redazione web