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Toscana

La bufala sanitaria corre sul web, l'ultima è sul coronavirus "nato per i vaccini"

Marco Sabia
Pier Luigi Lopalco
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Pier Luigi Lopalco

L’allerta dell’epidemiologo Lopalco, docente dell'università di Pisa: «Con 30 account Twitter e le parole chiave giuste la fake news diventa virale» 

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PISA. Negli ultimi giorni gli è capitato di leggere di tutto. Anche di persone che vorrebbero curarsi dal coronavirus con l’urina. Da quando è esplosa la paura di infezione sui social viaggia ogni tipo di bufala sanitaria. Della materia il professor Pier Luigi Lopalco, epidemiologo, docente dell'università di Pisa è un esperto. La studia da anni. Ci dovrebbe essere avvezzo. Una certa reazione, però, l’ha provata quando ha letto dell’urina che sconfigge le tossine.

Una fake news sanitaria da podio. Pericolosa come un’ epidemia. E, in effetti, la fake news sanitaria (coronavirus a parte) è come un’epidemia, che non si diffonde nel mondo reale ma in quello virtuale: le bufale online- soprattutto se riferite a sanità e salute – si infilano nei meandri del web come un virus estremamente contagioso. Non servono né la saliva né il sangue per far diventare virale una fake news: possono bastare i giusti hashtag inseriti da pochissime persone per trasformare in verosimile qualcosa che non ha alcuna evidenza scientifica. Una balla, insomma. A Pisa, all’interno della Sezione Igiene dell’università, il professore di Igiene e Medicina Preventiva Pier Luigi Lopalco, studia con i suoi colleghi come si scatenano le “epidemie” di fake news per fornire alla cittadinanza delle informazioni chiare e semplici in un contesto - il web - dove si può leggere tutto e il contrario di tutto.

Professore, come nasce una bufala su internet?

«Capire questi meccanismi fa parte delle attività della sezione di Igiene dell’università di Pisa da me diretta. Abbiamo notato – ad esempio col coronavirus – che può bastare una singola persona che muove 20-30 account falsi su Twitter usando gli hashtag giusti per far diventare virale una bufala in 48 ore. In questo caso - è successo negli Stati Uniti – si sosteneva che questo nuovo virus fosse stato creato ad hoc per venderci il vaccino. È una bufala, ma basta un gruppo sparuto di persone per farla girare in tutto il mondo».

Le bufale sono “contagiose”?

« Sì, il meccanismo è simile a quello di un virus, che si propaga a partire da un piccolo gruppo di persone. Queste notizie false poi diventano particolarmente virali nei gruppi di complottisti e antivaccinisti, per poi invadere la rete. Il problema è che sono tecnicamente dettagliate: quindi nostro compito è di fornire ai medici in prima linea le risposte giuste da dare all’utenza che magari ha letto sul web che nei vaccini ci sono residui di dna fetale».

Come si fa capire alla gente che si tratta di fake news?

«Oltre a dare informazioni esatte e dettagliate a chi avanza dubbi, il nostro materiale deve essere facilmente consultabile in rete. Se su un determinato argomento si trova una miriade di riferimenti al mondo no-vax, ci deve essere in bella evidenza anche la spiegazione del ministero della Salute, che fa chiarezza».

Quali sono le bufale più diffuse?

«Quelle sui vaccini, ad esempio. Si parla dal legame autismo-vaccini da decenni, che non è mai stato dimostrato. Eppure se ne continua a discutere e ciclicamente torna alla ribalta. Poi la presenza di metalli pesanti o di dna fetale nei vaccini , mentre negli Usa è molto diffusa la cosiddetta “Lotus Birth”, la nascita consapevole: il neonato dopo il parto non viene separato né dal cordone ombelicale né dalla placenta, con gravi rischi di infezione. Poi c’è chi rifiuta la chemioterapia – decisiva in molte forme tumorali – per optare per cure naturali o di altro tipo che non hanno valenza scientifica. Tantissime bufale, infine, riguardano le diete: pensare di dimagrire senza abbassare l’apporto calorico».

Ma è possibile convincere un no-vax?

« No. Chi è complottista troverà sempre qualcosa a cui attaccarsi. Quando io mi sono fatto fotografare mentre mi facevo vaccinare ho subito sui social attacchi dal mondo no-vax nei quali si sosteneva che mi sarei fatto iniettare il vaccino con una siringa senza ago. Quello che possiamo fare è fornire informazioni chiare e investire sulle future generazioni, partendo dalle scuole».

Alla frase “L’ho letto su Google” come reagisce?

«Su Internet possiamo trovare di tutto, dal discorso da bar a quello da premio Nobel. È fondamentale sapere distinguere le fonti e capire quelle autorevoli, perché la scienza è un processo lungo e costante frutto di innumerevoli evidenze e verifiche. Le faccio una domanda: se la sua auto si rompe lei chiama il meccanico o l’idraulico? Ecco, anche con la salute dovrebbe essere così, dovremmo fidarci di chi ha studiato e fa questo mestiere».

Oggi i medici sono diventati influencer: è un bene o un male?

«Se serve per far passare dei giusti concetti, ben venga. Ad esempio: il collega infettivologo Roberto Burioni è stato spesso attaccato ma è stato grazie a lui se si è iniziato a parlare di vaccini nella maniera giusta, così come oggi si discute di omeopatia». Lei è un epidemiologo: dobbiamo avere paura del virus cinese?

«Al momento è sufficiente non andare in Cina e seguire i consigli dettati dal buon senso, come starnutire e tossire nel gomito, anziché nelle mani. Oltre a lavarsi e disinfettarsi le mani spesso. C'è da dire che siamo in una situazione di estrema allerta: in Cina è coinvolta un’area con più o meno la popolazione di tutta l’Italia, che sta affrontando una situazione inaspettata e critica, compiendo uno sforzo enorme».

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